Si conclude domenica 20 la mostra “Com’eri vestita?” presso Palazzo Tupputi

Si conclude domenica 20 la mostra “Com’eri vestita?” presso Palazzo Tupputi

20 Ottobre 2019 0 Di Antonella Salerno

Lo stupratore non è mai giustificato, nemmeno quando la donna indossa abiti succinti. Com’eri vestita? What were you wearing? Survivor Art Installation è il titolo della mostra di abiti indossati dalle donne vittime di violenza sessuale, che potrà essere visitata a Bisceglie, presso Palazzo Tupputi, fino a questa sera, 20 Ottobre, dalle ore 17:30 sino alle 20:30.

 

L’ iniziativa e’ stata organizzata dal Centro Antiviolenza SAVE, Fidapa BPW Italy, Rotary Club, in collaborazione con il Comune di Bisceglie, Assessorato alle Pari Opportunità la Cooperativa Sociale Promozione e Solidarietà, e il CAV. Save.

La mostra in Italia realizzata dall’Associazione Libere Sinergie, ha come scopo quello di smontare i preconcetti che colpevolizzano le vittime di stupri, sensibilizzare la comunita’ in merito al tema, in una societa’ ancora troppo intrisa di violenza e di abusi sessuali.

Gli obiettivi della mostra sono: un intervento indiretto di “ cura” sulle vittime, in modo tale da realizzare e prendere consapevolezza che la violenza sessuale, non è stata causata dagli abiti che indossavano. Sviluppare una maggiore conoscenza del fenomeno e degli stereotipi che lo giustificano.

 

All’ inaugurazione svoltasi presso la Sala degli Specchi di Palazzo Tupputi, il 16 Ottobre scorso, è intervenuto il sindaco Angelantonio Angarano, l’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Bisceglie Roberta Rigante, la Vice Presidente Commissione Pari Opportunita’ Regione Puglia Lella Ruccia, la Presidente FIDAPA sez. di Bisceglie Mariarosa Basile, la Presidente Rotary Club sez. di Bisceglie Caterina Bruni, la Vice Presidente Cooperativa Promozione Sociale e Solidarieta’ Trani , Centro Antiviolenza SAVE Giovanna Capurso e la Psicologa CAV SAVE Gaetana Sotero

 

La domanda com’eri vestita, viene posta spesso in tribunale, alle vittime di violenza sessuale, quasi volessero sottointendere che se non avessero indossato abiti succinti e sexy lo stupro, non sarebbe avvenuto, pertanto, sarebbero soggetti disponibili, in tal modo si vorrebbe giustificare lo stupratore.

 

Lo stereotipo e’ che una donna per bene, non perde mai il cotrollo di se stessa, non deve rientrare tardi o bere alcolici. E’ reato di stupro, anche quando il sesso avviene senza il consenso, cio’ avviene spesso nelle mura domestiche. Nello stesso tempo occorre porre delle domande alle stesse donne, siamo pronte a superare tali luoghi comuni?

 

Sin da piccole, le bambine sono educate a non comportarsi come un maschiaccio, si racconta loro le favole, ma al principe azzurro, piacciono le donne emancipate? Comportandosi in questo modo, si permette di far annidare la discriminazione, le donne infatti, accettano la violenza domestica e psicologica anche nelle mura domestiche. In America c’e’ stato il movimento Me Too ma in Italia non ha avuto successo, la violenza avviene anche su posti di lavoro con lo stalking e sui social

La Regione Puglia, si e’ attivata per un piano di intervento, attraverso una delibera che ha raccolto fondi per le donne, che hanno subito violenza.

 

L’ unico modo per non subire violenza e’ quello di allontanarsi, perche’ il femminicidio non e’ gustificabile, cosi’ come il “delitto d’onore”, come avveniva un tempo in Italia.

Anche nelle giovani donne e’ radicata la paura di essere troppo sexy e il timore di essere osservate.

 

L’ avvocatessa Marinetta Di Gravina, operatrice del centro antiviolenza di Trani e Bisceglie SAVE

ha come obiettivo, un piano di sensibilizzazione attraverso la divulgazione nelle parrocchie e scuole, in modo che giunca a più persone possibili. La cooperaiva ha un filo diretto con le forze dell’ ordine, che ha permesso di salvare molte donne.

 

La Presidente della commissione per le pari opportunita’ dottoressa Lia Storelli, ha garantito il suo impegno grazie anche al gruppo di persone formate da consiglieri e assessori donne, in particolare con l’ ausilio dell’ Assessore Roberta Rigante e del Sindaco, quest’ultimo ha ringraziato le associazioni che consentono come nel caso della mostra, una comprensione maggiore su questi temi.

“ What Were You Wearing e’ una mostra promossa dall’ Universita’ del Kansas da un progetto di Jen Brockman e Mary Wyandt- Hiebert, esposta per la prima volta all’ Universita’ dell’ Arkansas dal 31 Marzo al 4 Aprile 2013, ispirata al poema “ What I was Wearing “ di Mary Simmerling.

 

L’ associazione Libere Sinergie replica l’iniziativa in Italia, contestualizzandola al nostro ambiente socio- culturale. Questo è un progetto di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne che parte da una domanda posta ricorrentemente a chi subisce molestie o violenza sessuale. “ Com’eri vestita?

La mostra e’ dedicata a Jessica Valentina Faoro, giovane ragazza di 19 anni uccisa a coltellate dall’uomo che voleva abusare di lei e alla quale si era ribellata.

 

Favorire l’ esposizione della mostra, consente di partecipare attivamente alla diffusione e alla divulgazione di informazioni contro gli stereotipi e contro la violenza sulle donne.

In Italia avvengono in media 15 violenze sessuali al giorno. Ben 7 vittime su 10 sono donne italiane. Si stima che il 35 per cento delle donne in tutto il mondo, abbia sperimentato violenza domestica fisica o sessuale da parte del partner o da parte di estranei a un certo punto della propria vita.

Per maggiori informazioni si può contattare Il Centro Antiviolenza SAVE della Cooperativa Promozione Sociale e Solidarietà di Trani, tel 0883.50 14 07 cell. 345 08 38 177 mail savetrani@virgilio.it Sede Via G.di Vittorio, 60 – Trani e a Bisceglie in via prof. M. Terlizzi 20.

 

Antonella Salerno

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