Aspettando il futuro. Sotto un manto di indifferenza, Bisceglie è una città che sta morendo

Aspettando il futuro. Sotto un manto di indifferenza, Bisceglie è una città che sta morendo

9 Novembre 2019 0 Di Pasquale Stipo

Non è passato molto tempo dall’ultima campagna elettorale che ha visto la nostra città tappezzata di manifesti elettorali e comizi con tante promesse di “svolta”.

Una nuova rappresentanza politica, sotto l’egida di una lista civica, prendeva in mano la nostra città, nominò una giunta di TALENTI e disegnò la città del futuro… con le quali avrebbe trasformato la nostra città, facendola divenire riferimento rispetto alle altre città vicine. Ambiente, Turismo e Manifestazione, Commercio ed Attività Produttive, Lavori Pubblici, Sicurezza, Mobilità Sostenibile e Viabilità, Urbanistica, Bilancio, Trasparenza, Innovazione, Pubblica Amministrazione erano le stelle polari, insieme a 5000 posti di lavoro promessi.

In verità diciamo, che in giro per la città di quanto promesso, in circa due anni si è visto bene poco: di certo i cittadini non hanno avuto il piacere di rendersene conto di quanto promesso.

Ormai, di certo il foglio sul quale erano state riportate tante promesse si è stropicciato a tal punto da strapparsi in più parti. Tutti sapevamo che la “svolta” non avrebbe prodotto gli effetti sperati, ma che si arrivasse a tanto non lo immaginavamo mai! Purtroppo gli amministratori di questa città, hanno prodotto e producono un mare di incompiute, una sorta di involuzione che i cittadini stanno  vivendo quotidianamente sulla propria pelle.

Ci si dica poi, in che modo è stato tutelato l’ambiente, i cittadini non se sono accorti! La famosa offerta turistica cosa ha prodotto, solo un proliferare del vuoto assoluto senza parlare poi della inesistente offerta culturale: ma esiste un assessore alla cultura? E che fa?

Che dire ancora in merito alla viabilità e manutenzione stradale, basta farsi una passeggiata per le vie della nostra città e rendersi conto che sono divenute impercorribili ed altamente pericolose, sia per la circolazione veicolare che pedonale, infatti la presenza ormai atavica di pavimentazione sconnessa, sistemata alla meno peggio, con rattoppi di varia foggia e di indubbio gusto, rendono anonima la nostra città.

Nella città dalle strade dai marciapiedi trasformati in percorsi ad ostacoli tutto è coperto da una coltre di sporcizia, sia che la benefica pioggia precipiti e pulisca le vie sia che il clima sia più benevole, una coltre spessa e pesante di indifferenza che blocca qualsiasi possibilità di movimento e di crescita umana e culturale.

Ormai siamo dinanzi ad una perenne ed eterna opera di sbando che nulla ha di costruttivo, non una rima a cui i posteri avrebbero potuto trovare un finale adatto ai tempi ed alle trasformazioni.

Una città che sembra ferma nel tempo e nello spazio in un freezer senza possibilità di riscatto.

E quanto accade viene cancellato in un attimo, chi amministra e chi vive nelle stanze del potere affronta i problemi del quotidiano come piccoli fastidiose inopportune sciocchezze, a cui non si può dare la giusta importanza e di cui non si deve fornire alcuna risposta precisa.

Mi viene voglia come cittadino di chiedere chi siamo noi per pretendere, chi siamo noi per chiedere chiarimenti, chi per chiedere servizi, spazi pubblici, strade pulite e vigilate, chi in fondo se non coloro a cui la Costituzione delega il potere e che trasferiamo in virtù di un principio di rappresentanza a terzi.

Ma è qui il segreto ed è qui che si annida il bandolo della matassa, possiamo continuare a lamentarci perdendoci in una inutile e lenta litania o forse non è arrivato il momento di pretendere il rispetto dei nostri diritti esercitando le nostre facoltà ed adempiendo a pieno i nostri obblighi e doveri.

Perché qui dobbiamo chiarirci se la politica ha le sue colpe, noi non siamo esenti da responsabilità gravissime, siamo colpevoli di indifferenza e  soprattutto di aver pensato che con l’arte dell’arrangiarsi avremmo potuto tirare a campare a tempo indeterminato.

Siamo colpevoli di aver pensato che la soluzione fosse la svolta quella famosa svolta che per la verità non c’è stata: abbiamo preferito nel segreto delle cabine elettorali, girare la testa altrove.

Oggi siamo colpevoli tutte le volte che giriamo la testa d’altra parte dinanzi ad una ingiustizia o ad un disservizio, tutte le volte che vendiamo e svendiamo il nostro voto in cambio di chi lo sa cosa.

Perché per cambiare una società si deve riscoprire il senso di comunità, ma soprattutto mettere in discussione tutte le nostre priorità, comprendere che non è l’IO al centro della nostra discussione, ma il NOI, e che soprattutto le opportunità, i sogni e le aspettative devono essere possibilità per tutti senza distinzione di appartenenza di classe o di censo.

Questa città si deve spogliare dalle logiche di casta, dalla cultura familiare e clientelare e scoprire il gusto della competenza, che è la chiave per la soluzione di tutti i mali.

Chi si assumerà per il futuro l’onere ed il peso di traghettare la città  fuori da questo mare di melma maleodorante di opportunismi e di poltrone, dovrà farlo  con coraggio e con la incoscienza di chi non si aspetta tornaconti personali, ma che è animato solo dalla voglia di realizzare il sogno di una generazione, quello di vedere piazze piene di gente, musica, bellezza ed arte, di vivere una città finalmente piena di cultura che sia di nuovo punto di riferimento di una comunità.

Si potrebbe continuare ancora per molto, ma per il momento preferiamo fermarci sperando che questi TALENTI facciano un passo indietro e lascino spazio a chi, di certo, peggio non può fare.
Per carità: fermi tutti! Non sfidate più di tanto la nostra Bisceglie.

 

PASQUALE STIPO

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