A Bisceglie l’armata Brancaleone: la maggioranza e i capponi

A Bisceglie l’armata Brancaleone: la maggioranza e i capponi

4 Dicembre 2019 0 Di Pasquale Stipo

Se fosse un film, il titolo sarebbe senz’altro ripreso dal capolavoro del 1965 di Mario Monicelli: L’armata Brancaleone. Poi magari bisognerà capire a chi assegnare il ruolo che fu di Vittorio Gassman ed a chi dare il posto di Gian Maria Volonté. Ma l’effetto generale è quello. Un insieme di personaggi molto diversi tra loro per idee e colorazioni, spinti ognuno da motivazioni diverse, senza un senso di squadra nel nome della Città. Il che rende tutto un’operazione scalcinata. Con una differenza. Nel film si respira, in qualche modo, un’aria di solidarietà, se non di eroismo e di valore. Che in questo caso manca completamente.

L’armata Brancaleone, neanche a dirlo, è quella che si è creata a Bisceglie e la bocciatura del bilancio da parte del TAR, ci sta facendo scoprire giorno dopo giorno la portata di questa armata. La logica (e magari anche il senso della politica) avrebbe suggerito un bel tutti a casa, superando per una volta quell’incomprensibile attaccamento alla calda poltrona per assicurare a Bisceglie un futuro amministrativo più sereno.

La maggioranza si incaponisce a sostenere un bilancio bocciato e  preferisce andare in avanti su di una strada tutta in salita ed il risultato è che, a meno di miracoli, Bisceglie sarà ancora più invisibile di quanto non lo sia ora sui radar del territorio della provincia e della regione.

Quando vado in giro, ormai la gente non mi domanda altro: «Secondo te quanto dura questa Giunta?». Saltando i convenevoli e andando dritto al sodo, vogliono sapere se l’attuale maggioranza riuscirà a mangiare il panettone e se, nel prossimo uovo di Pasqua, si ritroveranno la sorpresa di un nuovo assetto politico al governo della Città e di una maggioranza diversa da quella attuale. A tutti rispondo non solo che per immaginare il futuro ci vorrebbe una palla di vetro, di cui non essendo il mago Otelma ovviamente non dispongo, ma che per stabilire quanto accadrà bisognerebbe poter misurare l’istinto di sopravvivenza degli attuali eroi di Palazzo San Domenico. I quali, come i capponi a Natale, sono restii a finire in pentola, o per lo meno a concludere la carriera fuori dalle stanze del Palazzo e dunque, per scongiurare il destino che li attende, sono pronti a escogitare qualsiasi trucco, anche il più incredibile, pur di rimanere in sella.

Insomma, nonostante quel che si dice, e quel che qualcuno si augura, le elezioni ci saranno a breve o ci dobbiamo aspettare un eventuale lungo periodo di commissariamento, nel senso che non le darei per scontate in un immediato futuro come una election day di maggio come invece mi sembra che le diano molti osservatori. I quali ritengono che il logoramento della maggioranza sia tale da aspettarsi una veloce rottura dell’esile filo che tiene insieme “La Svolta”, un pot-pourri in pentola ed una Destra cittadina in cerca d’autore. Per quanto sembrano tubare insieme come colombi, gli allegri componenti dell’armata Brancaleone che ha occupato Palazzo San Domenico non hanno intenzione di disarmare in fretta: anzi..

Come ho avuto modo di dire altrove, tra le problematiche che affliggono in questi giorni la nostra “Armata” c’è il nodo del bilancio comunale il quale non sembra proprio che navighi in acque tranquille, che, per quanto sia stato usato come foglia di fico per giustificare una certa distrazione amministrativa, pare non essere al centro dei pensieri dei componenti la maggioranza. Basta solo mantenere la poltrona e per certi politici nostrani, mantenere la poltrona è cosa buona e giusta, ma  il calore che essa genera, fa evaporare immediatamente il senso di buona volontà che dovrebbe sostenere un buon politico.

Volere è potere dovrebbe essere la divisa di questo tempo, ci si accorge però che troppa gente che «vuole» piena soltanto di volontà (non la «buona volontà» kantiana, ma la volontà di ambizione); troppi incapaci che debbono affermarsi e ci riescono, senz’altre attitudini che una dura e opaca volontà, insistono a stare ancora sulle assi della ribalta. E dove la dirigono la volontà? Nei campi del nulla, molto spesso, che sono oggi i più vasti e ambigui, un West dove ognuno si fa la sua legge e la impone agli sceriffi. Qui, la loro sfrenata volontà può esser scambiata per talento, per ingegno, comunque per intelligenza.

Così, questi disperati senza qualità di cuore e di mente, vivono nell’ebbrezza di arrivare, di esibirsi, imparano qualcosa di facile, rifanno magari il verso di qualche loro maestro elettivo, che li disprezza. Amministrano poi con avarizia le loro povere forze, seguono le mode, tenendosi al corrente, sempre spaventati di sbagliare, pronti alle fatiche dell’adulazione, impassibili davanti ad ogni rifiuto, feroci nella vittoria, supplichevoli nella sconfitta. Finché la Fama si decide ad andare a letto con loro per stanchezza, una sola volta: tanto per levarseli dai piedi.

Dunque, prima che dal feretro di una amministrazione incapace si levino miasmi capaci di ammorbare l’aria della Città e prima che sia apparecchiata la tavola del “consuolo”  è bene pensare che ci sono molti buoni motivi che concorrono a convincere i cittadini che la parola sia restituita agli elettori prima che si esaurisca l’opera di sfiancamento messa in atto dall’attuale opposizione che a dire il vero ne mastica di manuali circa il funzionamento della macchina amministrativa e vuoi per l’esperienza di Franco Napoletano e vuoi per quella di Francesco Spina. Ciò detto, e sgomberato il campo dalle aspettative di chi si augura una rapida soluzione da parte del Consiglio di Stato circa la vicenda bilancio, credo che Bisceglie, abbia davvero bisogna di una vera svolta che porti la città fuori dal pantano in cui giorno dopo giorno sta irrimediabilmente affondando. Oggi la Città è ferma, nemmeno l’ordinaria amministrazione può essere assicurata. Una Città non governata è sempre un fatto gravissimo. Immaginarsi ora, nel momento in cui  la crisi imporrebbe una guida ferma e consapevole. Qualcuno dovrebbe riflettere sull’  opportunità o meno per la Città di tirare a campare, anteponendo gli interessi di “ bottega” a quelli della comunità. Si dovrebbe riflettere  sulla  utilità di un Commissario che faccia quattro o cinque cose indispensabili per poi dare di nuovo la voce agli elettori.

 

 

Pasquale Stipo

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