Coronavirus, Carriera (Confcommercio): «Niente psicosi, viviamo la vita nella sua normalità»

Coronavirus, Carriera (Confcommercio): «Niente psicosi, viviamo la vita nella sua normalità»

4 Marzo 2020 0 Di ladiretta1993

Secondo gli ultimi bollettini diffusi i casi di coronavirus in Italia hanno superato abbondantemente i 1100 e anche nel resto del mondo la diffusione della malattia continua ad estendersi e per questo l’Oms ha rivalutato il rischio di diffusione globale da alto a “molto alto”. In Italia le misure di precauzione per evitare il diffondersi rapido della malattia sono state prese, specie nei primi giorni, senza un perfetto coordinamento tra regioni e governo centrale, cosa che ha creato una certa confusione e un aumentato senso di insicurezza nei cittadini, bombardati da una quantità di informazioni impressionate ma non sempre precise o attendibili. Del resto questa è la prima epidemia nell’epoca dei social, nel bene e purtroppo anche nel male.

 

Secondo lei sta facendo più danni il virus o l’effetto psicosi?

Purtroppo oggi non siamo in grado di dire quando questa emergenza terminerà e questa incertezza sta di conseguenza generando una grave crisi economica. Sono dell’idea di non lasciarci andare a particolari psicosi, ma piuttosto utilizzare le dovute cautele suggerite dall’OMS, che comunque dovrebbero far parte della normale quotidianità di ciascuno di noi. Un appello agli organi di informazione, nel fare particolare attenzione a ciò che viene comunicato, che può generare paura e mancanza di fiducia, e questi sono i due fattori che danno origine ai mancati consumi e investimenti. Quello che serve è tornare alla normalità e al buon senso, riportare ottimismo nei consumatori.

 

I danni sono limitati ad alcuni settori o a tutto il comparto commerciale?

Purtroppo sono tutti i settori ad essere compromessi in questo momento. Dal commercio, al turismo, cultura, eventi spettacoli, alla ristorazione e ai trasporti stanno venendo meno i fatturati. Apprendiamo di ora in ora che i viaggi verso l’Italia stanno sparendo dalle mete dei turisti stranieri, non sarà facile recuperare fiducia e numeri. Sono state rinviate Fiere ed eventi, mettendo in ginocchio tanti settori, dal dettaglio all’ingrosso. Certamente serve ora una strategia di rilancio di tutti i comparti e dell’immagine del Paese.

 

Confcommercio sta pensando ad un indennizzo per le attività commerciali per la perdita di fatturato?

Certamente, ma non possiamo perdere altro tempo. Come ben sa a volte passano mesi per l’approvazione dei decreti, considerata la mancanza di fatturati per le imprese per i motivi di cui ho accennato pocanzi, il credito d’imposta rappresenta solo una parte degli aiuti da fornire.

 

Cosa sta chiedendo Confcommercio al governo centrale?

In primis che vengano posticipate le scadenze fiscali e contributive principali per le imprese, chiediamo che si avvii urgentemente un confronto con l’intero sistema bancario, affinché venga posta in essere una moratoria dei mutui, in tutto il paese, non solo in alcune regioni. E poi uno dei problemi impellenti è quello dell’occupazione, che in questo momento sta venendo meno, le aziende in crisi non sanno come assolvere alle responsabilità nei confronti dei lavoratori, quindi chiediamo la cassa integrazione e il fondo di integrazione salariale per i micro e piccole imprese, che generalmente non ne usufruiscono, quindi prevedere un sistema di indennità per i lavoratori autonomi

State riscontrando anche problematiche rispetto alle attività gestite dai Cinesi in provincia?

La comunità cinese in Puglia è laboriosa. Sono 6.108 nell’ultimo censimento, il 4,4 per cento di tutta la popolazione straniera. In testa Bari e provincia (2.406), seguita da Lecce (1.079), Taranto (813), Foggia (728), Bat (632) e Brindisi (450). Molte attività hanno chiuso, temporaneamente, perché la gente non va, parliamo di ristoranti e qualche negozio.

Quali misure la Regione Puglia può mettere in atto per le imprese turistiche?

In tempi di emergenza quali quelli che stiamo vivendo, il turismo deve rimanere una leva importante per l’economia pugliese visto che natura, arte e cultura hanno baciato la Puglia, rendendola depositaria di un patrimonio inestimabile. Occorrerebbe per continuare a renderla attrattiva, pur nella particolarità contingente che stiamo vivendo e che comunque una qualche ricaduta negativa la farà registrare, perseguire una politica turistica che renda a perequare i costi, per un’offerta di servizi che sia di qualità e competitiva. Si potrebbe anche pensare ad un coordinamento su base regionale e provinciale circa l’orario di visita dei monumenti, garantendone una fruizione la più ampia possibile.

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