Assobalneari: «Col plexiglass i bagnanti si cucinano», stagione a rischio. E siamo il 13% del Pil

“Le spiagge e gli stabilimenti balneari saranno la miccia e la pietra focaia per far ripartire il turismo nel nostro Paese. Se fossimo stati a novembre, la ripartenza sarebbe stata dettata di più dalla montagna. Oggi, i luoghi che ti fanno riappropriare dell’equilibrio psicofisico messo a dura prova in questi mesi sono sicuramente la spiaggia e il mare”. È il pensiero di Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari Italia, Associazione imprenditori turistici balneari, in vista della stagione estiva condizionata dal coronavirus.

Il premier, Giuseppe Conte, ha sottolineato oggi che il settore del turismo è il più colpito dall’emergenza. Secondo lei?

Sono contento che si siano accorti che esiste il turismo. Perché, ad oggi, sono forse le prime dichiarazioni chiare e di comprensione del problema che sta manifestando il governo. Mi creda: in questi tre mesi non ho ancora visto nessuno che ha parlato in modo approfondito sul problema che ha tutta la filiera del turismo, che produce il 13% del Pil. Ci aspettiamo anche che ci sia una considerazione commisurata alla gravità della situazione.

Qual è la prima richiesta?

Assobalneari Italia chiede con urgenza e con forza la possibilità di interloquire con il governo per capire quali sono gli accorgimenti da mettere in campo, come poter allestire le nostre strutture. Se ci saranno da fare modifiche e investimenti, noi lo dobbiamo sapere. Siamo già in ritardo, arriveremmo in ulteriore ritardo e si comprometterà la stagione. Noi stiamo riallestendo le strutture grazie all’intervento di ordinanze regionali, perché il governo non ci ha mai dato indicazioni. Però non possiamo fare altro. Non appena è stata istituita la task force guidata da Vittorio Colao, ci siamo posti immediatamente come interlocutori. Ma non abbiamo avuto nessuna risposta né contatti.

Fra gli altri, c’è il problema della distanza degli ombrelloni…

Sì, ma chi è che la decide? Si sente dire da qualcuno sei metri, da altri due… Sono tutti salti in avanti che non servono a nulla. Ci vuole un interlocutore che debba dare un’indicazione precisa come è stato fatto sul distanziamento sociale nella prima parte dell’emergenza. Ma, se non c’è, quali previsioni possiamo fare? Se ipotizziamo che in una spiaggia prima ci fossero 100 ombrelloni, con un parametro ce ne starebbero 80, con un altro 50 e così via, per cui un imprenditore dice: “Non ho le condizioni neanche per poter aprire”.

Cioè?

Non solo i balneari, ma tutti siamo in una situazione disastrosa. Forse, l’unica cosa che funziona bene in Italia è la burocrazia. Comunque, noi tutti abbiamo il desiderio di aprire le nostre spiagge. Ma ci si deve parlare: si organizza una videoconferenza con le persone preposte su indicazione del governo e noi ragioniamo.

Insomma, agli italiani costerà di più andare in spiaggia? R. Noi ci auguriamo proprio di no. Se noi riusciremo ad avere delle risposte che ci mettano in condizione di lavorare, pur sopportando dei sacrifici, come Assobalneari Italia stiamo dando l’indicazione di tenere i prezzi il più possibile immobili. Però poi ognuno nella propria azienda deve fare i conti con la tipologia di spiaggia e i servizi che si devono offrire. Tenga conto che noi avremo dei costi di gran lunga superiore alla normale gestione. Quindi, dovremo trovare soluzioni dettate dal buonsenso.

Invece, l’idea del plexiglass la appassiona?

Una proposta improponibile e irrealizzabile, ma che ha comunque fatto accendere i riflettori sulle spiagge. Quindi, si è parlato anche dei problemi seri, non di mettere la gente in dei box a 40 gradi a cuocere. Non abbiamo bisogno di questo per andare al mare.

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