Droga, nella relazione DIA “La piazza di Bisceglie”. Ma noi preferiamo sonni tranquilli.

Droga, nella relazione DIA “La piazza di Bisceglie”. Ma noi preferiamo sonni tranquilli.

24 Luglio 2020 0 Di Vincenzo Arena
In città c’è un’emergenza droga grossa come una “maglia edilizia” bella vasta++
Ho l’amara, amarissima sensazione che sprecare fiumi d’inchiostro (concedetemi l’allegoria romantica al tempo del digitale) non serva a nulla. Dovrei starmene in silenzio, farmi i fatti miei, tenere gli occhi semichiusi. A Bisceglie va tutto bene, viviamo in una città sicura e sotto controllo. Gli occhi delle videocamere ci scrutano e ci proteggono.
Questa favola ce la siamo raccontata per decenni e continuiamo a raccontarcela, come una litania, le nenie ci aiutano a dormire meglio! La racconta, questa favola, anche chi come il nostro Sindaco aveva fatto della lotta alla criminalità, allo spaccio di droga una forte bandiera elettorale al momento della sua discesa in campo. La nenia delle città sicure ha prevalso, mi pare: “Dormi bene Bisceglie mia, il tuo borgo è meraviglioso”.
A luglio 2019 scrivevo, ricevendo attestazioni di stima, ma anche tanti inviti a non esagerare, che Bisceglie ci stava restituendo un’immagine da piccola Gomorra pugliese: due famiglie, raccontavo, referenti dei clan baresi Di Cosola e Capriati si contendono la piazza strategica di Bisceglie; i Valente, vicini ai Di Cosola, avrebbero organizzato a giugno del 2017 l’omicidio di un membro dei De Gennaro, vicini ai Capriati; il fratello della vittima, Paolo De Gennaro, avrebbe chiesto al boss Filippo Capriati – e ottenuto – l’autorizzazione a vendicarne l’omicidio, la protezione da future rappresaglie, ma soprattutto la garanzia di poter gestire le piazze di droga sul territorio.
Ma che scassaminchia Arena, stai sempre a parlare di mafia, a far collegamenti, a insinuare! Per fortuna oggi mi sento meno solo a insinuare. Parlavo di “piazza di Bisceglie” a luglio 2019. Ed oggi la relazione semestrale della Dia (II Semestre 2019) recita così:
“Gli interessi delle organizzazioni mafiose baresi nella provincia [BAT] sono emersi anche nell’ambito delle indagini che hanno portato, il 24 luglio 2019, all’arresto dei responsabili di un omicidio avvenuto a Bisceglie, l’8 agosto 2017. Il fatto di sangue sarebbe, infatti, da collegare a contrasti insorti per questioni legate al controllo del mercato della droga, con le aggravanti della premeditazione e delle finalità mafiose, avendo agito per agevolare il clan barese CAPRIATI, cui appartenevano tanto gli aggressori quanto la stessa vittima. Il successivo 8 agosto, il Tribunale del Riesame di Bari ha annullato il provvedimento per la parte relativa alle responsabilità attribuite al capoclan CAPRIATI, quale mandante dell’omicidio, ritenendo non sufficientemente riscontrate le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia sul ruolo rivestito dal boss nella vicenda. Ciò che però appare significativo nella ricostruzione delle diverse condotte criminali è il ruolo preminente assunto dai referenti del clan barese sulla piazza di Bisceglie, nonché la particolare efferatezza con cui i vertici del clan CAPRIATI avessero imposto agli affiliati il rispetto della gerarchia anche fuori dalla città di Bari”.
La piazza di Bisceglie. La droga circola a iosa. Passa per mani sempre più giovani di consumatori e spacciatori in motorino. La piazza di Bisceglie è fatta di tante piccole, o meno piccole, piazze nel nostro centro storico e nelle nostre periferie. Sappiamo dove sono.
A Bisceglie, come ad Andria, a Trani e a Terlizzi, ormai si incrociano mafie baresi, mafie foggiane e mafie d’oltre Adriatico. Ricorda sempre la Dia che dopo l’ Operazione Montagne Verdi del 20 gennaio 2018:
“Il 10 luglio 2019, il GUP del Tribunale di Bari ha condannato – per complessivi anni 20 – quattro imputati (tra cui i due fratelli vicini alla mafia garganica) per detenzione ai fini spaccio ed estorsione aggravata dal metodo mafioso. Lo stupefacente era destinato a esponenti della criminalità del nord barese (gruppo AMORUSO di Bisceglie) e barese (un gruppo di Terlizzi, già affiliato al clan CAPRIATI di Bari)”.
Ed ancora, la Relazione ricorda che:
“Nell’ambito dell’inchiesta Gran Bazar, il 17 dicembre 2019, ad Andria, Barletta e Bisceglie i Carabinieri hanno dato esecuzione agli ordini di carcerazione emessi dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Bari nei confronti di 12 soggetti condannati in via definitiva per aver costituito un cartello criminale dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti. L’indagine aveva fatto luce, tra l’altro, su significative collaborazioni dell’associazione criminale con il clan DI COSOLA di Bari e con elementi della criminalità sanseverese, nonché, per l’approvvigionamento degli stupefacenti, con un elemento di spicco della criminalità cerignolana ed altri soggetti, non meglio identificati, gravitanti su Milano”.
Ora delle due l’una: o io non so leggere, o la Direzione Investigativa Antimafia da oltre 2 anni non fa che lanciare campane (più che campanelli) d’allarme, rumorosissime e che non vogliamo ascoltare. Per paura, per quieto vivere, perché ci piace scacciarle lontane da noi per non disturbare il sonno, per colpevole o vigliacca connivenza.
La priorità oggi in questa città e raccontarci la verità: c’è un’emergenza droga grossa come una “maglia edilizia” a Bisceglie, una maglia bella vasta. La priorità delle priorità di tutte le Istituzioni locali dovrebbe essere non minimizzare, guardare in faccia la realtà, bussare alle porte dei Prefetti, anche insieme agli altri sindaci della zona, e pretendere una task force permanente di presidio, controllo e repressione. E insieme a questo, ma ormai lo urlo al vento (povero pazzo!), iniziative di rigenerazione urbana e sociale.
Pur se la sensazione amara dell’inutilità di queste parole rimane abbarbicata a questa penna, credo che continuerò a scrivere e a suggerire e proporre azioni e strade da percorrere. Gli occhi mi piace tenerli aperti, dovrebbe piacere a tutti: papà e mamme, soprattutto, per il bene dei vostri figli di oggi. Dei miei figli di domani…
VINCENZO ARENA