Centrodestra: scambi accuse e gelo per la Puglia, «Candidatura Fitto sbagliata». Salvini riunisce Lega

Scambi di accuse incrociate nel centrodestra dopo il risultato nelle Regioni del Sud. Tra i tre partiti della coalizione fioccano, sottotraccia, critiche sui candidati scelti per le presidenza della Regione Puglia e Campania, Raffaele Fitto di Fratelli d’Italia e Stefano Caldoro di Forza Italia, entrambi sconfitti dai governatori dem uscenti, Michele Emiliano e Vincenzo De Luca. Critiche molto aspre sono espresse, tra i corridoi delle sedi di partito, soprattutto da parte dei leghisti e all’interno della stessa FI, mosse da coloro che avrebbero preferito una scelta su candidati “di rinnovamento” e non su coloro che già avevano perso una consultazione regionale.

Nella Lega si sostiene che molti elettori del centrodestra in Puglia abbiano optato il voto disgiunto, dando la preferenza alla lista ma rifiutandosi di votare Fitto come presidente, mettendo la croce sul nome di Emiliano. Ma da FdI si respinge ogni accusa al mittente: il vero problema non è stato la presunta impresentabilità di Fitto – attaccano – ma il crollo della Lega in Puglia. Da via Bellerio cercano di buttare la palla nel campo degli altri – sostengono dalle parti del partito di Giorgia Meloni – ma il problema è in casa loro e lo hanno dimostrato le liste deboli e le percentuali deludenti registrate in Puglia. Numeri alla mano, in effetti, la Regione andata a Emiliano e’, in questa tornata, l’unica in cui si registra il sorpasso di FdI sul partito di Matteo Salvini. In Puglia, FdI è il secondo partito, dopo il Pd, al 12,63%, ed è il primo partito del centrodestra, con la Lega, che si ferma al 9,58%. Una percentuale, quella di FdI, che aumenta se si somma il risultato della lista di Fitto ‘La Puglia domani’, 8,91%. Ma i leghisti non ci stanno. E controbattono che è inutile che da FdI tentino il ‘giochino’ di deviare la sconfitta su Fitto. Meloni – ricordano – ha fortemente voluto la candidatura dell’europarlamentare, malgrado le reticenze e i dubbi manifestati, anche in pubblico, per mesi da Salvini.

La leader di FdI – insistono gli ex lumbard – ha messo il cappello su Fitto e si e’ impuntata su di lui, sostenendo che era l’unico candidato della coalizione che avrebbe potuto vincere. Quindi, la sconfitta di Fitto non è nient’altro che una sconfitta di Meloni, sottolineano i più critici tra i leghisti. Le tensioni non investono al momento i due leader Salvini e Meloni, che ancora non hanno avuto il tempo di sentirsi, e cercano di comunque di tenersi fuori dalla polemica, anche se ieri il segretario leghista si è detto deluso dall’esito del voto in Puglia. Intanto, Salvini domani riunisce i ‘colonnelli’ e i segretari regionali, a Roma, per fare il punto su un voto che non è andato secondo le aspettative, malgrado nella giornata di oggi sia arrivata la notizia del buon risultato in Valle d’Aosta, dove la Lega è risultata il primo partito con il 24%. Tra il trionfo di Luca Zaia, che appare tutto del ‘doge’ veneto (la cui lista ha ottenuto 44,57% mentre l’Alberto da Giussano si e’ fermato al 16,93%), il partito sotto il 20% in Liguria e la sconfitta della leghista Susanna Ceccardi in Toscana (con uno scarto di otto punti rispetto al dem Eugenio Giani), Salvini fatica a rivendicare per sè un successo di questa tornata elettorale. Sono dati che non sono trascurati in queste ore in via Bellerio e già domani si procederà a una prima analisi del voto. Ma al momento le parole del segretario leghista si concentrano su Puglia e Campania. “In Puglia e Campania avevamo zero consiglieri regionali. Oggi passiamo da zero a sei. Un ripensamento come centrodestra sull’offerta che abbiamo proposto ai pugliesi e ai campani che non l’hanno accettata evidentemente va fatta”, afferma. Sulla coalizione e su FI pesa anche il risultato campano. Malgrado De Luca fosse considerato imbattibile, i consensi andati a Caldoro hanno superato di poco il 18% e ridato voce a chi, anche tra gli azzurri, aveva da sempre criticato la scelta del candidato. Nessuno dei tre partiti del centrodestra poi è riuscito in regione a raggiungere il 6%. Rispetto alle Regionali del 2015, FdI è rimasta più o meno stabile mentre FI ha perso il 12%.

Per quanto riguarda la Lega, che cinque anni fa non si presentò alle Regionali, è deludente il paragone con le Europee dell’anno scorso, quando aveva ottenuto il 19,21% (FI il 13,65%; FdI 5,85%). In ogni modo, i leghisti non vogliono sentir parlare di debacle al Sud. Anche in posti come la Campania dove ci siamo fermati a poco più del 5% – ragionano – partivamo da zero. A Terracina, nel Lazio, dove c’e’ il sindaco uscente di FdI, la Lega è il primo partito ed è al ballottaggio con il proprio candidato. Nella provincia di Caserta, la Lega e’ all’11%, aggiungono, dopo aver citato i casi di Reggio Calabria, Taurinova, e Chieti, dove i candidati sostenuti dalla Lega andranno al ballottaggio. Ma le critiche di FdI non si sopiscono. In Puglia i leghisti attaccano Fitto – sostengono dal partito di Meloni – ma la verità è che non c’erano altre alternative, non e’ avevamo un Maradona in panchina. Loro – proseguono – proponevano Nuccio Altieri che e’ la terza linea di Fitto. Noi abbiamo fatto la nostra parte – rivendicano – il problema è che al Sud votano per la continuita’ dei sistemi di potere locali. Unica lettura, quest’ultima, che al momento potrebbe essere condivisa in buona parte anche in via Bellerio. Infine, per quanto riguarda la battaglia interna sulla leadership, la consultazione regionale non sembra ad horas aver aperto scenari di concreta e reale messa in discussione di Salvini. Quantomeno, all’interno della Lega, Zaia nega di avere interessi nazionali, mentre la sconfitta pugliese fa tirare un sospiro di sollievo al capitano leghista e ridimensiona al momento le ambizioni di Meloni. “Questa presunta eterna competizione tra me e Matteo Salvini appassiona i giornalisti. Mi pare sia chiaro a tutti come stanno le cose: chiaramente i partiti competono e competono sempre, ma ho spiegato 100 volte che non mi interessa in alcun modo crescere a scapito degli alleati – tiene a precisare la presidente di FdI – FdI ha dimostrato di non voler andare al governo a tutti i costi. Ho le idee molto chiare su quello che voglio fare”.

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