Scuola anche il pomeriggio, governo apre alle Regioni

A scuola in orari diversi, con l’ipotesi di lezioni ‘serali’. Nel confronto tra Governo e Regioni spunta l’unica alternativa alla didattica a distanza, per diminuire la presenza sui mezzi di trasporto e far fronte all’avanzare dei contagi nel Paese. Su tutte, la proposta degli Enti Locali di definire nelle grandi città un calendario delle lezioni ‘ a blocchi’ e differenziato, di mattina o di pomeriggio, a seconda degli istituti garantendo le stesse ore di lavoro per il personale docente e non.

Entra nel vivo la trattativa tra l’Esecutivo e i governatori per arginare il problema dell’affollamento del Tpl. Sul tavolo c’è anche l’idea di aumentare i tutto il Paese la percentuale di lavoratori in smart-working, in particolare nell’ambito della Pubblica Amministrazione. Una proposta a cui “si può lavorare ancora di più” secondo il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, che apre anche sugli orari scaglionati e aggiunge: “lo avevamo già fatto. Ma da Roma ci dicano dove sono la maggiori criticità e se c’è da fare ulteriori rilfessioni si facciano”. Fuori dal coro c’è la Campania, dove De Luca ancora più rigorosamente ha disposto la didattica a distanza per le scuole fino al 30 ottobre: una decisione “gravissima” secondo Azzolina. Quella di dilatare “gli orari” scolastici “su tutta la giornata, cioè mattino e pomeriggio” è una proposta che arriva dalla maggior parte dei territori.

Primo fra tutti il presidente dell’Emilia-Romagna e della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini: “Se la curva aumenta – spiega – piuttosto che lasciare a casa i ragazzi, penso che se si dilatassero gli orari su tutta la giornata, cioè mattino e pomeriggio. Questa potrebbe esser la soluzione per far circolare i mezzi”, ma una eventuale “decisione spetta al Governo: provi a condividerla con le Regioni. Noi di autobus qui non ne abbiamo praticamente più”. Dello stesso avviso il governatore lombardo Attilio Fontana, che precisa: “Il ministro Azzolina è contraria alla didattica a distanza, ma invece è disponibile a prevedere una differenziazione degli orari di ingresso e di inizio delle singole lezioni”. A seguire invece la linea della Campania potrebbe essere presto il presidente veneto Luca Zaia: “La mia idea è di prepararsi, dato che le linee guida prevedono la didattica mista, affinchè nei momenti di maggiore difficoltà per sovraffollamento nei plessi scolastici o nei mezzi di trasporto, ci sia un piano che preveda la didattica a distanza”. Ma su quest’ultima ipotesi al momento il governo frena compatto: “E’ molto prematuro parlarne perchè la scuola è un luogo molto sicuro”, sottolinea il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri, supportato dai dati dell’Iss, secondo cui “i dati odierni confermano che la trasmissione del virus a scuola è limitata rispetto a quella che avviene in comunità”.

Anche per l’assessore in pectore alla Sanità della Regione Puglia, Pierluigi Lopalco, quella della didattica distanza deve essere “l’ultima ratio. Dovremmo anche dimostrare che la scuola si stia comportando da amplificatore del virus. E questa evidenza non l’abbiamo”. E a Cagliari cresce l’onda di scioperi tra gli studenti “contro il sovraffollamento dei mezzi pubblici”: una protesta alla quale aderiscono sempre più ragazzi dei vari istituti del capoluogo sardo. Negli ambienti scolastici, l’ennesima volontà di risolvere il problema arriva anche dall’Associazione Nazionale Presidi: “Se vogliamo decongestionare il sistema di trasporto pubblico, abbiamo almeno due ipotesi concrete su cui lavorare: un maggior ricorso al lavoro agile e l’utilizzo dei trasporti privati. La teledidattica generalizzata inciderebbe negativamente sul diritto allo studio, già duramente provato dal lockdown di qualche mese fa”. Un primo passo concreto in queste ore e’ arrivato: il governo ha stanziato 150 milioni di euro per i Comuni sul fronte del trasporto scolastico.

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