Gli assessori: “Quello che è successo è evidente ma la politica locale, anziché unirsi, accusa e fomenta”

Attaccare l’amministrazione comunale è evidentemente strumentale. La zona arancione stabilita ieri con ordinanza regionale riguarda una popolazione di circa 250mila persone, più della metà della popolazione complessiva della Bat. È evidente che sia un problema diffuso che non riguardi questa o quella amministrazione ma che colpisca un territorio, con gravi penalizzazioni per i commercianti di determinate Città. Quelle stesse Città, nei casi di Bisceglie, Barletta e Andria, che ospitano ospedali grandi e importanti. Bisceglie in primis che sin dalla prima ondata ospita il Covid Hospital e reparti dedicati al Covid anche all’Opera Don Uva.

Dunque, come hanno fatto ieri il Sindaco Angarano insieme ai colleghi di Andria, Barletta e Spinazzola, bisogna ragionare come territorio. Facendo squadra a livello istituzionale e con le nostre Comunità. Cosa che a Bisceglie proprio non si comprende perché anche la pandemia viene presa a pretesto per fare politica della peggior specie, con accuse e strumentalizzazioni che acuiscono il rischio di fomentare odio e rabbia sociale. Chi sostiene che il sindaco Angarano nasconda i dati, dopo averlo additato come addetto stampa della Asl, con una palese contraddizione in termini dimostra quanto sia strumentale la sua posizione. Eppure è evidente che l’alto numero dei contagi abbia riflessi sulle tempistiche necessarie ad ottenere ed elaborare numeri puntuali e attendibili in questa fase particolarmente complessa anche per le Autorità Sanitarie. Il fatto stesso che ieri alla Regione Puglia non siano giunti i dati della Bat lo dimostra.

La richiesta di zona arancione era stata formulata unanimemente dai dieci sindaci della Bat per l’intero territorio a fronte dei dati epidemiologici non certo rassicuranti. Ma soprattutto era stata richiesta non certo in queste modalità: a macchia di leopardo, senza comunicazione preventiva e con scarso preavviso per i ristoratori e gli operatori nella somministrazione di alimenti e bevande, che dopo un lungo periodo di chiusura avevano fatto scorte per riaprire e ospitare clienti in un giorno festivo come l’Immacolata, con un’alta affluenza. La verità dei fatti è questa.

Così come è evidente che le decisioni di Governo e Regione feriscano un intero territorio, lasciando con armi spuntate i sindaci che, è risaputo, non possono opporsi a provvedimenti nazionali o regionali, ma soltanto inasprirli ove ci fosse la necessità. Di fronte a questo le Comunità si uniscono, la politica non fa distinzioni di “colore” e si compatta. A Bisceglie no. La politica, quella con la p minuscola, litiga, addita, calunnia, fomenta rabbia e odio. Perché anche dalla pandemia, in qualche modo, bisogna cercare di trarre consenso politico personale. A differenza di altre città, registriamo l’attivismo politico delle opposizioni solo nelle feroci strumentalizzazioni social. Forse siamo l’unica realtà della provincia che registra una reazione politica esclusivamente distruttiva e poco collaborativa. Si sposta l’attenzione sull’Amministrazione e si dimentica che siamo in guerra contro un nemico invisibile e mortale; si criticano ferocemente le Istituzioni che si stanno battendo accanto alle Asl e ai nostri medici e operatori sanitari che stanno sopportando una pressione indicibile; si cavalca la rabbia sociale che invece va compresa e sostenuta nelle fragilità e bisogni. Questo non fa onore alla politica locale.

Proprio in tema di fragilità e bisogni, sono in partenza i bandi per aiutare chi è in difficoltà con complessivi 750mila euro che saranno utilizzati per l’emergenza alimentare e l’acquisto di beni di prima necessità, per sostenere il commercio locale con incentivi per chi acquista nei negozi di vicinato, per il microcredito sociale.

Nota degli Assessori comunali: Angelo Consiglio, Loredana Acquaviva, Gianni Naglieri, Natale Parisi, Roberta Rigante, Rosalia Sette e Domenico Storelli.

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