Bisceglie, una città diventata come le buche sulle sue strade

Cos’altro deve succedere per far prendere consapevolezza alla città di quanto arrogante e superficiale sia l’atteggiamento di questa amministrazione?.

La nomina del Capo di Gabinetto e le sue dimissioni, ancora una volta dimostrano che la politica cittadina portata avanti da improvvisati, che sono alla guida dell’Amministrazione della municipalità biscegliese, sono da censurare poiché tutti  presi dall’interesse di parte, sono lontani dalle esigenze reali di una città sofferente. Se la loro funzione istituzionale si è consumata e si consuma per la verità anche in un misero e scontato quotidiano di nessuna utilità alla città, come di fatto si apprende leggendo la realtà cittadina, nel mero e discutibile assembramento di conciliaboli ufficiosi, alchimie astratte e tenebrose, di riunioni cosi dette strategiche di potere dove presumibilmente ordinare pure per capitoli d’interessi l’azione politica dell’uno o dell’altro componente a favore dei protetti di turno.

Allora significa che codesti rappresentanti del Popolo hanno non solo tradito il consenso elettorale ricevuto, ma anche sottratto con malapolitica il legittimo futuro alla città. Se poi il tutto, viene anche rivendicato con discutibile sicumera, come faticoso sforzo politico-amministrativo per risolvere i problemi della comunità, il quadro della realtà che si presenta non solo diventa deprecabile ma anche assai pericoloso per la stessa convivenza sociale. Questi cosi detti “politici municipali”, anche quando tentano di esporre il loro profilo qualitativo e raccontano il loro itinerario politico-amministrativo, come sta avvenendo in questa nostra sfortunata città, per quanto riescono a malapena e goffamente ad abbozzare rimangono comunque assai simili, se non perfettamente identici, alla loro vera natura di pifferai.

Le differenze, ovviamente, le farebbero la responsabilità etica oltre alla competenza e responsabilità politico-amministrativa, ma che sistematicamente vengono sempre a mancare ai politicanti della piazza biscegliese. È come se i nostri politici locali, soffrissero di una carenza cromosomica tale da far degenerare la stessa genetica politica e amministrativa in una sorta di patologia autoimmune. In fondo, per usare una metafora del teatro antico, politico significa pure maschera; in questo contesto teatrale però maschera non indica nascondersi ma, al contrario, significa mostrarsi interpretando un ruolo preciso e plastico, la qualcosa è assai lontana dalla interpretazione dei nostri attori della politica cittadina.

Il quadro politico-amministrativo della realtà biscegliese è contraddittorio, assai confuso e alquanto privo di seri riferimenti a quelle necessarie progettualità per far crescere la città verso un futuro vivibile, che non sia solo di perdizione e degrado politico, sociale, culturale e ambientale. Il Popolo biscegliese quindi deve svegliarsi dal torpore che ormai lo addormenta da due anni e mezzo, deve sottrarsi con ragionata consapevolezza anche elettorale, a questa sorta di ipnosi esercitata con pervasivo imperio dai baroni di turno che imperversano la vita della comunità locale con potere da signorotti medioevali. A Bisceglie davvero poco ci manca, che da costoro venga pure riapplicata la deprecata formula e pratica medioevale dello “ius prime noctis”. Bisceglie non può più essere una città perduta, prigioniera degli ambulacri di una discutibile politica amministrativa lontana dai cittadini. Non può più essere il simbolo di una città senza tempo ne futuro. Bisceglie deve, subito e necessariamente, recuperare la sua giusta dimensione politica, sociale e culturale. Ciò a partire dalla scelta rigorosa dei propri amministratori perché quelli attuali, hanno decretato senza nessuno scrupolo etico il degrado politico e sociale di questa comunità, trasformandola di fatto in una realtà davvero perduta e senza futuro. L’opportunità di cambiare la città è necessaria, per ripulirla dai troppi corpi politicamente estranei al bene comune, per uscire dall’acerbo rapporto con la politica municipale, per ridare centralità al cittadino, ma ciò bisogna però fortemente anche volerlo davvero.

Pasquale Stipo

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