Sindaco Angarano ricorda l’indimenticato Michele D’Addato, il maestro

Di seguito pubblichiamo un encomio del Sindaco di Bisceglie Angelantonio Angarano all’indimenticabile Michele D’Addato:

«“Michele D’Addato è rimasto umanamente più autentico perché è rimasto ed è sempre stato il Maestro, nella più ampia accezione della parola. Un Maestro fedele alle regole, un Maestro capace ed invidiabile, un Maestro che prima di esigere dal collettivo le prove migliori aveva già speso tutto sul singolo, insegnato al singolo le figure, le tecniche, le finezze del singolo ruolo. Un Maestro tanto severo quanto amabile, da tutti stimato appunto per il suo rigore morale, per la chiarezza delle sue idee, della sua disciplina. Un uomo che cercava di camminare nella vita senza far rumore, senza voler disturbare il suo prossimo e pieno di una preziosa umiltà”.

Con queste parole, tratte dal Libro “Bisceglie. Cent’anni di calcio tra immagini, biografie e società minori (1913-2013)” del Dott. Tommaso Fontana, Cristoforo Colamartino descriveva Michele D’Addato, di cui oggi ricorre il centesimo anniversario della nascita. Giocò in squadre blasonate come Atalanta, Biellese e Brindisi anche in serie nazionali. Durante la Seconda Guerra Mondiale, negli anni della Resistenza, si distinse in Piemonte lottando per la libertà come Partigiano, con il nome di battaglia “Pancho”. Nel dopoguerra tornò nella nostra terra che amava tanto e si dedicò, oltre che al suo lavoro di impiegato, alla sua innata passione, il calcio. Scrisse pagine indelebili nella gloriosa storia del Biseglie, allenato per ben quindici stagioni. Furono anni lucenti, mai come in quel periodo tanti giocatori biscegliesi cresciuti con Michele D’Addato raggiunsero il gotha del calcio.
Sempre con le parole di Cristoforo Colamartino, nello stesso libro, è descritto il commosso addio della nostra Città a Michele D’Addato. “Il 28 settembre (1982), diciamolo pure, Bisceglie si fermò per un attimo: un immenso, profondo silenzio avvolse le vie che il corteo funebre attraversava. Si notava soltanto il passo felpato della miriade di amici che, commossi, si stringevano intorno alla bara. In quel mistico, emblematico silenzio, quasi ‘in punta di piedi’, come sempre, un Padre, un Amico, il Maestro per antonomasia, chiudeva così la sua giornata terrena”.
Ma l’immenso patrimonio umano e di valori che ha trasmesso ai figli, ai suoi atleti e alla Città, a cui ha dato lustro con il suo operato e il suo essere, sono vivi ancora oggi e rimarranno per sempre indimenticati.
Grazie “Pancho”, grazie Michele!».
Angelantonio Angarano

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