Scoperti i “furbetti del vaccino”: sono 53, anche imprenditori

Hanno spulciato migliaia di nomi, circa 30 mila, incrociando gli elenchi dei vaccinati con i dati anagrafici relativi ad età e professione. Alla fine, nelle quattro settimane di gennaio durante le quali in Puglia è partita la Fase 1 della campagna vaccinale Covid riservata a personale sanitario ed Rsa, i carabinieri del Nas hanno identificato 53 presunti “furbetti”. Ai primi 27 indagati è stato notificato un avviso di garanzia con invito a rendere interrogatorio. Tra questi noti imprenditori baresi come i fratelli Domenico e Luigi de Bartolomeo, il primo ex presidente di Confindustria Puglia, l’imprenditore Nicola Canonico e altri titolari di ditte, amministrativi di studi medici e politici come il sindaco del Movimento 5 Stelle di Noicattaro Raimondo Innamorato.

Saranno tutti ascoltati dal pm Baldo Pisani il 30 aprile. Gli altri 26 indagati sono stati convocati per il 10 maggio. Le indagini, coordinate dal pm Pisani con l’aggiunto Alessio Coccioli e il procuratore facente funzioni Roberto Rossi, hanno accertato che a questi 53, ma le verifiche sono ancora in corso e riguardano anche la fase successiva della campagna vaccinale, sarebbero state somministrate dosi di vaccini pur non essendo esposti a rischio biologico. La Debar, l’azienda dei De Bartolomeo, già sentiti dal Nas due settimane fa come persone informate dei fatti e ora formalmente indagati, lavorava in quel periodo alla ristrutturazione dell’ospedale San Paolo. La Cn Costruzioni di Nicola Canonico svolgeva lavori per il Policlinico e l’ospedale Di Venere. Questo, ritenevano, li avrebbe legittimati a ricevere il vaccino. Secondo la Procura evidentemente no. Anche il sindaco Innamorato credeva di aver già chiarito la sua posizione, avendo spiegato già all’epoca di aver ricevuto il siero il 6 gennaio, giorno dell’Epifania, perché erano venute meno alcune persone in lista ed era avanzata una dose che sarebbe stata buttata.

“Avevo personalmente auspicato – commenta – di avere la possibilità di chiarire il prima possibile la mia assoluta buona fede e serenità d’animo in questa vicenda. Fare chiarezza servirà a mettere la parola fine a questa vicenda e a ribadire la mia estraneità alle accuse”. Gli indagati rispondono, a vario titolo, di violazione del piano vaccinale nazionale che stabiliva l’ordine di priorità della categoria di cittadini da vaccinare, false dichiarazioni sulla identità per aver fornito “informazioni mendaci” sulle “proprie qualità personali con riferimento all’appartenenza alla categoria destinataria del vaccino”, truffa aggravata ai danni del Sistema sanitario nazionale “perché, con artifizi e raggiri consistenti nell’utilizzare una dose non somministrata all’avente diritto, con la giustificazione della necessità di riutilizzo della stessa, inducevano in errore l’amministrazione procurando l’ingiusto profitto della vaccinazione tempestiva con precedente immunizzazione”. Tra le accuse c’é anche il falso ideologico “perché compilavano il registro informatico inerente l’effettuazione della prestazione sanitaria del vaccino in maniera non veritiera ed omissiva”.

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