Usura, nelle province di Bari e Bat è “welfare criminale di prossimità”

Nelle province di Bari e Bat (Barletta-Andria-Trani), secondo quanto accertato dalle ultime indagini della Guardia di Finanza, coesistono due tipi di usura, quella cosiddetta di quartiere con l’usura in forma associativa, entrambe espressioni di un “welfare criminale di prossimità”, un “perverso sostegno finanziario alle famiglie, nonché agli imprenditori e professionisti in difficoltà o in crisi di liquidità”. Una situazione, quest’ultima, spiegano le Fiamme Gialle “su cui è andata a gravare profondamente la pandemia causata dal Covid 19 che ha investito il nostro Paese, provocando effetti negativi anche sull’economia, in parte temperati dalle numerose misure approntate dal Governo a sostegno proprio delle famiglie, delle imprese e dei professionisti”.

Un duro colpo è stato inferto dalla Guardia di Finanza del capoluogo pugliese contro la cosiddetta usura ‘di quartiere’ con l’indagine di polizia giudiziaria denominata “Cravatte rosa”, al termine della quale a novembre il Nucleo Polizia economico e finanziaria ha eseguito un’ordinanza, emessa dal gip del Tribunale su richiesta della Procura della Repubblica, che ha portato all’arresto di 13 persone, di cui 5 in carcere e 8 ai domiciliari.

È emersa la figura dell’usuraio di quartiere, il ‘cravattaro’ che gestisce in prima persona o con la connivenza di propri familiari i rapporti con le vittime, mettendo a frutto la propria ricchezza e lucrando così sulle difficoltà finanziarie dei malcapitati. Si è scoperto un giro di affari usuraio di tipo ‘domestico’, per centinaia di migliaia di euro, nel periodo 2011-2020, gestito prevalentemente da donne appartenenti a 4 nuclei familiari nei confronti di loro vicini di casa, residenti nei quartieri popolari Japigia, San Pasquale e San Paolo di Bari.

Le indagini sono state avviate a seguito delle dichiarazioni di un’anziana donna di BARI, in gravi difficoltà economiche. Quest’ultima si è presentata a maggio 2019 alla Guardia di finanza, denunciando di essere stata vittima di diversi ‘aguzzini’. Le investigazioni sono proseguite dal Gico di BARI mediante intercettazioni telefoniche, pedinamenti, video-riprese, indagini finanziarie ed ascolto delle numerosissime vittime dell’usura, la maggior parte delle quali, dimostrando grande coraggio, ha fornito una preziosa collaborazione agli inquirenti per la ricostruzione dell’attività creditizia illecita e per l’individuazione dei responsabili.

Il ‘modus operandi’ dell’attività usuraria prevedeva la restituzione, anche, talvolta, mediante il ricorso a violenze e minacce, della somma prestata (in un arco temporale compreso nella maggior parte dei casi tra una settimana ed un massimo di 6 mesi) con l’applicazione di tassi di interesse annui fino a oltre il 5.000%. Inoltre, per i prestiti vigeva la regola del ‘salto rata’: la vittima, laddove non fosse stata in grado di pagare, alla scadenza, la rata pattuita, era costretta a versare una ‘penale’, denominata ‘solo interesse’, ammontante al 50% della rata mensile prevista, con la conseguenza che il debito residuo rimaneva inalterato e che i tempi di estinzione del prestito si allungavano.

Oltre a famiglie con gravi difficoltà economiche, sono caduti nella morsa dell’usura impiegati, commessi ed operai, alcuni dei quali anche accaniti giocatori di ‘bingo’, ‘lotto’, ‘slot machine’ e ‘gratta e vinci’, tanto che, in una circostanza, una vittima ludopatica si è ritrovata in difficoltà tali da dissipare intere fortune, arrivando persino a vendere l’abitazione nella quale viveva.

Nel corso dell’indagine, in più, è stato possibile accertare che una delle aguzzine, nonostante le misure restrittive imposte dall’ultimo ‘lockdown’, pur di vedersi regolarmente pagata la rata mensile, si era recata nell’abitazione della sua debitrice entrando con la forza, priva dei dispositivi di protezione, nonostante nella casa vi fosse un’anziana allettata, con gravi problemi di salute.

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