Davide Galantino: “Privilegiare tavoli diplomatici per dirimere il conflitto”

Nato a Canosa di Puglia (BT), classe 1979, Davide Galantino è un paracadutista e deputato in quota Fratelli d’Italia. Dopo essere entrato nell’Esercito a 18 anni, ha prestato servizio presso la Brigata paracadutisti “Folgore” fino al 2009, partecipando a numerose missioni in territorio nazionale ed internazionale. Tra queste, è doveroso menzionare l’Operazione “Joint Guardian” nella ex Jugoslavia, l’Operazione “Domino” in Italia, successiva agli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, e l’Operazione “Leonte”, relativa alla cessazione del conflitto tra Israele e le milizie sciite libanesi di Hezbollah. Davide Galantino, inoltre, figura come il primo graduato in servizio eletto alla Camera dei deputati nella storia della Repubblica.
 

In che modo la carriera militare e la politica si sono unite, nella sua vita? Crede che entrambe abbiano un fine comune?

Certo, ha presente il caso D’Alema? Dove ci sono soldi pubblici c’è sempre un nemico del popolo, almeno uno. Il danno economico che questo arreca all’intera collettività e il senso di ingiustizia che genera tra i cittadini onesti mi ha convinto ad agire in prima persona, così sono finito in Commissione Difesa alla Camera dei deputati. Per quanto concerne il fine comune, posso semplicemente affermare che il punto di intersezione tra la politica e l’ambito militare si determina agendo nell’interesse comune con disciplina e onore, a tutela della Nazione e dei cittadini e non svalutando gli interessi o le esigenze della collettività in nome dell’individualismo o della propria indipendenza economica, come spesso accade, soprattutto nel mondo politico.

Negli ultimi giorni, la sinistra ha sollevato polemiche che riguardano ancora una volta l’ubiquitario rischio del “fascismo”; basti pensare al caso di Guidonia contro la via intitolata a Maria Bergamas, madre del Milite ignoto, o alla cancellazione del nome di Italo Balbo dai velivoli del 31° Stormo dell’Aeronautica Militare. Insieme ai colleghi Salvatore Deidda e Giovanni Russo ha annunciato un’interrogazione al Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini. Crede che un dietrofront sia possibile?

In realtà, negli ultimi anni la sinistra sta portando avanti battaglie insensate, che nulla hanno a che vedere con le reali difficoltà della Nazione. Basti pensare alla furia iconoclasta contro monumenti e pezzi di storia, volta a distruggere la nostra cultura e la nostra identità. Pensiamo alla statua di Indro Montanelli a Milano, imbrattata più volte di vernice, o a quella di Gabriele D’Annunzio a Trieste, stessa sorte. Si sono scagliati persino contro un monumento dedicato alla memoria dei paracadutisti, danneggiandolo in maniera irreparabile. Oltreoceano i monumenti di Cristoforo Colombo non hanno avuto la meglio. Eppure, il 19 settembre del 2019 il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che equipara il nazismo al comunismo, in sostanza la svastica alla falce e martello. Un atto politico che condanna i regimi totalitari, tutti. Oggigiorno, trovo sia anacronistico scendere in piazza contro il fascismo, come è avvenuto l’anno scorso. Piuttosto, sarebbe opportuno manifestare per tutti quei lavoratori vessati dalla pandemia; più coerente, non crede? Tornando alla questione di Maria Bergamas e Italo Balbo, la prima si è conclusa con il ritiro dell’iter che aveva bloccato l’intitolazione  di una via di Guidonia alla madre del Milite ignoto, questo a seguito della lettera inviata al Presidente Mattarella dal nostro capogruppo alla Camera Francesco Lollobrigida, mentre per quanto concerne il generale Italo Balbo abbiamo già annunciato una seconda interrogazione parlamentare al Ministro Guerini. Credo che, piuttosto che cancellare Italo Balbo dai velivoli, andrebbe cancellato il pensiero unico della sinistra, nemica del libero arbitrio che impone, cancella, distrugge, diffama tutto ciò che non è conforme al politicamente corretto. Non c’è assolutamente nulla di “democratico” in tutto questo; suggerisco, pertanto, una modifica alla denominazione del loro primo partito.

Fin dall’inizio del conflitto in Ucraina, FdI ha ribadito il posizionamento della Nazione nel Patto atlantico. Ritiene sia preferibile schierarsi o mantenere la neutralità, pur essendo alleati dell’Occidente?

Puoi scegliere di essere neutrale prima di iniziare a combattere, non quando sono partiti i primi colpi. La guerra non è mai una cosa bella, ma ad un certo punto devi scegliere se stare sul tuo fronte o su quello del nemico, che di solito è riservato ai traditori della Patria. Avrei evitato sicuramente quei toni accesi e aggressivi all’inizio del conflitto, e sicuramente non mi troverete a sventolare in modo ipocrita bandiere della pace in piazza. Prediligo i tavoli diplomatici per risolvere queste divergenti ostilità, come tutti d’altronde.

Potrebbe descrivere il suo O.d.G. al Dl Ucraina, di recente approvato? In cosa consiste questo provvedimento?

Con il capogruppo in Commissione Salvatore Deidda, abbiamo preso spunto dall’audizione del Capo di Stato Maggiore della Marina, ammiraglio Enrico Credendino, che ha – in maniera impeccabile – rappresentato le esigenze di una Forza armata capacitiva, soffermandosi sull’importanza della politica del mare dal punto di vista economico e commerciale, ma anche sul piano della Difesa nazionale. Nello specifico, abbiamo chiesto al Governo di valutare ogni opportunità e iniziativa al fine di sostenere e potenziare le esigenze della Difesa e delle Forze armate, oltre a garantire il finanziamento puntuale della Marina Militare, dell’Esercito e dell’Aeronautica. È nostra abitudine confrontarci con le parti interessate ai provvedimenti legislativi prima di avanzare proposte.

Ha ascoltato il discorso di Zelens’kyj alla Camera dei deputati. Quali passaggi del suo intervento lo hanno colpito di più?

Non si può di certo rimanere insensibili all’appello umanitario del Presidente Zelens’kyj rispetto alle bombe, che cadono inevitabilmente su donne e bambini. È stato questo il passaggio più toccante.

Putin ambisce ad estendere la sua influenza anche sulla regione balcanica. Si profila un’azione coordinata al fianco di Paesi come Slovenia e Croazia per difendere i confini europei?

Auspichiamo che questa profezia non si avveri. Dobbiamo dimostrare che l’Occidente non è in disarmo morale, prima ancora che politico e militare.

Che impressione le ha fatto vedere le immagini di Taranto, quando una ventina di “pacifisti” dei centri sociali ha insultato la nave della Marina che entrava nel porto scagliandovi delle pietre?

Nessuna impressione. Sono cresciuto militarmente nei paracadutisti in Toscana, regione particolarmente schierata a sinistra, e gli insulti o le “sassaiole” nei nostri confronti erano la “normalità”. Come ha detto lei, parliamo di un pugno di pacifisti. Cioè di esaltati isolati. Il popolo italiano, d’altro canto, ci vuole bene.

Quali sono i suoi piani per il futuro? 

Continuerò a battermi senza sconti per ciò in cui credo fino alla conclusione della legislatura. Dopo deciderò se propormi per un secondo mandato parlamentare o se tornare a indossare “la mia seconda pelle” (la divisa), certo che l’impostazione programmatica di Giorgia Meloni e di Fratelli d’Italia al Governo, sulla quale abbiamo lavorato in questi anni, farà solo bene al settore della Difesa. In ogni caso, i miei fratelli in divisa rimarranno in buone mani e, di conseguenza, la Difesa della Nazione continuerà ad essere un valore non negoziabile.

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Intervista per Cultura Identità a cura di Lorenzo Cianti. 
Link: bit.ly/35eke4R

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