Degrado quartiere Seminario. Nicola Gallo replica a Enzo Amendolagine

Caro Enzo,

leggo con piacere che concordi con me circa il degrado nel quartiere Seminario, ma non posso accettare l’accusa di mancata informazione e di pubblicazione di notizie non corrette.

Per aver trascorso, come tu ben sai, una vita a contatto stretto con i dirigenti e addetti scolastici, conosco bene la puntuale ottemperanza degli uffici scolastici (che tu mi hai solo confermato) nel trasmettere lettere e richieste varie, ahimè, senza avere riposte dagli uffici comunali.

E come cittadino conosco le evidenze come chi la città la vive.

Quindi scrivo avendo contezza dei fatti.

Siamo quasi pari. “Quasi” perché tu, oltre che funzionario scolastico e cittadino, in più sei esponente politico, fino a ieri anche in consiglio comunale.

Chiarisco che l’abbandono “colposo” da me scritto non è per l’inerzia, ovviamente, perché l’amministrazione scolastica ha fatto ciò che “burocraticamente” andava fatto. Ma in certi casi con un tocco di iniziativa in più si deve andare oltre.

Infatti, non puoi negare che, per le criticità che ho denunciato, non si possono e non si devono aspettare per anni le risposte che non arrivano, specialmente per le problematiche più urgenti come quelle che citi, ancor più se per i bambini, e che purtroppo sono ancora presenti in quella scuola (bagni inutilizzabili, tapparelle rotte, verde in stato di abbandono e tante altre criticità). Perché alle criticità ci si abitua, c’è l’assuefazione, e le brutture vengono sopportate e alla fine tacitamente accolte anche dall’intera comunità scolastica. A proposito, c’è stata una presa di posizione della comunità scolastica, genitori in primis? Se no, male; se sì è stata insufficiente.

Quindi, caro Enzo, come tu stesso hai evidenziato nel tuo scritto, almeno in questa città (e qui l’abbandono “colposo” ha una dimensione prettamente politica!), da sempre, non bastano i capitolati, le lettere di richiesta e le telefonate per risolvere le criticità nelle scuole.

Esistono altri metodi che non sono burocratici ma necessari, come ciò che dici di aver fatto: ti sei dovuto presentare (ed hai fatto benissimo!) “pretendendo, dopo un’accesa discussione, la potatura dei pini che non era effettuata da oltre cinque anni”.

È uno dei metodi che in passato altri, dirigenti e non dirigenti scolastici, hanno utilizzato: nel rapporto di reciproca correttezza istituzionale, si presentavano negli “alti” uffici comunali a “pretendere” le soluzioni necessarie e le ottenevano. E tu lo sai bene.

Non basta, quindi, essere “a posto” per aver scritto una lettera o fatto una telefonata. Qui parliamo di scuola e di bambini! A volte, anche se istituzionalmente non si è tenuti a farlo, per farsi sentire bisogna piantare i piedi e fare anche la voce grossa. Ne hai dato la prova scrivendolo nella tua precisazione e confermando la mia tesi.

Orbene, caro Enzo, nel ringraziarti per avermi dato la possibilità di chiarire meglio il mio pensiero, anche per il bene di quella scuola che ho sempre nel mio cuore, non sposto una virgola di quanto ho scritto nella mia denuncia di degrado del quartiere Seminario.

Un cordiale saluto.

 

Nicola Gallo

Giornalista pubblicista

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