Dicono che i poeti lavorano su un’ immagine, sul quotidiano, sulla frase o un suo spezzone, mentre i romanzieri lavorano su una tela più grande, due distinti lavori. In questo momento un particolare successo stanno ottenendo i romanzi irlandesi, dicono che sembrano scritti, per la loro fluidità e musicalità, più da poeti che da scrittori. Sono romanzi, bellissimi e romanzi.
Tra pochi giorni, dopo 15 anni dalla mia ultima pubblicazione dal titolo “Perle nere sono i tuoi occhi” edita da La Vallisa di Bari, uscirà la nuova silloge dal titolo “Il soffione e la farfalla” – Florestano Edizioni di Bari , con la bella prefazione della dott.ssa Antonietta D’Ambrosio.
Mi piace chiamarla poesia con intenti narrativi, e cerco di dare un mio personale significato.
Ho scritto poesie, almeno spero, poesie che non sono mai nate e non hanno mai avuto l’ intendimento di diventare altro, non sono nate per comporre un messaggio, per costruire una tela. Quello è successo dopo, in questi anni, ma soprattutto nell’ ultimo periodo, quando ho deciso di svuotare quegli appunti, quegli scritti, quei premi ricevuti, su un tavolo , ed è stato in quel momento che, lentamente, è cominciata a nascere l’idea, l’ infinita combinazione, il silenzioso lavoro delle onde del mare e del tempo, la ricerca di un nuovo equilibrio.
Le poesie hanno cominciato ad intessere legami, spunti, incontri, prendere la strada del loro intento narrativo. A richiedere ancora il loro divenire. È questo il senso, l’ ambizione, diciamo l’ azzardo della mia nuova raccolta di poesie che uscirà tra pochi giorni. E poi ci sono sorprese, immagini straordinarie dei primi anni del novecento, il mondo antico che decide di confrontarsi con le ultime storie dei giorni nostri, universi paralleli. Sorprese ed emozioni, ma qui si ferma l’Autore e comincia il giudizio dei lettori. Grazie.