Conflitti dimenticati: una riflessione della Caritas di Bisceglie

Nella prima giornata dell’”Eirenefest fest” – festival del libro per la pace e la nonviolenza – organizzato a Bisceglie da una serie di associazioni pacifiste, si è tenuta una interessantissima tavola rotonda che ha scandagliato la situazione attuale delle guerre in atto, delle terribili conseguenze sulle popolazioni ad esse sottoposte attraverso le interessantissime relazioni della professoressa Laura Marchetti, del diacono Sergio Ruggieri e di Mons. Giovanni Ricchiuti.
Alla Caritas è toccato aprire la Tavola rotonda e Sergio Ruggieri, coordinatore cittadino, ha presentato l’ottavo rapporto sui conflitti dimenticati dal titolo significativo “IL RITORNO DELLE ARMI – GUERRE DEL NOSTRO TEMPO”.
“Dal 2002 Caritas italiana ha avviato un percorso di studi sui conflitti dimenticati, portato avanti da un gruppo ristretto di studiosi ed enti accreditati” ha reso noto Ruggieri; “il Rapporto si concentra sul peso dato dai mass media alle guerre nelle loro informazioni, con particolare interesse agli aspetti umanitari e al legame tra guerra, ambiente e transizione ecologica. Uno spazio di approfondimento è dedicato al ruolo dell’acqua, risorsa limitata per eccellenza, che può divenire causa, strumento e obiettivo di un conflitto.”
Sergio Ruggieri ha continuato il suo intervento con una affermazione e una domanda: Sono cinquantasei i conflitti in corso nel mondo. Quanti ne conosciamo? Cosa ne sappiamo? E ne ha dato dati aggiornati.

Questa situazione di conflitti “sparsi”, che rende veritiera la definizione di papa Francesco “terza guerra mondiale a pezzi” coinvolge tanti Stati direttamente coinvolti o alleati che rende altissima la spesa militare sostenuta. Anche su questo Ruggieri ha letto dati dal rapporto Caritas sottolineando, poi l’incidenza delle conseguenze sui bambini:
Secondo i dati diffusi nell’ultimo Rapporto dal Segretario generale ONU per i bambini e i conflitti armati, del giugno 2024, sono state registrate nel mondo 32.990 gravi violazioni contro i bambini.

Sergio Ruggieri ha fatto velocemente un’analisi della mancanza di informazione sui conflitti attraverso i mass media, sottolineando soprattutto i dati riferiti dal sondaggio dell’Istituto Demopolis su Instagram, uno dei new media più diffusi, soprattutto in ambito giovanile, e dell’Osservatorio di Pavia sui tg televisivi.

Se questi sono i dati, ha sottolineato Sergio Ruggieri, dobbiamo constatare come la violenza si diffonde oggi tanto quanto l’indifferenza. In un’era in cui possiamo connetterci istantaneamente a tutto il resto del mondo, l’indifferenza rimane una scelta che ci separa dalla responsabilità e dall’impegno. Il nuovo Rapporto sui conflitti dimenticati “vuole rompere il silenzio, richiamare alla consapevolezza e all’azione, invitare a non dimenticare, riportando alla luce storie di sofferenza e di resilienza che non si trovano nei nostri schermi”.
Ricordiamo che nella Prima Guerra Mondiale, circa il 5% delle vittime furono civili, nella Seconda Guerra Mondiale questa percentuale salì al 50%. Oggi, nelle guerre “moderne” tale percentuale è salita al 90%.
“Presentando il Rapporto Caritas vogliamo innanzitutto operare un’azione di resistenza al pensiero globale sulla ineluttabile della guerra. Vogliamo inoltre operare un cambio culturale nel sentire comune, mettendo in evidenza che è necessario investire nella costruzione della cultura della pace, non come un’idea astratta, ma come una realtà concreta che si manifesta nelle scelte quotidiane, partendo dal rispetto reciproco e dalla volontà di trovare soluzioni, disarmando il linguaggio.” Ha voluto sottolineare Sergio Ruggieri.
Gli studiosi informano che sono due gli elementi caratterizzanti dei conflitti di oggi, rispetto a quelli anche solo di pochi anni fa: le tecnologie militari, che arrivano più lontano e sono più distruttive; e una crescente competizione geopolitica, ovvero la lotta per il potere. Dunque, una lotta per il potere anche a scapito dell’Uomo, della vita e della dignità umana.
A conclusione del suo intervento, Sergio Ruggieri ha raccontato la sua esperienza-testimonianza in Palestina nel 2002, lo sgomento provato nel constatare la divisione dei due popoli attraverso il lungo muro che divide lo Stato di Israele; le lunghe file dei Palestinesi sin dalle quattro del mattino ai check point per entrare a lavorare nei territori israeliani, pur avendone il permesso, e l’esperienza provata ad attraversarne uno con l’obbligo di togliere gli stivali per esserne perquisiti; vivere e mangiare in una casa contigua ad un posto di blocco con i soldati armati che ti guardano in ogni tuo movimento; ha parlato dei bambini che sono accompagnati dai giovani volontari dell’Operazione Colomba dell’associazione Giovanni XXII per andare o tornare da scuola quando il percorso attraversa una zona abitata dai coloni israeliani e si rischia di essere feriti…..
Ed ha parlato dell’esperienza in Congo nel 2018 con la guerra civile sobillata dai paesi confinanti.
La Repubblica Democratica del Congo (RDC), ha ricordato Ruggieri, è un paese ricco di risorse minerarie: si concentrano preziosissimi giacimenti di idrocarburi e minerari di coltan, oro, cobalto, litio, diamanti, rame, nichel che hanno catturato l’interesse di numerose potenze internazionali e Stati vicini. Una terra vittima, a causa delle ingiustizie, della sua stessa ricchezza. Oltre 5.6 milioni gli sfollati interni al Paese in seguito ai continui conflitti, provocati proprio per il possesso di questi minerali, soprattutto del coltan, essenziale per la produzione di telefoni cellulari e computer.
La Caritas, sia a livello internazionale che nazionale, lavora in RD Congo per affrontare le sfide legate all’estrazione del coltan, che spesso è associata a sfruttamento dei minatori e conflitti.
E’ intervenuto, poi, Ibrahim Elsheikh, operatore sociale sudanese, che ha invece raccontato delle drammatiche conseguenze del conflitto in Sudan scoppiato ad aprile 2023 e che si sono riversate sui Paesi circostanti quali Ciad, Sud Sudan, Egitto, Etiopia, Repubblica Centrafricana, e Libia, terreni non noti per essere solidi contesti di pace.
Il conflitto è principalmente una lotta di potere tra i due ex-alleati per il controllo del Paese e delle sue risorse, ha messo in evidenza Ibrahim, ma ora ha riacutizzato le divisioni tra le diverse comunità presenti nella nazione, in parte eredità del periodo coloniale e post-coloniale, coinvolgendo anche altri gruppi armati. La principale vittima della guerra è, però, la popolazione civile, che subisce le violenze di entrambe le parti in lotta. La guerra è finanziata soprattutto dall’estrazione dell’oro di cui il Sudan è ricco e che fa gola agli Stati esterni fornitori di armi.


La guerra civile in Sudan ha provocato la più grave crisi umanitaria al mondo, e il Paese è in uno stato di anarchia con scontri e crimini contro l’umanità su tutto il territorio nazionale. In Darfur e a Khartoum sono state combattute battaglie sanguinose e atrocità terribili.
Da parte degli Stati stranieri vi è l’appoggio a questo o all’altro contendente in base agli interessi politico-economici da cui sono animati, mentre la comunità internazionale e i media mostrano grande disinteresse che si traduce in un gravissimo sottofinanziamento dei programmi di aiuto. Anche Ibrahim ha concluso la sua testimonianza dando dati aggiornati:

“La conoscenza di quello che succede nel mondo, informandosi da altre fonti indipendenti, ci permette di essere protagonisti nelle nostre scelte, di non arrendersi al pensiere unico, e di operare per un cambiamento culturale, come già nella storia è successo, vedi il fenomeno della schiavitù, che da essere globale ed antichissimo, ora è almeno teoricamente inaccettabile dal pensiero e dalla sensibilità comune. Questa è l’ “utopia” che ci guida” è questo il messaggio finale di Sergio Ruggieri.

One thought on “Conflitti dimenticati: una riflessione della Caritas di Bisceglie

  1. È ancora possibile che ci siano guerre di serie A e di serie B e così via? La guerra è orrore sempre.
    Assistiamo impotenti alla giornaliera conta dei morti attraverso i media… A che serve?

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