Quando la violenza esplode nelle case: un’emergenza di salute pubblica

Il recente femminicidio-suicidio avvenuto a Bisceglie riporta con forza al centro del dibattito il tema della violenza nelle relazioni e del disagio psichico. Su questo interviene il presidente dell’Ordine delle Psicologhe e degli Psicologi della Regione PugliaGiuseppe Vinci, richiamando l’attenzione su una questione che va ben oltre il singolo episodio e investe direttamente il piano della salute pubblica. 

“Di fronte a episodi di violenza estrema nelle relazioni di coppia, che si ripetono ovunque con una frequenza sconcertante, l’uso di termini come ‘raptus’ o il riferimento alla ‘gelosia’ rischiano di deresponsabilizzare e, talvolta, di introdurre una forma di implicita giustificazione” spiega Vinci. “Allo stesso modo, l’espressione ‘tragedia familiare’ tende a neutralizzare la dimensione di violenza che invece deve essere nominata con chiarezza”.

Per lo psicologo si tratta, nella grande maggioranza dei casi, di violenza maschile contro la partner, che si inserisce dentro modelli culturali e relazionali ancora segnati da elementi di possesso e disuguaglianza. 

“Se vogliamo che questi eventi non si ripetano, o almeno si riducano, è necessario spostare lo sguardo dalla sola dimensione dell’evento a quella dei processi” sottolinea il presidente degli psicologi pugliesi. “Questo significa investire nella capacità di intercettare precocemente le situazioni ad alta conflittualità, riconoscere i segnali di controllo, di isolamento, di escalation della tensione, e offrire spazi di intervento adeguati, sia sul piano clinico che su quello sociale. Significa anche lavorare, più in profondità, sui modelli culturali di relazione, promuovendo una educazione emotiva che consenta, in particolare agli uomini, di riconoscere e attraversare le proprie fragilità senza trasformarle in agiti distruttivi. E significa rafforzare i servizi territoriali che accompagnano le fasi di separazione, soprattutto quando queste si configurano come altamente conflittuali. Significa rafforzare la formazione delle figure professionali (medici, avvocati, assistenti sociali, vigili urbani, giornalisti) che intercettano nel proprio lavoro situazioni di violenza: in Puglia sta per prendere il via anche un’iniziativa voluta dalla Presidenza del Consiglio regionale nella scorsa consiliatura e organizzata dal nostro Ordine, che si svilupperà in tutte le province pugliesi”.

Per Vinci, tali eventi non sono incomprensibili né imprevedibili nella loro totalità. Sono, piuttosto, il risultato di intrecci complessi tra storie individuali, dinamiche relazionali e contesti culturali. “Comprenderli in profondità non significa giustificarli, ma assumersi la responsabilità, come comunità professionale e come società, di creare le condizioni perché possano essere prevenuti e curati” conclude Vinci.

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