Le fontanine pubbliche a Bisceglie
Cosa sta succedendo alle fontanine pubbliche a Bisceglie?
“Rubano i rubinetti, lo hanno rotto per l’ennesima volta”.
Tre pompe : “Una funziona, una l’hanno chiusa e l’altra funziona da raccoglitore d’immondizia, bottiglie di birra, cartoni di pizza e buste di pattume”. ” Che sta succedendo??Sono ferme da diverso tempo!!!
Niente di strano!!!” “Uno scempio che ho segnalato ormai da anni ma a quanto pare noi cittadini non abbiamo voce in capitolo.”
Sono solo alcune delle voci puntualmente riportate sui social.
Una storia nata all’ inizio del 900 ed ora il vandalismo, l’incuria e le disattenzioni stanno distruggendo parti essenziali della nostra identità e della qualità della vita e dei servizi della nostra città.
Erano i primi anni del ‘900 e si raccoglieva l’acqua dai pozzi artesiani. Una battaglia continua con la natura arsa ed arida delle nostre terre.
Poi arrivò l’Acquedotto Pugliese e fu costruita una delle più imponenti strutture idrauliche al mondo. Una rivoluzione così profonda e radicale, il più grande salto nel futuro per la nostra gente, le fotografie dei Sindaci con i monelli, delle donne che lavavano i panni e scherzavano e dei contadini che stranamente non portavano il broncio, davanti alle fontanelle di ghisa. Ecco la nostra storia.
La storia della nostra terra è fatta di acqua, dell’acqua che non c’era ed un giorno arrivò.
Chi non comprende questo ha capito poco della propria esistenza e del luogo in cui vive.
Poi arrivò il 2011 quando il novantacinque per cento degli italiani disse no alla privatizzazione dell’acqua pubblica, come bene universale, come bene infungibile che non può essere sottomesso alle logiche del profitto.
In quel referendum la risposta fu: non ci provate più! In realtà ci hanno provato e ci provano tutti i giorni, ma la strategia è cambiata. Meglio la dismissione, la disfunzione, il disinteresse.
Tutto questo mentre le ondate di calore si susseguono e non bastano i piani sulla carta quando i servizi minimi essenziali restano sulla carta . Fontanine pubbliche? Sono fuori da questi piani.
Credo che a questo punto, e mi sono rivolto alle persone di buona volontà o che credono nella cittadinanza attiva, era necessaria una mappatura di tutte le fontanine pubbliche, con invito alla segnalazione di tutte quelle non funzionanti indicando quali problemi o disfunzioni presentano, e naturalmente fornendo indicazione di quelle che ancora funzionano.
Mi scrive un amico da Trani e mi dice: per la mappatura dai un’occhiata a FontaninApp ed è l’applicazione ufficiale dell’Acquedotto Pugliese (AQP) pensata per geolocalizzare le fontane pubbliche sul territorio, scaricabile sul cellulare oppure al sito web Fontanelle . org. Finalmente una traccia ed ecco che qualcuno che ringrazio ha indicato le prime 27 fontanine pubbliche presenti sul territorio. Poi è bastato coinvolgere degli amici e abbiamo scoperto nel gioco della memoria che forse ce n’erano almeno altre 12 ad esempio quella di Pio X, l’incrocio di Viale Calace di via Luigi Papagni, di Via Porto, della Stazione, quella del Castello (tumulata), della villetta di sant’Agostino, della piazzetta dinanzi alla Madonna di Passavia, una nella zona della bi marmi, al vecchio molo. E sono certo che ne ho dimenticato qualcuna.
Siamo così arrivati già a quaranta fontanelle pubbliche. Quante di queste funzionano, quante sono non funzionanti o dismesse, quante sono state tombate? E quelle della piazza quando cominceranno a funzionare?
Ma non è un fatto solo di manutenzioni, è soprattutto una vicenda culturale ed identitaria, riguarda la socialità, la qualità della vita, il nostro essere biscegliesi, il nostro modo più autentico di amare la nostra terra o di non amarla.
Come quando prendiamo un caffè ed anche se non chiediamo l’acqua, la nostra storia di accoglienza ci porta ad offrirla.
Non dovrei più camminare a piedi e attraversare Via Maggiore Calò, dove a fronte di un bel murales tutto tace, non c’è più la socialità, l’incontro tra anziani, i lavoratori che si fermano a bere. Ma questa non è una storia di ricordi, è storia viva.
Potrei aggiungere molto altro, ma se un giorno vorremo parlare di visione, parleremo di quello che poteva essere fatto e non è stato fatto. Anche se vorrei dire come il maestro Alberto Manzi: non è mai troppo tardi.
LUIGI CARLO ROCCO