Estate Biscegliese, Sinistra Italiana: tanti limiti strutturali
Il corposo cartellone dell’ Estate in Blu 2026” a Bisceglie, lungi dal placare il dibattito politico, ne accende i riflettori sui limiti strutturali. Dietro l’annuncio di oltre 150 appuntamenti si cela infatti una forte frammentazione frammista a un paradosso: la totale supplenza del privato sociale sulla programmazione pubblica.Ancora una volta, la spina dorsale dell’attrattività cittadina è delegata ai grandi brand consolidati del territorio, come l’Associazione Borgo Antico, la Confcommercio e Digithon. Pur riconoscendo l’indiscusso valore di queste realtà, emerge con chiarezza come l’Amministrazione civica si limiti a un ruolo di mero patrocinio, trasformando il dinamismo di terzi nella “zavorra” ideale per coprire un preoccupante deficit di progettazione interna della macchina comunale.
La retorica della “sobrietà”, spesso usata per giustificare la mancanza di grandi acuti istituzionali, maschera in realtà l’incapacità di intercettare finanziamenti strategici e di garantire servizi di base all’altezza, dal decoro urbano alla gestione dell’accoglienza. Sotto il profilo strettamente politico, l’attuale stallo rischia di generare un equivoco pericoloso: addebitare il declino progettuale della città al centro-sinistra. In realtà, il CSX è la vera parte lesa di una governance civica inadeguata e priva di identità.
Non è più tempo di nascondersi dietro formule di comodo o tutele di facciata. Diventa imprescindibile un immediato chiarimento politico: una profonda rigenerazione programmatica che restituisca alla mano pubblica la cabina di regia dello sviluppo locale, ponendo fin da ora le basi per una coalizione solida e competitiva in vista delle amministrative del 2028.