Il coraggio di una Piazza, il coraggio di cambiare in corsa

Dopo il messaggio di buon pomeriggio, nella messaggistica di questi giorni di caldo estremo, ecco comparire 17 foto in formato a quattro, con l’uomo con il soffiatore della pulizia urbana negli angoli della piazza seguito da un potente spruzzatore d’acqua che nella piazza dell’ex Mercato del Pesce per un attimo ci riconciliava con l’anima degli avi e i tormentoni del presente.

Seguivano due commenti: tanto arriverà sino a domani, no neanche fino a stasera.

Almeno in questo diamoci l’ottimismo di qualche giorno.

Poi c’è il vantaggio di andare sul posto e capire cosa resta della teoria e delle buone intenzioni di tutti. Talvolta un colpo d’occhio può servire a qualcosa.

Devi camminare a piedi per capire subito che, al momento, quella così com’è non è una piazza ex o non ex.

E’ un luogo di transito, di attraversamento e stazionamento di cicli e motocicli, con tutta la saccenza che ci porta il mondo moderno unito all’indolenza che nulla possa mai cambiare, che serve a congiungere Corso Umberto, il Centro Storico e l’area del Cinema Garibaldi, da attraversare in entrambe le direzioni. Per capirci mezza città.

Lì la moto, lì la bicicletta elettrica, lì la birra e i tavolini, lì gli ultimi commercianti in attesa di Godot.

E con quella strana aria sospesa, come si chiamano quegli uccelli che girano intorno?

E cosa capisci ? Che lì si sta giocando una partita fondamentale e centrale.

Trovo inizialmente due chioschi aperti. Quello con i fiori e quello dell’esercizio commerciale di fronte che ha spostato il frigorifero e le bibite da spacchettare. E poi il nuovo stand di zucchero filato, fatto bene, devo dire, con quello spazio minimo il massimo risultato possibile.

Un’immagine eroica in tutto questo. C’è qualcosa di straordinario nei nostri commercianti e nei nostri produttori, quella capacità di strappare al niente un’idea, un’invenzione.

Nonostante tutto questo, avete capito che è urgente, è urgentissimo che quel mondo di mezzo trovi una sua collocazione?

Non può stare così. Lo ripeto un’altra volta, non può stare così.

Siamo al punto che è addirittura superfluo, ininfluente che così come fatta sia stata un’ottima o una pessima idea. Quel luogo deve aprire! Che sia una piazza commerciale, un luogo di intrattenimento, un posto dove passeggiare o dove incontrare gli amici o fare bottega. Una serie, anche non breve, di cose, a cominciare dai bagni e dal cemento armato e dal verde cementato, naturalmente dovrà essere rivisto, ma quel luogo deve aprire.

L’errore principale, guardate, non è stato se doveva essere o meno un’area commerciale, anche se le idee sono state un po’ confuse tra il dire e il fare, o se doveva rimanere la piazza del pesce, l’errore principale che si continua a fare è trattare quel luogo dal punto di vista burocratico consistente nella semplice applicazione di un bando per la concessione di questi piccoli spazi e nel tipo di opposizione che se ne fa.

Tutti fanno i compitini a casa per strappare la sufficienza, o per dire quella cosa lì non va e non se ne fa niente, quando dovrebbero metterci un po’ d’anima per capire cosa succede , anche di importante per tutti.

La polemica sulle fidejussioni era l’ultima cosa in cui si doveva suggerire di imbarcarsi, se si concede un’immobile pubblico a scopo commerciale non è facoltà richiederla, lo devi fare.

Erano altre le priorità e le richieste che dovevano essere avanzate, a partire da quello che ho detto prima : calmierare i canoni almeno in fase di avviamento, dove sta l’acqua? Ed i servizi igienici? alla valorizzazione della piazza, alle iniziative continue da mettere in campo, a tutela del commercio, sicurezza e cultura comprese.

E almeno sino alla tettoia non vedo niente di scabroso che ci si possa allargare.

E poi , altri Sindaci lo hanno fatto, quella è una piazza dedicata alle produzioni, al confezionamento e all’artigianato locale, alle idee del territorio, non alle macchinette automatizzate.

Per farla breve, mi sembra di assistere a tanti bei compitini fatti in classe, tutti modestamente sulla sufficienza, ma quello che non trovo è quella convinzione, quella capacità di dare uno slancio alle cose, quel senso di sintesi che un Sindaco deve trasmettere, questa non è la partita dell’Assessore alle Attività produttive, che non poteva dire altro di quello che ha detto, oppure dell’ “io l’avevo detto”, oppure ancora del “grazie a me” . E’ una partita che tocca troppi tasti e che parla di beni comuni, di legalità, di restituzione della piazza alla gente, di attrattività, di sviluppo economico, è un lavoro interdisciplinare e, non c’è più molto tempo, non si può aspettare. Chi dovrebbe, a chi tocca far sintesi, prendere anche iniziative coraggiose? E poi c’è quella separatezza del fronte strada dai box che stanno alle spalle. L’avete notato? Avete pensato a degli stand espositivi, a delle sagre, ad un consorzio o ad un’associazione che spinga, che ci sia un’iniziativa ogni sera, se non ora, vedi la festa dei Santi, quando? Al punto in cui siamo, occorre cambiare in corsa, e farlo in fretta. E forse qualcuno che ha rinunciato, dovrebbe ripensarci. Non sappiamo come andrà a finire, ma questa è una partita che tutta la città dovrebbe giocare e pretendere che si giochi.

 

Cordialità, Luigi Carlo Rocco

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