Cultivar coratina, le nostre città come testimonial
Che meravigliosa definizione per il nostro olio extravergine biologico.
Con un altissimo livello di qualità, estrazione meccanica con una lunghissima storia di pratiche agricole e rispetto dell’ecosistema.
E come mi hanno insegnato sin da piccolo “tanto va il formaggio e tanto va l’olio”. O no ? Non è più cosi?
Io vi racconto una storia. Un anno fa, capita talvolta di fare qualche tagliando e di caricarsi di bombe farmaceutiche. E come in tutti i luoghi di cura, pastina e l’olio nella confezione di plastica sigillata. Provai la prima sera, il secondo giorno, già il terzo non ero più convinto e dopo pranzo e cena ancora queste
bolle di arrossamento. Tutto questo finché non arrivò il nostro olio. Cominciò tutta un’altra storia.
Li chiamano polifenoli, e chissà perché in
questa nostra terra baciata dalla fortuna incompresa, doveva nascere un olio con una quantità di antiossidanti, doppia e in qualche caso tripla rispetto ad altri oli.
Con quel sapore
solo un amaro di carattere poteva competere con un olio dolce e leggero. E chi l’avrebbe detto che quell’olio è utile anche per la salute
cardiovascolare, ha proprietà antinfiammatorie e migliora la flora intestinale. Non sono un medico ma decisamente meglio questo che impasticcarsi.
I ricordi di quando sei ragazzo e mangiarsi la cialda o le bruschette sotto un tendone d’uva, quelli sono miei, sono nostri. E sono tutti sapori che toccano i cinque sensi.
Ci stavano per cacciare, quasi a ridurci come un olio da taglio senza caratteristiche di qualità, la buona notizia è che il Consiglio Oleicolo Internazionale (COI) ha finalmente e in modo definitivo stabilito
il limite degli steroli a 800 mg/kg per la cultivar Coratina, proteggendo la sua commercializzazione e il valore dell’olio extravergine italiano. L’altra buona notizia è che, salvo ultimi colpi di coda quest’anno non “c’è stato l’attacco della mosca e l’olio potrà esprimere tutte le sue potenzialità.
Ma ritorniamo al prezzo dell’olio, dell’olio extravergine d’oliva biologico nostro. A novembre dell’anno scorso il suo prezzo oscillava tra 11 e 12 euro al litro ora tra 7,5 e 8 euro al litro,
un crollo che è certamente frutto della speculazione e di tutto l’olio non di qualità, di sofisticazioni e di immissioni sottobanco. E poi ci vogliono prendere per il collo, la finanza non sa che farsene delle nostre storie. Tutti dicono che si prepara una stagione complessa, probabilmente decisiva per l’intero comparto. Ma l’olio per noi
non è un comparto, è l’essenza stessa delle nostre produzioni e della vita e dell’identità dei nostri territori. E’ ancora vivo l’incubo di qualche anno fa quando i frantoiani comprarono le olive a 43-45 euro al quintale, un bagno di sangue per tutti i produttori. E mai come in questa occasione il messaggio non può che essere uno, occorre muoversi in tempo, per tempo e muoversi insieme. Chi stocca, chi commercializza, i frantoiani, i produttori piccoli e grandi ed i consumatori dei nostri territori devono una volta per tutte capire che sono sulla stessa barca. Speculare serve a pochissimi e danneggia quasi la totalità, è tempo fare smettere questa cosa.
Tante imprese olivicole sono state brave a commercializzare il nostro prodotto all’estero, ma io sono convinto che è stato trascurato il consumo interno, lo si è dato in qualche modo per acquisito. In realtà non è così, anche molti nostri concittadini non conoscono il nostro olio o perlomeno lo hanno etichettato come olio aspro ed amaro
ed ancora continuano a comprare dai supermercati olio di origine europea miscelato. Nonostante il prezzo del nostro olio evo sia assolutamente a livelli assolutamente bassi, assolutamente competitivo, quasi a non coprirne i costi.
A mio avviso è questo il momento, sia per il consumatore
finale così come per tutta la filiera di produzione alimentare, di dedicare
la massima attenzione all’ottimo rapporto qualità prezzo e immettere liquidità in questa direzione significa partire con il piede giusto per la prossima campagna olearia.
Anche per la sicurezza nelle campagne, per il controllo dei porti e per la verifica delle cisterne, per la strumentazione per i controlli è ora il tempo
di muoversi senza attendere quando la raccolta è già cominciata.
Vorrei lanciare un’idea che è quella di portare il nostro olio extravergine d’oliva su tutte le tavole dei nostri concittadini, sulle tavole dei nostri territori. Forse ci vorranno dei protocolli d’intesa, dei tavoli di confronto o basterà l’iniziativa dei singoli, ma di una cosa sono certo, di fronte alla complessità del futuro, solo se noi cittadini ci facciamo testimonial di questa nostra ricchezza, riusciremo a salvare benessere e prosperità, ma in questo ci vogliono idee nuove ed anche un pizzico di follia.