I tempi della nostra città
proiettata in una sola direzione lineare ed infinita , piuttosto quel tempo è stato visto come un dono.
Nell’uomo moderno non esiste una sola definizione del tempo,
stretto, flessibile, per qualcuno non esiste , per un bambino il tempo è viverlo, il tempo è la memoria, il lavoro va a tempo e tutto va a tempo, il tempo sfugge, per qualcun altro è trovare il tempo, cosa ci fai con il tuo tempo.
Di una cosa siamo certi, comunque la si pensi, il tempo è importante, troppo importante, non c’è un solo tempo singolare ma plurale.
Sono le 3 e 38 di notte o le 15 e 38 ed ecco arrivare il camion della raccolta della spazzatura, risvegliarsi non è una cosa piacevole ed eccolo che ritorna, ma la domanda che soprattutto ti pone quel tempo, non sai quando ritornerà di nuovo, quando accadrà.
Di pochi giorni fa sulle nostre spiagge vi è la proroga per i parcheggi a pagamento ma il servizio di salvamento finisce lì, per i fruitori di questa stagione bruciata dal sole, il tempo è disallineato.
Chissà se gli animi sarebbero stati meno esacerbati se la chiusura della zona del porto fosse avvenuta prima, in tempo.
E’ da stamattina che continuano questi lavori, questi rumori, ed ognuno fa quel che gli pare, a chi devo rivolgermi?
Questo problema del tempo me lo stavo ponendo da tempo, almeno da quel giorno in cui una madre che doveva correre al lavoro, doveva lasciare il figlio a scuola, ma a chi lasciarlo?
Oggi è la mia giornata libera, dovevo andare in quell’ufficio ma era chiuso, nessuno mi aveva avvertito. Dovrò prendere un permesso dal lavoro.
Si crede di fare le cose giuste ma sono tutte nel momento sbagliato.
Siamo un po’ in ritardo, le politiche temporali sono nate in Italia intorno agli anni ’80, con la città di Bolzano come capofila, ci si interrogava come migliorare il funzionamento della città dal punto di vista degli orari, della riqualificazione dello spazio urbano e dell’accessibilità ai servizi pubblici. Questa questione del tempo è una cosa che sfugge, in larga parte e in maniera bipartisan si è finiti, così, per assegnare le deleghe ai vari assessorati, in cui il tempo fa da sfondo, ognuno si arrangi con le sue competenze e con il tempo residuo che gli rimane. Non si crede che si abbia bisogno di un coordinamento?
E’ nell’ordine delle cose che il tempo finisca per non ritrovarsi.
Non sono particolarmente favorevole a quei piani e regolamenti che partono dalle tavole di Mosè, preferisco l’essenziale, ma comunque un Piano dei tempi e degli orari, quello andava fatto, almeno provare a scrivere qualcosa per vivere meglio.
Credo che parlare di mobilità sostenibile e di piano urbano del traffico, di accessibilità ai servizi che riguardano l’intera comunità, discutere di quale strumentazione tecnica mettere in campo per le politiche temporali, dovrebbe toccare le corde di tutti i consiglieri comunali, magari proporre, sentita la città, di come migliorare la qualità della vita dei suoi cittadini e di chi viene in città.
Che poi i pilastri sono almeno tre, poi se ne possono aggiungere altri, ma almeno si parta da come armonizzare gli orari degli uffici, del commercio, delle scuole, da come conciliare i tempi di vita e di lavoro, da come migliorare la vivibilità partendo dagli spazi urbani a disposizione, da come mettere in campo buone pratiche.
La mia proposta è quella di istituire un Assessorato con i suoi uffici, che abbia come obiettivo proprio I TEMPI DELLA CITTA’, non una cosa annacquata al benessere generico, e se necessario di avvalersi di una Consulta, ma di quelle che funzionino, aperta alla partecipazione dei cittadini. Non abbiamo il Difensore Civico, almeno questa proposta mi sembra il minimo sindacale. E poi con un Segretario Generale che possa seguire queste cose, senza portarsi addosso l’assegnazione di una montagna di ulteriori adempimenti.
Ci sono degli esempi già attuati in altre città, quali la modifica degli orari di apertura degli uffici comunali per distribuire meglio l’afflusso di utenti durante la giornata, oppure la sperimentazione di orari scolastici flessibili per ridurre il traffico nelle ore di punta, l’ adeguamento delle corse degli autobus agli orari di ingresso e uscita delle scuole o degli uffici, negozi e servizi che aprono e chiudono in fasce orarie sfalsate rispetto al centro città,
progetti come “Scuole aperte” che prolungano l’orario scolastico con laboratori per aiutare i genitori lavoratori, apertura di sportelli comunali online o decentrati nei centri commerciali e nelle periferie, prolungamento dei servizi per l’infanzia, utilizzo della banca del tempo, possibilità di fornire supporti alle madri lavoratici, collaborazioni con studenti e giovani lavoratori in tema di digitalizzazione e di formazione rispetto a fasce della popolazione con conoscenze non digitali, i quartieri dei 15 minuti a piedi dove puoi trovare tutti i servizi. Sono comunque certo che le possibilità possano essere tante. Sono solo degli esempi, ma è chiaro che ogni cosa andrebbe adattata alla città in cui si vive.
Ed è altrettanto chiaro che su queste cose bisogna dedicarci del tempo, dell’ energia ed idee nuove, ci vogliono anche i giovani, che certamente non possono essere ritrovate nei ritagli di tempo delle attuali competenze assessorili e in presenza di scarsità del personale, ma che occorre andare nella direzione di dare centralità AI TEMPI DELLA CITTA’ . A un certo punto si era pensato che per colmare questo gap fosse necessario puntare esclusivamente alla costruzione di opere pubbliche o all’implementazione di qualche servizio, con risultati che sono oggetto di distinte valutazioni, ma che da soli evidentemente non bastano, specie se non si ha particolare attenzione verso la custodia e la gestione. In realtà amministrare una città è diventato sempre più complesso, anche i cittadini sono cambiati, sono diventati più esigenti, e dico giustamente. Il tempo è un fattore essenziale, e non indico il tempo come esclusivamente voler dire andare più veloci, ma cosa farne di quel tempo perché una Pubblica Amministrazione renda qualitativamente più vivibile la vita di chi amministra. E il primo passo è sempre quello di ascoltare e poi tradurre quell’ascolto in azione. E’ tempo.