Non fermiamoci all’immagine della cassetta o dello scaffale vuoto

C’è un effetto mediatico ed anche una reazione storicamente condizionata che la nostra mente percepisce come carenza di cibo. Vedere in televisione o anche negli acquisti quotidiani gli scaffali vuoti di un supermercato, le cassette vuote, immediatamente fa scattare questa molla atavica, ma nella realtà non significa affatto che il cibo non esista o che sia terminato alla fonte o laddove si produce. Anzi.

Trasmettere un messaggio che sussista un’emergenza alimentare nazionale determinata da carenza alimentare è quanto di più falso e strumentale si possa affermare.

Addirittura, con la sommatoria dei pensieri, ci sono persone che si sono precipitate in farmacia per chiedere se vi era un’interruzione delle forniture. I farmaci ci sono tutti, in questo settore gli approvvigionamenti risultano regolari, i depositi continuano a consegnare, è un servizio essenziale che nessuno ha toccato .

Inquadrare correttamente la situazione può aiutare il cittadino a fare le scelte giuste.

Ricapitoliamo, tutto è nato nel nostro Sud allorché gli autotrasportatori si sono fermati contro il caro gasolio, gli agricoltori oltre la benzina, i fertilizzanti, l’energia e i costi di produzione alle stelle si sono visti crollare il prezzo dei prodotti ( specie nell’olivicoltura ma non solo ), poi c’è stato il blocco delle autocisterne e

la vertenza dell’ex Ilva di Taranto che hanno determinato la carenza del carburante ai distributori, ed una sottovalutazione dei problemi ( inizialmente oscurati mediaticamente ) e una tardiva risposta governativa anche nella convocazione delle parti, e poi sono cominciati i blocchi stradali ed autostradali dei TIR. Nei prossimi giorni si prevede che si unisca il comparto della pesca.

Accanto ad una protesta spontanea e più che condivisa dall’opinione pubblica , sono stati segnalati nelle ultime ore tentativi di infiltrazione, di boicottaggi dei mezzi che non aderiscono ai blocchi , interventi di soggetti esterni alle ragioni sindacali della protesta, con l’affacciarsi di fenomeni speculativi.

Ma ritorniamo ai supermercati. La situazione è ancora al momento parzialmente diversa tra Nord e Sud, tra catene di distribuzione della stessa regione ed addirittura dello stesso Comune. Anche nella nostra Città.

Dipende dalle rotte utilizzate per le consegne, dalla disponibilità delle scorte e dalla durata e dalla presenza dei blocchi nelle varie aree. I piccoli negozi e quanti acquistano dai produttori locali e distribuiscono a chilometro zero sembrano meno risentire della situazione, sono più resilienti e meno dipendenti dalla catena di distribuzione.

Non fermiamoci all’immagine della cassetta o dello scaffale vuoto. Questa immagine può indurre il consumatore a fare acquisti oltremodo superiori al normale ed aumentare la tentazione di fare scorte, determinando solo o l’aumento dei prezzi o l’esaurirsi più velocemente delle scorte.

Non sfugga un elemento essenziale, chi più sta risentendo della situazione non sono tutti i prodotti ma in modo più evidente i prodotti freschi, quelli facilmente deperibili, quelli che hanno più necessità di una fornitura giornaliera : frutta e verdura, latte fresco, mozzarella di bufala, carne e formaggi e poi a seguire, per ragioni collegate alla catena del freddo i prodotti da frigo e i surgelati. A cui si aggiunge la filiera florovivaistica. Si tenga presente che grandi quantità di questi prodotti, specie quelli a stoccaggio limitato, sono fermi nei luoghi di produzione, a rischio di deperimento e di un enorme spreco di cibo.

E c’è pure un altro fenomeno preoccupante: ad esempio l’aumento dell’importazione dei pomodori dall’Albania o dei peperoni dalla Spagna che rischiano di colpire ulteriormente la nostra agricoltura.

Non vi è alcuna ragione che si proceda con acquisti e scorte con prodotti a lunga conservazione, di cui i supermercati hanno peraltro consistenti scorte disponibili.

L’unica eccezione dovrebbe essere l’olio extravergine di oliva da acquistare preferibilmente dai produttori locali e che duri almeno sino a Natale.

Comportamenti non attenti del consumatore possono causare o aggravare un’alterazione del mercato, un aumento dei costi, una scarsità dei prodotti. E’ vero che il rientro alla normalità non sarà il giorno dopo ma si rischia di favorire la peggiore speculazione, di pagare oggi per due volte quello che domani costerà molto di meno.

Al riguardo si tenga conto della grande quantità di prodotti deperibili che sono in attesa di essere distribuiti e la circostanza che ben sanno le catene dei grandi supermercati che non riuscire a fornire un prodotto a un cliente rischia di far perdere proprio il cliente stesso. Per loro una perdita ben più consistente.

I prodotti deperibili devono avere una corsia preferenziale nella distribuzione e non incontrare ostacoli, questo è importante che avvenga.

Spero, infine, che chi guida le rivendicazioni, fatte per una giusta ragione, abbia in queste ore l’intelligenza di comprendere la complessità della situazione da gestire e chi governa senta il dovere di dare in tempi brevi risposte puntuali e aiuti tangibili .

Una rivendicazione pacifica e giusta non può essere strumentalizzata o ricondotta a un problema di ordine pubblico o peggio ancora ad una guerra tra poveri, o tra categorie che non possono lavorare. In ogni caso occorrerà monitorare l’evoluzione della situazione nei prossimi giorni.

 Carlo Rocco

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