Allerta meteo e fragilità urbana, Sinistra Italiana: a Bisceglie serve una rigenerazione vera, basta “pezze a colori”

Ad ogni allerta meteo diramata dalla Protezione Civile, la nostra Bisceglie si ritrova a fare i conti con lo stesso, identico copione: strade trasformate in torrenti in piena, alberi che cadono come birilli e l’ansia costante per la tenuta di una costa bellissima ma drammaticamente fragile. Non si tratta più di eccezionalità o di semplice sfortuna: siamo di fronte alle conseguenze evidenti di un’urbanizzazione figlia di scelte passate discutibili, che oggi mostra tutti i suoi limiti strutturali.
Il nostro territorio è segnato da lame di origine preistorica che per buona parte sono state tombate, deviate o ostacolate dal cemento. L’acqua, però, ha memoria: quando piove con intensità, i flussi riprendono il loro naturale percorso verso il mare, allagando i quartieri e mettendo a rischio l’incolumità pubblica. A questo si aggiunge la gestione del verde urbano, con alberi piantumati spesso in deroga alle norme minime essenziali agrotecniche, la cui instabilità è ormai diventata un pericolo imprevedibile a ogni forte raffica di vento. Infine, la nostra costa carsica, con falesie a costante rischio implosione, subisce una pressione non più sostenibile.
Bisceglie ha un disperato bisogno di essere ripensata. Non possiamo più permetterci di rincorrere le emergenze o di applicare “pezze a colori” – ovvero micro-interventi frammentati – al solo scopo di intercettare e spendere i finanziamenti regionali, nazionali ed europei del momento. Rincorrere i bandi senza una visione d’insieme serve a mostrare cantieri, ma non risolve i problemi dei cittadini.
La città necessita di una rigenerazione urbana radicale, guidata da studi ingegneristici e tecnici di nuova generazione, capaci di mettere al centro la resilienza climatica. Serve un piano strutturale che liberi i canali naturali, metta in sicurezza la falesia con l’ingegneria naturalistica e ridisegni il verde pubblico con criteri scientifici.
È il momento che la politica, i tecnici e la cittadinanza attiva si uniscano per pretendere una pianificazione a lungo termine. Il clima è cambiato, ed è tempo che anche il modo di amministrare e pensare il territorio cambi di conseguenza, prima che sia troppo tardi.

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