Scuola, dopo undici anni torna il cellulare in classe

Buone (o brutte) notizie per quegli studenti che non riescono a fare a meno dello smartphone, neanche mentre dormono. Presto il cellulare si potrà usare anche a scuola, ponendo fine al divieto introdotto nel 2007. E’ quanto ha annunciato la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli in occasione dell’evento relativo all’attuazione del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) tenutosi a Roma lo scorso 26 luglio. Un programma iniziato diciotto mesi fa che ha l’obiettivo di portare le competenze digitali in modo strutturale negli ordinamenti scolastici e che prevede, tra le altre cose, di intervenire sui provvedimenti che regolano attualmente l’uso dei device personali (dal tablet allo smartphone) in classe.

A settembre al Ministero partirà un gruppo di lavoro che – ha spiegato Fedeli – “servirà a chiarire l’utilizzo di dispositivi personali delle studentesse e degli studenti in classe, intervenendo sulle attuali circolari, risalenti a un periodo troppo lontano da oggi”. Il gruppo di lavoro – ha aggiunto la ministra – “avrà 45 giorni per pubblicare delle linee guida chiare ed efficaci per le scuole”. Sì all’utilizzo del cellulare in classe, quindi, ma – specifica – “promuovendo un uso consapevole e in linea con le esigenze didattiche“.

Un cambio di rotta già ipotizzato nel 2016 dall’allora sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone, – fautore di “un uso virtuoso di smartphone e tablet da parte degli studenti nella lettura dei testi in classe o per svolgere i compiti a casa” – che annullerebbe il divieto introdotto dieci anni fa dall’allora ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni. La circolare del 15 marzo 2007 bandiva infatti l’utilizzo dello smartphone durante le ore di lezione, in quanto considerato “un elemento di distrazione sia per chi lo usa che per i compagni, oltre che una grave mancanza di rispetto per il docente”, e introduceva la possibilità di applicare sanzioni disciplinari ai trasgressori della norma.

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