L’ultima stagione dell’architettura? Il Ventennio…

Se riprendessi un mio vecchio pensiero: “L’Architettura e l’Urbanistica d’età fascista sono già nella Storia dell’Architettura. Questo periodo contempla edifici di grande levatura, tutti inquadrabili nell’alveo del Razionalismo, alcuni dei quali ne rappresentano addirittura il manifesto italiano, come la Casa del Fascio di Como (1936), concepita da Giuseppe Terragni”;

e se aggiungessi:

“Altri edifici esprimono invece una seconda “anima” architettonica, quella “monumentalista”, come ad esempio il Palazzaccio a Roma, o come, a livello locale, l’edificio scolastico “De Amicis” (già Anna di Crollalanza), del 1931, o lo stesso edificio della Casa del Littorio, sempre progettato per Bisceglie, ma rimasto sulla carta. C’è poi un’architettura altrettanto funzionale sul piano celebrativo ma decisamente moderna, come la Casa del Fascio di Messina, progettata da Giuseppe Samonà, l’EUR con il suo Palazzo-simbolo (delle Civiltà), il famigerato “colosseo quadrato” o l’elegantissimo palazzo delle Poste a Napoli o il magnifico lungomare di Bari”;

 

e se concludessi:

“L’Architettura del Ventennio può essere considerata, ad oggi, l’ultima grande stagione dell’Architettura Italiana”,

sarebbe un reato?

GIANFRANCESCO TODISCO

 

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