Vagonate di milioni sui depuratori e altre ammissioni di colpa

9 Marzo 2018 0 Di ladiretta1993

È stato scritto un po’ di tempo fa di una ammissione di colpa a proposito di grandi opere pubbliche. Si tratta dell’insediamento della zona Asi in un territorio a forte rischio idrogeologico. L’ammissione di colpa è che in buona parte di quella zona non si doveva costruire, se non con nuove opere pubbliche finalizzate alla mitigazione delle conseguenze dovute alle forti piogge. Quelle opere si cominceranno a realizzare soltanto oggi e questa ammissione di colpa costerà 26 milioni di euro di soldi pubblici.

E se un depuratore, dopo appena 15 anni di attività ha bisogno di opere di adeguamento, uno che non capisce niente di progettazione ma che fa leva su un minimo di buon senso si chiede: cosa è stato sbagliato all’origine della costruzione di quel depuratore?

A Bisceglie, l’impianto fu realizzato nei primi anni duemila, costò circa otto miliardi di vecchie lire, si scoprì subito inadueguato.

A scoprirlo furono prima di tutto i cittadini che constatarono come il nuovo depuratore presentasse gli stessi problemi del vecchio in zona Bi Marmi: la puzza si era semplicemente spostata. Poi intervenne la magistratura che nel 2004 indagò su progettisti e funzionari dell’Acquedotto Pugliese (l’ente gestore di quasi tutti gli impianti nella regione), per aver realizzato un impianto “assolutamente inidoneo”, conseguenza di presunti errori nella progettazione che determinarono il pagamento di parcelle professionali nonostante la carenza di alcuni requisiti e false attestazioni sulla certificazione dell’opera.

Proprio quando si riuscì ad intercettare il finanziamento di quasi tre milioni di euro per le opere di adeguamento (quelle inaugurate qualche giorno fa), si comunicò che uno dei lavori principali sarebbe stato quello di aumentare il carico complessivo dell’impianto da 67.579 abitanti equivalenti a 85.714. Eppure si sapeva che per tutto il periodo estivo gli abitanti a Bisceglie diventano quasi il doppio degli oltre 55.000 registrati all’anagrafe.

A questi errori, vanno aggiunti anche quelli di gestione. Anche qui, a scoprirli è la magistratura dopo segnalazione di cittadini.  Nel 2013 si scopre lo sversamento di reflui non depurati che imbrattano le acque marine antistanti formando delle bolle melmose e maleodoranti. Nel corso delle indagini erano stati prelevati campioni delle acque di scarico nelle quali, a seguito delle analisi eseguite dall’Istituto zooprofilattico di Putignano, era stata riscontrata la presenza di geni propri del batterio Escherichia Coli – VTEC del sierogruppo 26, ritenuto responsabile della Seu “sindrome emolitico uremica”.

L’impianto viene posto sotto sequestro  e risultano indagati due legali rappresentanti dell’Acquedotto pugliese S.p.A. (soggetto gestore dell’impianto), nonché l’amministratore unico della Pura depurazione S.r.l. (società deputata alla conduzione del depuratore).

I reati contestati attengono a gravi violazioni ambientali, quali la dispersione non autorizzata in atmosfera di emissioni maleodoranti, il  getto  pericoloso di cose, il deturpamento di bellezze naturali ed il superamento dei valori tabellari nello scarico in acque superficiali.

Da allora i problemi sono rimasti gli stessi. L’acqua marrone che finisce in mare è ancora lì come mostra un video postato dall’ex candidata a Sindaco dei 5 Stelle Titti Mastrapasqua qualche settimana fa su Facebook (https://www.facebook.com/mytittifree/videos/10215017425738415/).

Con i lavori di adeguamento si parla finalmente in concreto di riutilizzo delle acque reflue in agricoltura. Va ricordato che ci sarebbe un esperimento in corso a Fasano (http://www.bisceglieindiretta.it/blog-la-condotta-sottomarina-a-torre-calderina-e-i-pareri-mai-espressi-sulle-alternative/) con una tecnica innovativa che ha il trascurabile difetto di costare poco: soltanto 300.000 euro. Per capirci con un termine di paragone: nella vicina Molfetta esiste un impianto di affinazione delle acque a scopi irrigui costato 17 milioni di euro e mai entrato in funzione.

Sulla gestione del ciclo delle acque, in Puglia viaggiano vagonate di milioni non sempre spesi con criterio e pensando alla sperimentazione low cost di Fasano, un’altra ammissione di colpa potrebbe arrivare fra qualche anno sul depuratore di Bisceglie scoprendo che il riutilizzo delle acque reflue in agricoltura poteva essere fatto con sistemi più efficaci e più economici.

Mario Lamanuzzi