Correlazioni pericolose tra autonomie locali e offese al territorio

Uno dei principali motivi per cui esistono gli enti locali, regioni, province, comuni, è indubbiamente la necessità di far amministrare il territorio a soggetti che vivono sul territorio e, quindi, si presuppone che meglio di ogni altro conoscano le sue esigenze e sanno come adoperarsi per garantire la sua conservazione e per tenerlo al riparo, nei limiti del prevedibile, da eventuali calamità naturali che possano comprometterne l’equilibrio.

Si presuppone che chi si candida ad amministrare un territorio conosca, tra l’altro, se è a rischio sismico, se può essere soggetto a frane, se, in caso di alluvioni, i letti dei corsi d’acqua o le lame siano in grado di proteggere da eventuali inondazioni. Tutto questo si presuppone … visto che è sempre l’amore per la propria città e la propria terra (così dicono) la “molla” che spinge più d’uno a candidarsi e a chiedere di essere eletto.

Se a tutto questo aggiungiamo che ci sono Regioni cui lo Stato ha concesso un’autonomia tale – ed altre cui sta per concederla – da consentire loro di gestirsi tutte le problematiche del loro territorio senza ingerenze ed intralci da parte dello Stato centrale, ebbene, allora, possiamo dire di poter dormire sonni tranquilli perché chi ci amministra sa il fatto suo.

Ed invece … siamo in Italia, la patria delle contraddizioni, il luogo in cui si cerca di estromettere lo Stato da ogni forma di controllo sull’operato degli enti locali per essere liberi di oltraggiare il proprio territorio senza dover rendere conto a nessuno, per essere liberi di favorire gli amici che costruiscono in zone storicamente sismiche senza l’osservanza di particolari vincoli, per essere liberi di chiudere un occhio sulle costruzioni abusive, per sentirsi autorizzati a non emanare provvedimenti di demolizione delle medesime ma, soprattutto, per essere liberi di spendere male i soldi dei contribuenti.

Prendiamo, ad esempio, il caso della Sicilia. Una regione autonoma che ha alle dipendenze un esercito di guardie forestali, che nemmeno la Foresta Nera può permettersi, e migliaia di addetti al controllo dell’equilibrio idrogeologico dell’isola. Ebbene, alla prima alluvione seria che succede? Che un’intera famiglia è sterminata dalla furia di un torrente che investe una villetta e semina morte. Una villetta costruita nell’alveo di un corso d’acqua, una villetta abusiva, anzi, notoriamente abusiva, come tante nell’isola. Un abusivismo così diffuso da far sorgere il sospetto (o la certezza?) che gli amministratori degli enti locali chiedono di essere eletti – e sono eletti! -proprio per garantirlo e per assicurare l’impunità a chi apertamente viola ogni vincolo edilizio.

Ora il Paese si commuove, partecipa sinceramente al dolore del familiare sopravvissuto, mentre il governo si occupa di clandestini, di reddito di cittadinanza e di riforma della Fornero. I problemi più urgenti del Paese, come la messa in sicurezza del territorio, non sono mai nei programmi o nei contratti di governo. Tra poco della tragedia siciliana o dell’apocalisse del bellunese non si parlerà più. Un film già visto, in attesa di altre tragedie di cui solo l’uomo è responsabile ma che si concludono tutte senza colpevoli.

  Pasquale Consiglio

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