Pietro Casella premiato al concorso “La Voce dei Poeti” di Roma

15 Aprile 2019 0 Di ladiretta1993

Ancora un riconoscimento per l’attività letteraria di Pietro Casella, avvocato e politico locale con una grande passione per la scrittura e la poesia.

Dopo essersi aggiudicato la “Rosa d’Argento” lo scorso anno assegnatole dal Comune di Roseto degli Abrussi per la video poesia “Terra Trema”, Casella “sale sul podio” del premio “La Voce dei Poeti” che si terrà a Roma il 31 maggio.

Ad annunciare i vincitori è stata Regina Resta, una delle organizzatrici della rassegna. La giuria composta dalla scrittrice Fiorella Franchini, dal docente di Scienze Forense di Siena Cosimo Lorè, dall’assessore della Giunta regionale della Campania Franco Roberti, ha assegnato il primo premio assoluto a Marika Stapane con il componimento “Prendimi per mano”. Pietro Casella risulta appena dietro nella graduatoria in compagnia di altri due autori. All’avvocato poeta il riconoscimento per “Due sillabe”, un testo sul ruolo controverso del “muro”, fisici e mentali, individuali e collettivi, nella civiltà odierna.

Ha spiegato l’organizzatrice: “La valutazione delle opere in concorso è stata effettuata in forma anonima. I componenti di Giuria hanno valutato individualmente tutte le opere assegnate, dopo una preventiva valutazione di merito al fine di una preselezione degli elaborati propedeutica al giudizio finale, e attribuito un punteggio sulla base dei seguenti fattori di valutazione:
• Attinenza al tema 
• Forma – Competenza linguistica e Correttezza formale (uso corretto della lingua)
Rispondenza ai requisiti tecnici previsti dal bando di concorso Analisi sintattico – grammaticale
• Contenuto – Originalità del contenuto ed elaborazione del contenuto. 
• Comunicazione – Capacità di trasmettere emozioni ed originalità espressiva. Efficacia del messaggio ed emozioni suscitate“.

 

Di seguito il testo di Pietro Casella che ha partecipato al concorso:

DUE SILLABE

Due sillabe, due consonanti e due vocali, la produzione di un suono simile al costante colpo di un martello ed in seguito alla corsa dell’acqua sull’orlo scosceso di un ruscello.
L’evocazione di un tratto rigido, severo, permanente, durevole, nella visione iniziale, leggera, molle, arrendevole nella fase finale…
Gli occhi che vedono cadere la neve per ore per giorni.
Gli occhi che vedono la sabbia danzare, depositarsi granello dopo granello per ore per giorni.
Muri di neve, muri di sabbia…
Muri che sembrano presentarsi con due nomi, due nature due entità.
Muri che plasmati nei diversi materiali…, creta, cemento, metallo, acqua, cielo, plasmati nella mente, formati da miriadi di parole, muri che appaiono simili nello stesso tempo alla severa punizione ed alla disgregazione di una civiltà.
Muri di cinta, la cinta che ferma , che tiene, regolata sul terreno, modellata su ogni corpo.
Muro che si fa piramide…vallo…muraglia…che protegge Roma…che divide Berlino, che resta per piangere ad Israele…che si fa parete, costruzione calda per la vita di una famiglia…terrapieno per la guerra, diga per la vita…
Muro che resiste nel tempo…che vorremmo abbattere per aprire e mostrare…già aperto ed impossibile da demolire…, muro fi foreste impenetrabili, muri per la flagellazione, per fucilare, per occultare i cadaveri, per la difesa militare, per le scritte di tutti gli innamorati del mondo .Il muro che è la parete di una montagna che alcuni osano scalare altri ammirare…il confine netto di una prigione, la trincea che non vorresti vedere.
Iscrizioni sulle mura, sangue sulle mura, caduti sulle mura, crepe sulle mura.
Muri che sono caduti…altri che non desiderano cadere…quale che sia il nome della terra, quale che sia il materiale, bambù o ferro, con porte o senza, con finestra o senza, quello che separa rispetto all’altro, che ripara rispetto al dentro, la costruzione di un nemico, la percezione di una differenza, l’altezza diversa ad indicare un sogno diverso, una paura diversa, la mano che si erge e diventa muro, l’ostinazione di un corpo rigido…
La parola che nega diventa muro e la porta nel muro la promessa di un accesso, l’ingresso nella zona protetta, l’illusione di un tempo per il focolare.
Il muro dei tempi , quello che scalarono i guerrieri, quello che difesero i cittadini.
E il muro della volta celeste e della gravitazione. Ogni muro che si presenta con due nomi: la resistenza e l’opportunità .
Ogni muro che conserva non solo il suo nome, ma quello di tutti i nomi che l’hanno sfiorato, le mani di chi ha nascosto nella breccia i propri capelli, la mano del tiranno e quella del giacobino, le unghie che disperate hanno lasciato la traccia sull’intonaco dei muri…e la libertà, la libertà di colpire il muro, restituire l’unità a quello che era stato diviso.
Il muro eretto per la cattedrale e quello eretto per i forni.
Il muro che vogliono gli umani e quello che vogliono gli dei .
La forma di ogni muro nato dall’occhio di ogni umano.
Quello che puoi aggirare, il muro che sempre finisce, l’impossibiltà che il muro non ceda un giorno o l’altro.
Quello che decidi di restaurare e quello che restituisci alla polvere.
Il muro dell’omertà. Il muro del potere. Il muro dell’abuso. Il muro del pregiudizio.
E l’altra storia del muro. Quella interna. Silenziosa. Perché il muro, ogni muro può anche proteggere, custodire, archiviare, preservare. Perché è tra le pareti di ogni materiale e di ogni sogno che siamo nati con le nostre migliori opere d’arte…, le nostre biblioteche, le nostre università, i nostri palazzi…, perché è tra le pareti delle nostre mura che si sono trasmesse la vita le nostre generazioni.
M ai U na Rovina O pera.

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