Tra nuovo ospedale e venditore di tappeti

Tra nuovo ospedale e venditore di tappeti

7 Novembre 2019 0 Di Pasquale Stipo

Tutti ci siamo accorti che lo spread a tre cifre è un grosso problema ma a qualche politico nostrano, la cosa non interessa. Qualcuno pensan solo allo “spread politico”, a chi raccoglie più consensi, a chi la spara più grossa, a chi vende caramelle e tappeti.  Per un punto di spread politico  qualche nostro eroe è pronto a sacrificarne dieci di spread finanziario. Come? Continuando a mentire, a fare credere a noi cittadini pugliesi che tutto va bene madama la marchesa, titolo di una famosa canzone francese.

A questo punto viene da pensare che il nostro buon Governatore, come ha fatto ieri, che la Puglia si doterà di un nuovo ospedale: pensate un po’ proprio nel Nord Barese. Per raccattare voti alle prossime regionali, si costruisce immediatamente un ospedale sulla carta, sulla volatilità delle parole: con i cittadini, con gli elettori non si può fare una trattativa da mercanti di tappeti. I Pugliesi, gente pratica e concreta, non sono venditori di tappeti. Giusto, i Pugliesi no, ma chi intende gestire ancora la Puglia temo proprio di sì.

E i Pugliesi del Nord Barese, scoprono sempre più di avere a che fare con una classe politica ben carica di promesse e meno generosa nel fornire reali servizi solo se si pensa allo sfascio in cui vive tutta la sanità pugliese.

Oggi, occorre concretezza e non venditori di piazza, è pur vero che da noi amiamo abbondare in ogni cosa – come nella ricchezza del cibo così nella fioritura delle parole e dunque anche nei molteplici prodotti della politica – i frutti del populismo sono anche loro, come il resto, effetti dal nostro fantasioso e bulimico desiderio di moltiplicare ogni cosa.

Ci avete fatto caso? Oggigiorno, sulla scena politica, si affacciano tre ben distinte figure: l’uomo che fa politica contestandone il linguaggio, i modi, le tradizioni in nome di una politica modellata sul mondo degli affari; il «predicatore», che ha bisogno di individuare costantemente un «idolo» allo scopo di mobilitare i propri seguaci e di creare da se stesso le condizioni e le ragioni della propria esistenza (una sorta di «sacerdote laico», analogo ai predicatori delle sette religiose americane); il mediatore, che sveste i panni dell’uomo politico per vestire quelli dell’uomo qualunque, allo scopo di tranquillizzare, rassicurare, minimizzare i conflitti e invitare alla concordia, facendo appello ai «buoni sentimenti» e alle «virtù» quotidiane, alle «promesse» che resteranno solo tali.

Insomma, la logica che presiede la politica d’oggi (nella cosiddetta era dell’«antipolitica») è quasi sempre quella dell’immagine. Lo strumento è più o meno quello del marketing, che fa della politica classica un nuovo tipo di politica, diversa in tutto e per tutto da quella che gli uomini del passato hanno conosciuto, fatta di programmi, soluzioni alternative, ecc.

In questa nuovo corso, infatti, non ci si chiede più come l’uomo politico intenda risolvere i problemi del proprio del Popolo, bensì chi (quale personalità, quale partito, quale gruppo) intenda risolverli.

Nasce così, con questa nuova mentalità politica, anche una nuova concezione della democrazia. Il passaggio dal «come» al «chi» segna la transizione dal potere come «mezzo» al potere come «fine». Ciò che conta non è «come» sono fatte le cose, ma «chi» le fa.

Ecco, allora, che la politica diventa esclusivamente l’arte di conquistare il potere, di affabulare, cessando quasi di essere l’arte di saperlo usare una volta che lo si sia conquistato. La politica, se vogliamo rovesciare il celebre postulato, diventa allora una «continuazione della guerra con altri mezzi», una vera e propria metafora della guerra.

Allo scopo di debellare l’avversario politico, in campagna elettorale o nel periodo che la precede, quando cioè maggiormente la politica diventa la metafora della guerra, si formano progetti che non vedranno mai la luce

Tutto poi, in questa nostra Regione rientra nella normalità, all’insegna del «volèmose bene». Soprattutto quando, a responso ottenuto, si tratterà di gestire (a piacimento) il «bottino», che la vittoria elettorale ha consentito loro di «conquistare».  E fermiamoci qui. Intelligenti pauca!

PASQUALE STIPO

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