4 Novembre, Giornata della Memoria dei Caduti e i denigratori della Storia

«Oh, vittoria, toccata finalmente, chiara, certa, luminosa, a cui si può offrire la propria gioia, a cui la gioia è dovuta come l’offerta del rito; oh, vittoria senza frode, a’ cui piedi si possono deporre le armi senza angoscia e abbandonarcele, domani, senza pentimento! Sei come il primo raggio di sole: tutta l’aria si muta, tutta la terra si tende, tutta la luce si avviva. E milioni di giovani in armi alzano il grido del saluto, sole nascente e sono come quei primi figli della terra che avanzano per la selva d’Europa, recando il seme del frumento e il senso del divino. Dopo millenni, l’Europa sarà di nuovo un altro mondo, domani.»

Così scriveva l’editoriale del Corriere della Sera il 12 novembre 1918.

 

Volutamente, ho voluto scrivere questo pezzo esattamente dopo un mese dalla ricorrenza del 4 Novembre, giorno del riscatto della nostra Patria. La storia cui oggi ci richiamiamo è una storia di dure prove e di eroici, dolorosi sacrifici, da quelli che segnarono la grande guerra del 1914-1918 a quelli più recenti ben impressi nella nostra memoria, che sollecitano tutti il nostro commosso reverente omaggio.

Dopo un anno e mezzo di amministrazione masochista della “Svolta” eletta solo per automortificarci, arrivò finalmente il giorno in cui dovremmo ricordarci della Vittoria conquistata con il sacrificio di Eroi durante la Prima Guerra Mondiale.

Eccolo, il 4 novembre, anzi il IV novembre, la giornata della Patria. Ma avrete già sentito come viene trasformato quell’anniversario nel Racconto Ufficiale fatto da presidenti, ministri, media e professori nonché da parte di chi dirige la nostra Città e suo vice: A Bisceglie la Vittoria sparisce, la Nazione pure, alla Patria solo un timido sbuffo di cipria e dei caduti se ne parla come povere vittime. Il resto sarà tutta una celebrazione del sottinteso e che eroi e vittime di guerra sono caduti invano, per una sanguinosa illusione. Infatti, si è preferito, cosa mai successa nella storia di questa nostra Città oramai caduta in macerie, che un sindaco ed il proprio vice, disertassero la ricorrenza del IV novembre per recarsi entrambi a salame leccare (che bisogna fare per accaparrarsi un posto in lista alle prossime regionali) il governatore della regione che ha ancora una volta ha venduto palle grosse come mongolfiere ai pugliesi, specialmente ai pugliesi del nord barese ai quali ha propinato la costruzione di un fantomatico ospedale che nel nostro territorio non vedrà nemmeno la posa del primo sassolino.

4 Novembre 2019, la memoria della Grande Guerra, per Bisceglie viene esattamente rovesciata: diventa la celebrazione e la mortificazione di una Città che alla Patria ha donato più di 100 vittime in quel conflitto che ha dato alla nostra Italia una vera immagine di Nazione. La verità è che una amministrazione poco attenta e sensibile ha tentato di celebrare il funerale di una intera comunità assai legata alla sua memoria storica. La storia, per fortuna, dice  esattamente il contrario: la Prima Guerra Mondiale fu il trionfo dell’Italia, di quell’Italia povera e contadina che con il tributo di sangue dei suoi Figli è diventata una grande Nazione seppur mutilata e mortificata da politici che da più di cento anni a tutto pensano fuorchè al bene della Patria e della propria Città.

Da quel conflitto l’Europa uscì infatti sfasciata e indebolita, non fu più il centro del mondo, perse gli Imperi Centrali che ne erano la spina dorsale, il mondo cominciò a dividersi tra l’Ovest e l’Est, schiacciando l’Europa nel mezzo o relegandola a periferia, mentre, sul piano nazionale, la Prima Guerra mondiale consacrò l’Italia, per la prima volta uscita vincitrice da un conflitto, al rango di nazione e patria comune. Il Risorgimento era stato un’impresa di pochi, voluta da pochi, rispetto a una popolazione contadina, cattolica, soprattutto meridionale, in buona parte non partecipe se non refrattaria al processo unitario. Fu la Prima Guerra Mondiale a sancire nel sangue e nel dolore la comune appartenenza all’Italia. Quando dicono che la Prima Guerra Mondiale fu per noi la conquista di Trento e di Trieste, si rimpicciolisce – con tutto il rispetto per le terre irredente – la portata e il significato del Conflitto. No, in quella occasione per la prima volta, un popolo intero si sentì nazione, si scoprì patria. La leva obbligatoria, l’educazione nazionale seppure a tappe forzate, il sentimento di appartenenza tramite i propri ragazzi al fronte, portarono per la prima volta a sentirsi veramente italiani le genti del nord insieme alle genti del sud; i borghesi e i proletari, gli intellettuali e i contadini. Sarebbe ipocrita negare che molti di loro furono riluttanti e la prima guerra mondiale fu voluta anch’essa – come il Risorgimento – da una minoranza. Forse la Grande Guerra ebbe meno consenso popolare della seconda guerra mondiale, che almeno inizialmente godette di fervore e adesione degli italiani. Ma l’effetto che produsse la Vittoria fu il rafforzarsi del legame nazionale. La sua consacrazione avvenne con la proclamazione della Vittoria, il ritorno dei combattenti e reduci, il ricordo dei caduti, la salma del Milite Ignoto. E la consacrazione dell’Altare della Patria a lui, al Soldato italiano senza nome. Fu in quel passaggio, da Monumento funebre al Re Vittorio Emanuele II ad Altare per il Milite Ignoto, il vero passaggio da un Regno a una Nazione, un Popolo.

Perciò quando si parla di IV novembre si deve ricordare insieme al sacrificio di tanti soldati, al dolore delle loro famiglie, anche l’orgoglio di dirsi italiani, pagato col sangue; la fierezza di un sentimento di appartenenza nazionale.

Dove finisce invece nella retorica ufficiale l’amor patrio? Sparisce, per far posto alla parola umanità che almeno in questo caso è fuori luogo, è storicamente falsa e bugiarda, comunque fuori posto.
Ma non solo. Si prosegue nell’autoflagellazione. Abbiamo visto nei giorni scorsi nei tg di Stato, che il ministro della difesa ha ricordato in una speciale cerimonia apposita i 650 mila caduti italiani. Per questo è necessario ricordare che il IV novembre fu il battesimo di una nazione antica in epoca moderna, fu la conversione di un’identità plurale in una patria comune, di un sentimento unitario e di una lingua gloriosa e plurisecolare in nazione. L’Italia disegnata dalla geografia finalmente combaciò con l’Italia disegnata dalla storia. Un grande evento di fondazione. Per questo dobbiamo onorare senza se e senza ma i caduti, la Vittoria e la nascita di un popolo che si scoprì nazione.

Bisceglie ricordati, il 4 Novembre 2019, il primo cittadino ed il suo vice, invece di commemorare i tuoi Figli morti sul Carso o nelle trincee del nostro Nord, hanno preferito Emiliano.

 

PASQUALE STIPO

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