Famiglia a rischio sfratto, perchè non si fa ricorso ai fondi per la morosità incolpevole

Sta facendo discutere la notizia pubblicata dal sito online di informazione cittadina Bisceglielive su una famiglia su cui incombe una procedura di sfratto perchè impossibilitata da tempo a corrispondere il canone di locazione.

La situazione è stata segnalata dal biscegliese Diego Rana, Presidente Nazionale del Tribunale per i Diritti del Cittadini e del Malato. La famiglia è composta da cinque persone, «padre, madre e tre figli, il 15 dicembre, devono lasciare la loro abitazione, in locazione, e dormire per strada. La famiglia, che ha i due bambini in condizioni di handicap; la figlia più grande in cura per una patologia oncologica alle ossa, la mamma con una patologia oncologica ingravescente al seno, ed il padre disoccupato».

Eppure ci sono strumenti legislativi di sostegno disponibili per queste situazioni. Ad esempio il fondo per “morosità incolpevole”, in pratica un aiuto economico dalle istituzioni per chi si ritrova in condizioni finanziarie che non permettono più di pagare l’affitto.

«Secondo la legge -si legge a proposito sul sito “La legge per tutti”-, la morosità di una persona è incolpevole (cioè, non è attribuibile ad una sua colpa) quando la perdita o la consistente riduzione della capacità reddituale sia dovuta ad una delle seguenti  cause: perdita del lavoro per licenziamento; accordi aziendali o sindacali con consistente riduzione dell’orario di lavoro; cassa integrazione ordinaria o straordinaria che limiti notevolmente la capacità reddituale; mancato rinnovo di contratti a termine o di lavoro atipici; cessazioni di attività libero-professionali o di imprese regolarmente registrate, derivanti da cause di forza maggiore o da perdita di avviamento in misura consistente; malattia grave, infortunio o decesso di un componente del nucleo familiare che abbia comportato la consistente riduzione del reddito complessivo del nucleo medesimo o la necessità dell’impiego di parte notevole del reddito per fronteggiare rilevanti spese mediche e assistenziali».

L’ultimo requisito sembra corrispondere alla situazione che sta vivendo la famiglia biscegliese. Perchè allora non si attinge a questi fondi? La risposta la fornisce il segretario provinciale del Sunia Angelo Garofoli, interpellato da La Diretta: «Grazie a questa legge ci sono stati per tutto l’anno passato 115.000 euro a disposizione del Comune di Bisceglie, ma non è stato speso nemmeno un centesimo perchè nessuno vi ha fatto ricorso. C’è una generale disinformazione su queste opportunità. Il Sunia aveva proposto anche un protocollo di intesa con la Prefettura per creare una rete che fosse pronta a intervenire per cogliere queste opportunità, ma non è stato fatto ancora nulla».

Al momento dunque ci si può affidare solo alla buona volontà di singoli cittadini o associazioni per trovare una soluzione a questa emergenza. Anche l’assessore ai servizi sociali Roberta Rigante ha dichiarato di dedicare la massima attenzione, pur avendo sottolineato che «i parametri fissati dalle norme non consentono il ricorso al fondo relativo alla morosità incolpevole né l’utilizzo di altri sostegni economici».

C’è solo da affidarsi al buon cuore di qualcuno. Evidentemente da queste parti le istituzioni non si fanno trovare pronte.

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