La Puglia in ginocchio: tra industrie in crisi e le richieste per la cassa integrazione

La Puglia in ginocchio: tra industrie in crisi e le richieste per la cassa integrazione

22 Maggio 2020 0 Di ladiretta1993

La pandemia Covid 19 ha bloccato anche in Puglia aziende e produzioni, sacrificato posti di lavoro, provocato un aumento della cassa integrazione, complicato crisi già difficili. Tuttavia, l’impressione prevalente è che il peggio forse deve ancora venire perché, ad oggi, risulta difficile stimare l’impatto negativo del Coronavirus dal punto di vista economico e sociale. C’e’ infatti un aspetto inquadrato dalle statistiche ed e’ quello del ricorso agli ammortizzatori sociali, che in Puglia e’ esploso. E c’e’ un aspetto meno indagato ma molto presente, determinato dalle fila nelle mense Caritas e dal maggior numero di pacchi alimentari distribuiti dalle parrocchie alle famiglie strette dal bisogno.

Coldiretti Puglia segnala che cresce di oltre il 40% il numero di nuovi poveri che hanno bisogno di aiuto in Puglia per mangiare. E sono già 180mila le persone che in Puglia, nel 2019, hanno beneficiato di aiuti alimentari con i fondi Fead distribuiti da Caritas e Banco Alimentare. Nel computo ci sono poi i tanti lavori precari e a nero che si sono assottigliati se non scomparsi, nonché l’esercito di chi si e’ “aggrappato” ai bonus del Governo. Situazioni note ma che, per alcuni versi, sono un po’ come un fiume carsico, appaiono e scompaiono. I Comuni hanno fronteggiato con i buoni spesa, ne sono stati distribuiti a migliaia, ma, pensati per l’emergenza immediata, bisognerà vedere se saranno sufficienti le erogazioni già avvenute o bisognerà inventarsi qualcos’altro. Sul piano degli ammortizzatori sociali, in Puglia l’Inps, alla data del 15 maggio scorso, segnalava 21.860 domande di cassa integrazione pervenute e 20.368 definite, 7.189 domande per il fondo di integrazione salariale arrivate e 3.771 definite e, infine, 26.925 domande di cassa integrazione in deroga arrivate e 16.138 definite. E per quest’ultima disposti, al 15 maggio, 15.123 pagamenti. Fra i tre strumenti, il totale richieste e’ pari a 55.974. I numeri complessivi si riferiscono alle aree di Bari, Bat, Brindisi, Foggia, Lecce, Casarano e Taranto. A Bari, le domande di cassa ordinaria sono state 7.261; a Lecce, 2.951; a Taranto, 2.558. Per la cassa integrazione in deroga, invece, ci sono 8.606 domande a Bari, 3.145 a Taranto e 3.551 a Lecce.

Non c’e’ ancora una valutazione compiuta su quanti posti di lavoro hanno perso settori come ristorazione, commercio, turismo, partendo dal fatto che non tutte le attivita’ hanno riaperto il 18 maggio. Ci sono infatti titolari che hanno posticipato la ripresa e altri, invece, che non riapriranno. Andrà poi stimato l’impatto che determinerà lo stop di attività che pur essendo ripartite, fra qualche tempo si ritroveranno, per varie cause, nell’impossibilita’ di proseguire. Circa il bonus 600 euro introdotto dal decreto “Cura Italia” per autonomi, stagionali o temporanei, a fine aprile la Puglia consuntivava 284.529 erogazioni pari ad un importo di 170.717.400 euro (le domande sono state 360mila). Il flusso dei pagamenti e’ pari all’8,97% della liquidazione avvenuta in tutta Italia. A precedere la Puglia c’e’ la Lombardia. In Puglia, le maggiori richieste sono arrivate da operai agricoli a tempo determinato e stagionali del turismo, a seguire gli autonomi. Il 35,68% dei percettori del bonus 600 euro e’ rappresentato da donne, una delle più alte percentuali in Italia. Ma la crisi Covid ha influito anche sulle crisi industriali che la Puglia aveva già. Riferimento macro e’ tornata ad essere ArcelorMittal, ex Ilva, dove in questo momento, causa crisi del mercato siderurgico e stop ordini per il Covid, ci sono 3200 persone in cassa integrazione nel solo sito di Taranto. Con uno stabilimento siderurgico dove sono più gli impianti fermi che in marcia. Una situazione di assoluta emergenza che ha spinto il Governo a riaprire il dossier acciaio.

A Brindisi, invece, c’e’ la crisi del gruppo aeronautico Dema, che su circa 800 addetti totali, ne ha circa 330 solo a Brindisi. Sono posti di lavoro a rischio, dicono i sindacati, che stanno vedendo col Mise come uscirne. Dema ha presentato un piano ai suoi creditori, ma l’Inps, che avanzerebbe circa 20 milioni, non ha accettato l’offerta aziendale che ha inizialmente spalmato la restituzione del debito previdenziale in 10 anni. Spiraglio, infine, per un’altra vecchia crisi: quella dell’ex OM Carrelli di Bari. Nel decreto “Rilancio” e’ stata inserita una norma che viene incontro a determinati lavoratori fra cui gli operai ex OM. Si tratta di un aspetto legato alla mobilita’ in deroga per il 2020 che consente di concedere gli ammortizzatori sociali ai lavoratori che, a causa di problemi che si protraggono da anni, non avevano tutti i requisiti previsti dalle norme vigenti. Attendevano da 7 mesi 154 lavoratori.

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