Governo per election day 20/9; ma su Regionali la scelta ai Presidenti
Nessuna forzatura, nessuna volontà di andare a uno scontro frontale. Se le Regioni insistono a voler votare prima del 20, possono liberamente indire i comizi elettorali e fissare la data del 6 settembre per l’apertura delle urne. E’ la linea che emerge in queste ore nella maggioranza e nel governo, dopo le tensioni registrate ieri e la decisione di cinque presidenti uscenti di Regione (Liguria, Campania, Puglia, Marche e veneto) di scrivere al presidente della Repubblica. Per l’esecutivo, pero’, al momento resta ferma l’ipotesi di svolgere l’election day con le comunali e il referendum costituzionale domenica 20 e lunedì 21 settembre, con gli eventuali ballottaggi da tenersi il 4 ottobre. E resta l’invito rivolto alle Regioni di convergere su questa data.
Ma, al tempo stesso, resta anche la disponibilità del governo, viene spiegato, a cercare fino all’ultimo un punto di mediazione, e potrebbe svolgersi già oggi o al massimo domani un nuovo incontro tra gli stessi governatori e la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese. “La data delle elezioni va condivisa tra tutte le forze politiche. Ma cio’ che dovrebbe essere scontato e’ l’election day, ovvero una data unica per regionali, comunali e referendum. Rispettiamo l’autonomia delle regioni ma guidata dal buonsenso e senza spreco di danaro pubblico”, scrive su Twitter il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia. Fonti autorevoli di maggioranza riferiscono che il tema sollevato dalle Regioni e’ stato posto all’attenzione del premier Giuseppe Conte.