Le Grotte di Santa Croce chiuse, uno schiaffo al turismo

Il turismo non è una recente invenzione. Né tale parola appartiene alla nostra splendida lingua italiana. L’abbiamo presa in prestito permanente dal francese “tourisme”, per poi seguire gli inglesi con “tourism”, derivazione da “tour” + viaggio, giro. Insomma si vuol indicare i viaggi per diletto o per istruzione o i fenomeni ad essi connessi. Nel ‘700 e nell’’800 in Puglia e nelle città costiere adriatiche vi fu la presenza di illustri e facoltosi “turisti” che approdavano a Bisceglie, Trani, Polignano, nel Salento e sulla Murgia per ammirare il nostro paesaggio, le nostre bellezze artistiche, la gastronomia, per gli affari. Successivamente fu la volta dei tedeschi che si basavano sui fatti concreti e non solo sulle descrizioni dei luoghi sui loro diari. Aprirono decine di attività manifatturiere, vinicole ecc. Sarebbe bastato investire, curare, proporre il mare, la nostra pasta, la gastronomia.

Avevamo tutto per condizionare i visitatori mordi e fuggi a trascorrere qualche giorno nei nostri ceraseti, tra i “cibi” e perché no le “paste”, poi denominate “Sospiri”. Più in là il turismo nell’agro di dolmen, trulli, casali e grotte. Avevamo tutto e ce lo siamo giocato a tressette. Il discorso è lungo. E quindi? Sì questa premessa vale per introdurre il “teatro dell’assurdo”. Il turismo? Quello vero è finito. Anzi da noi non è mai iniziato. Mi è capitato nelle mie passeggiate di ascoltare dai biscegliesi desideri davvero strani ed incredibili, racchiusi in una frase che costituisce l’emblema dello stato dell’arte turistica: “Ci credi che io non conosco Ripalta e la cala del Pantano? Non ci sono mai stato? Secondo interlocutore: “Ho paura di perdermi nel borgo antico? Nah! Veramente? Ebbene sì, non tutti i cittadini residenti conoscono la loro città. Paradossale vero? E così via, con i figli che insegnano ai genitori la storia di luoghi e di monumenti, assimilata da insegnanti volenterose. Il turismo da noi è stato concepito come locali, pizza e birra.

Un’inversione di tendenza è difficile oggi, ma non impossibile. L’ha dimostrato chi ha ideato la rassegna “Libri nel Borgo Antico”. La cultura, l’istruzione, la conoscenza, i giovani speranza del futuro. Prima di tutto. Che altri hanno penalizzato con la boria, l’affare, l’arroganza, la violenza verbale, facendo rimanere chiuse per oltre un decennio le grotte di Santa Croce. Viva il turismo, viva Bisceglie.

LUCA DE CEGLIA

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