Dissesto, rapporto 2020 su Comuni: si confermano criticità finanziarie

Dissesto, rapporto 2020 su Comuni: si confermano criticità finanziarie

11 Settembre 2020 0 Di ladiretta1993

no passati trenta anni dall’introduzione della disciplina del dissesto finanziario per gli enti locali e otto dall’introduzione della possibilità di attivare la procedura di riequilibrio. Nel complesso sono state attivate 1.047 procedimenti, che hanno interessato 814 comuni: rispetto ai 7.914 esistenti in Italia al 31 dicembre 2019, rappresentano circa il 10 per cento dei comuni italiani. E’ la fotografia che emerge dal Rapporto 2020 dell’Università Ca’ Foscari sui modelli e le esperienze di governi locali nel nostro Paese realizzato a cura dell’economista Marcello Degni. Il fenomeno – si legge nel Rapporto – si concentra in alcune parti del territorio nazionale: circa la metà dei comuni calabresi (48 per cento) ha attivato il dissesto o il riequilibrio finanziario; la quota scende al 32 per cento in Campania, al 27 per cento in Sicilia, al 25 in Puglia, per ridursi drasticamente nelle regioni settentrionali, che si collocano tutte al disotto del 5 per cento. La polarizzazione territoriale del fenomeno risulta ancor più accentuata, sintomo di una diffusa criticità economico-finanziaria accentuatasi negli ultimi anni.

Le procedure attivate di riequilibrio e dissesto attivate nei vari anni, dal 1989 al 2019, mostrano una ripresa del fenomeno, già osservata nella precedente edizione del Rapporto. La criticità finanziaria dei comuni si conferma anche nel 2019 molto intensa, in linea con gli anni della grande crisi finanziaria. I casi di grave squilibrio finanziario maturati nel corso del 2019 confermano la crescita del fenomeno e la necessità di un intervento del legislatore. Nel corso dell’anno si registra una forte criticità finanziaria in 81 comuni (34 hanno deliberato il dissesto e 47 hanno richiesto l’attivazione della procedura di riequilibrio, revocata in 4 casi), per complessivi 1.109.159 abitanti. Le procedure attivate nell’anno sono 86 perché in 5 comuni all’attivazione della procedura di riequilibrio è seguita la deliberazione del dissesto (le false partenze si sono verificate a Massarosa, Morolo, Scanno, Briatico e Paolisi). Lo squilibrio totale registrato ammonta a oltre 1 miliardo di euro (1.161 milioni) per una quota annuale media di 101 milioni. Prevale la rinuncia all’anticipazione del fondo rotativo, essenziale per lo smaltimento dei debiti fuori bilancio e delle passività accumulate: sulle 43 procedure di riequilibrio del 2019 il rifiuto è prevalso in 29 casi, rispetto ai 14 che la hanno accettata. La discrezionalità del comune nell’attivare questo strumento e la prevalenza del rifiuto, tradiscono un approccio elusivo rispetto all’intento di risanamento. L’apporto di liquidità per favorire il superamento dello squilibrio è cruciale e deve accompagnare le misure di riorganizzazione da concordare tra il comune e il sistema multilivello nella definizione del Piano.

Nel precedente Rapporto si era evidenziato come l’istituto del dissesto (e pre-dissesto) come normato nel titolo VIII del TUEL avesse mostrato limiti consistenti, esponendo ai disagi conseguenti una porzione consistente della popolazione italiana. In quella sede si avanzavano anche alcune proposte, frutto del lavoro di ricerca e dei diversi confronti pubblici e seminariali. Quelle proposte sono state fatte proprie dal Ministero dell’Economia e Finanze che, sotto l’impulso del viceministro Laura Castelli, ha annunciato l’avvio di un tavolo tecnico per costruire una proposta di riforma del Titolo VIII già nella primavera 2019. Tavolo poi formalmente convocato a Luglio 2019 e che, sorpassando le vicissitudini del cambio di governo, ha continuato i suoi lavori fino alla sospensione forzata dovuta allo scoppio della pandemia Covid19. Il lavoro del tavolo ha portato a definire una bozza di proposta. La forzata sospensione ha portato a uno stop (auspicabilmente non lungo) di un processo che si stava avviando alla conclusione della fase istruttoria, preliminare alla definizione del testo da parte del governo e all’avvio della discussione parlamentare.

A fronte della non trascurabile entità degli enti locali coinvolti, anche nel passato recente, in situazioni di grave criticità finanziaria, oltre ad auspicabili interventi ulteriori per l’intero comparto (sostegno finanziario e formazione in primis), si ravvisa l’opportunità di rivedere radicalmente l’impianto normativo esistente potenziando l’affiancamento e l’assistenza tecnica, chiave essenziale per il risanamento e la tutela del bene pubblico bilancio. Per le motivazioni della riforma rinviamo alla analitica disamina dei casi del 2019 effettuata in questo Rapporto, da cui emerge con dovizia di particolari l’inadeguatezza del tessuto normativo che, in molti casi, contribuisce ad aggravare situazioni già critiche. La proposta del nuovo impianto si fonda su una procedura unitaria di risanamento con due percorsi distinti: criticità finanziaria e squilibrio eccessivo. Nello schema attuale – prosegue il Rapporto Ca’ Foscari sui Comuni – le energie degli attori che si attivano di fronte alla crisi del comune (strutture amministrative del comune, decisori, organi di controllo interno ed esterno, organi del sistema multilivello come le regioni, il ministero dell’interno, il MEF), sono indotti a concentrarsi molto (spesso su posizioni opposte) sull’adeguatezza della procedura prescelta, piuttosto che sulle criticità effettive dell’ente. L’indirizzamento verso il dissesto è cosa molto diversa da quella sorta di processo di risanamento, da cui dovrebbe uscire il comune. La prassi smentisce questa risalente convinzione di derivazione aziendalistica, fondata sull’equivoco della possibile applicazione di istituti mutuati dal fallimento a un ente fornitore di beni costituzionalmente protetti. Ma anche il riequilibrio finanziario ha mostrato in questi anni la corda, con un numero di passaggi al dissesto superiore al 50 per cento e procedure dominate da ritardi e inerzie insostenibili. Il nuovo modello si propone il superamento di queste criticità.