Scuola, elementari e medie in presenza. A superiori Dad 100%

Via la percentuale del 75% di Dad a settimana e lezioni digitali da casa tutti i giorni per gli studenti delle scuole superiori. Ma gli alunni di elementari e medie invece restano in classe, almeno nelle Regioni che non hanno gia’ applicato ordinanze più restrittive. La scuola torna al centro del dibattito dopo le nuove misure annunciate in vista del nuovo Dpcm.

Nonostante sia ancora in corso il confronto politico, l’annuncio del premier alla Camera scatena la reazione di presidi e sindacati: nel decreto – ha spiegato Conte – si prevede “anche integralmente” la didattica a distanza per le scuole di secondo grado. Una vittoria a metà per il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, che da mesi sostiene con forza la didattica in presenza per tutte le scuole e incassa la certezza, almeno per ora, che le scuole del primo ciclo resteranno aperte. Tutto però resta condizionato all’assegnazione delle tre diverse fasce di rischio nei vari territori, che potrebbero portare misure più restrittive a macchia di leopardo anche per la scuola primaria e secondaria di primo grado.

A sostenere la linea della ministra sarebbe stata anche la maggioranza, con un pressing decisivo. Uno degli impegni chiesti all’esecutivo, inseriti nella risoluzione di maggioranza dopo le comunicazioni del Presidente del Consiglio, è che il governo “garantisca, nelle aree territoriali in cui la soglia dell’indice Rt non risulti fuori controllo, la didattica in presenza, con particolare riferimento ai nidi, alle scuole per l’infanzia, alla scuola primaria e secondaria di primo grado, assicurando di conseguenza nel contempo screening periodici, tamponi veloci a personale scolastico, Ata e ad alunni”. Esulta gran parte dei governatori, invece, sul fronte della didattica a distanza totale per il secondo ciclo. Le regioni che invece hanno chiuso le scuole di ogni grado intanto crescono: a Campania e Puglia si aggiungono da domani – secondo provvedimenti già annunciati – Marche e Umbria (ma in quest’ultima le elementari restano aperte) mentre in Piemonte è stata già disposta la Dad al 100%.

Per i presidi, invece, è un’amara sconfitta: “la sospensione della didattica in presenza non sarà senza conseguenze. Dobbiamo essere consapevoli del prezzo sociale che pagheremo noi tutti e di quello individuale che pagheranno invece gli studenti: sarà elevato e, purtroppo, ce ne renderemo conto nei prossimi anni”, tuona Antonello Giannelli, Presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, che chiede un ritorno alla ‘presenza’ in tempi brevi. A puntare il dito sono anche le associazioni, che sfornano numeri preoccupanti in vista delle nuove disposizioni. Secondo un’elaborazione della Coldiretti, quasi una famiglia su tre (32%) che vive nelle aree rurali non dispone di una connessione a banda larga, con difficoltà quindi di accesso alle lezioni online. E in Basilicata gli edifici scolastici raggiunti dalla cosiddetta “fibra fino a casa” sono solo il 9,4 per cento, stando all’ultima relazione annuale dell’Agcom, dove si precisa che la percentuale italiana è pari al 17,4 per cento. In Puglia, invece, un coordinamento di genitori denuncia “la grave difficoltà di innumerevoli famiglie” nel gestire i collegamenti da casa. “Ci appelliamo al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte – dicono – affinchè dispongano un intervento urgente a difesa del diritto alla studio e alla salute per i minori in condizione di fragilità residenti in Puglia”. Proprio in queste ore la ministra Azzolina ha firmato oggi il decreto che assegna alle scuole gli 85 milioni di euro per la didattica digitale integrata stanziati dal ‘Decreto Ristori’. I fondi serviranno agli Istituti scolastici per l’acquisto di dispositivi digitali e strumenti per le connessioni da fornire in comodato d’uso alle studentesse e agli studenti meno abbienti. A parlare di “caos” e “costo altissimo per le studentesse e gli studenti del nostro Paese” sono i sindacati di Cgil, Cisl e Uil. Quest’ultimo lancia la proposta di chiudere tutti gli istituti per 15 giorni per poi recuperare le presenze durante le feste natalizie, ma nel frattempo “riorganizzare il sistema dei trasporti e istituire presidi sanitari nelle scuole”.

E il responsabile Uil, Pino Turi, accusa: “Non sono arrivati tutti i banchi annunciati entro ottobre, in alcuni istituti si stanno usando ancora quelli vecchi adattandosi alla buona e gli istituti stanno ancora aspettando”. Molti banchi non sono stati infatti consegnati anche per chiusure regionali e per alcune disposizioni restrittive sulla mobilità. Oltre un milione ottocentomila ‘monoposto’ sono stati già consegnati e gli altri 600mila lo saranno nei prossimi giorni, se le scuole saranno aperte.

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