Nucleare, Regioni chiedono tempo. Ministro Costa, c’è legge

Le regioni chiedono più tempo sulle osservazioni che riguardano la carta con i 67 siti potenzialmente idonei su cui costruire l’edificio per lo stoccaggio delle scorie radioattive e un Parco tecnologico annesso. Il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa ricorda che la procedura per le consultazioni è prevista in modo preciso da una legge dello Stato e ribadisce che l’iter è talmente complesso e lungo da assicurare la partecipazione di tutti.

Dal canto suo il sottosegretario Roberto Morassut rassicura, escludendo che alle comunità verranno fatte delle imposizioni e spiega che si valuterà anche la possibilità di allungare i tempi per ascoltare tutti qualora dovesse essere utile. “Abbiamo chiesto al Governo più di 60 giorni per predisporre le osservazioni sulla Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) ad ospitare il deposito unico delle scorie radioattive, perchè non si tratta di un normale procedimento amministrativo”, ha affermato l’assessore regionale della Difesa dell’ambiente della Sardegna Gianni Lampis al termine della videoconferenza con ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, alla quale ha partecipato, su delega del presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, come coordinatore della Commissione Ambiente ed energia della Conferenza. “E’ paradossale – ha aggiunto – realizzare una fase di consultazione pubblica per quei territori che si sono già espressi contrariamente in maniera netta, come ha fatto la Sardegna in occasione del referendum popolare e la Giunta regionale in più occasioni”.

L’esponente della Giunta della Sardegna ha poi detto che è stato chiesto che “il Governo vada subito a riferire in Conferenza unificata, alla quale oltre alle Regioni partecipano anche l’Anci e l’Unione delle Province”. Il ministro dell’Ambiente ha spiegato che “la procedura per le consultazioni è prevista in modo preciso da una legge dello Stato”. E “in ogni caso il percorso è talmente articolato e lungo che sarà assicurata la più ampia e diffusa partecipazione di tutti”. Costa inoltre ha aggiunto: “Invito tutti gli enti, le istituzioni, le università, le associazioni di categoria, a partecipare alla consultazione e a presentare le proprie osservazioni”. Sull’argomento è intervenuto anche il sottosegretario all’Ambiente Roberto Morassut chiarendo che “a nessuna comunità verrà imposto assolutamente nulla: le 67 aree individuate sono solo potenziali e andranno sottoposte a un periodo di consultazione popolare, periodo in cui non escludiamo auto-candidature”. E ha sottolineato che i termini delle consultazioni sono ordinatori e non perentori, “quindi se dovesse servire più tempo per ascoltare tutti valuteremo di prolungarli”. “Il Governo ha assunto con trasparenza una decisione da troppo tempo attesa e ormai non più rinviabile – ha continuato – perché serve un impianto sicuro, moderno e vigilato, su modello di quelli che già esistono in quasi tutti i Paesi dell’Unione Europea, al quale si affiancherà un parco tecnologico, un polo di ricerca per le energie rinnovabili”. Intanto prosegue la polemica da parte delle regioni coinvolte nell’indicazione dei 67 siti. “Ci opporremo con tutte le nostre forze alla scelta scellerata di individuare l’Alta Murgia come possibile sito per lo smaltimento di rifiuti nucleari”, ha detto l’assessore pugliese all’Ambiente Anna Grazia Maraschio, appoggiando “l’idea del presidente Emiliano di fare fronte comune insieme alla Regione Basilicata, perché si concordi una strategia unitaria e consapevole”. L’Anci Basilicata ha fatto sapere che “parteciperà al lavoro di coordinamento organizzato dal Presidente della Regione per definire una posizione unitaria di tutto il territorio per contrastare qualunque ipotesi di localizzazione in Lucania e nei territori confinanti con la Puglia di un deposito di rifiuti radioattivi”. In Sardegna infine sono scesi in campo pure i medici per l’Ambiente (Isde): “In nessun Paese al mondo esistono o sono in fase di realizzazione depositi definitivi di materiale radioattivo ubicati su isole. Il trasporto in un’isola aumenta il rischio di incidenti”.

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