Scuola, docenti di Bisceglie scrivono a Emiliano e Lopalco

I docenti firmatari di questa missiva, condividono e sottoscrivono quanto denunciato dai colleghi della scuola secondaria Riccardo Monterisi.

Si sottolinea come nonostante tutte le misure adottate per contenere la pandemia in atto,( scaglionamento di ingressi e uscite degli alunni, sdoppiamento di classi…) con l’intenzione di rientrare e rimanere in presenza poiché convinti della valenza educativa della didattica in presenza queste non hanno scongiurato il pericolo di contagi avvenuti tra il personale scolastico.

Si sottolinea come la scuola dell’infanzia spesso dimenticata è sempre stata in presenza nonostante non sia possibile mantenere alcun distanziamento e che in molti istituti essa condivide gli spazi con la primaria.

I docenti preoccupati per l’evolversi della situazione   sono stanchi di dover fronteggiare la didattica mista, didattica che non offre a tutti le stesse opportunità, che raddoppia il lavoro dei docenti e rende vano il principio di inclusione ed integrazione sancito dalla nostra Costituzione.

Lasciare che siano i genitori a scegliere quale tipo di didattica preferire per i propri figli lede la libertà di insegnamento e  sminuisce e svilisce il ruolo del docente.

La modalità a distanza si basa su principi metodologici e didattici differenti rispetto a quella in presenza. Pertanto è impossibile prevedere una didattica che comprenda le due modalità senza penalizzare una a discapito dell’altra.

I docenti firmatari  si associano  ai colleghi del liceo Tasso di Roma,del liceo Salvemini di Bari e della scuola secondaria di primo grado di Bisceglie in queste richieste:

1.       Richiesta di anticipo della campagna vaccinale del personale della scuola, essendo questo  il comparto che ha più sofferto le conseguenze della pandemia

2.       Richiesta di tempi certi entro i quali procedere ancora con la didattica a distanza per poi procedere finalmente con una didattica in presenza al 100%.

3.       Richiesta di un coordinamento dei docenti delle scuole di Bari, Bisceglie e province Bari Bat.

4.       Richiesta di un documento ufficiale che ponga l’attenzione sul disagio professionale che queste modalità producono, riducendo gli insegnanti a semplici esecutori di attività di intrattenimento, e sulla assoluta contrarietà ad ogni forma di libertà di scelta da parte delle famiglie  sulle modalità didattiche.

I docenti inoltre auspicano che si proceda con investimenti concreti e certi nella scuola mirati a potenziare la rete internet e soprattutto a diminuire il numero degli alunni per classe e che la scuola torni ad avere un ruolo centrale nello sviluppo delle future generazioni.

i firmatari di questo documento sono i docenti del Terzo Circolo “San Giovanni Bosco di Bisceglie”:

Raffaella  Di Lena , Valeria Belsito, Elisabetta Papagni, Vincenza Carabellese, Mariateresa Lasorsa, Francesca Preziosa, Rosaria Pestillo, Lucrezia De Feudis, Antonia Occhionigro, Raffaella Amoruso, Antonia Picca, Rosa Fiore, Aurelia Sinigaglia,  Ida Esther Spadavecchia, Patrizia Sforza, Elisabetta Roselli, Francesca Rosa Preziosa, Annamaria Maenza,Antonia Boccasile, Marilena Carito,Serafina Quercia, Antonia Di Benedetto, Nicoletta Caravella, Gabriella Mancini, Elda Silvestris, Carmela Facchini, Rosa Di Molfetta, Mariangela Lopopolo, Lucia Patruno,Giuseppina Garofalo, Donata Preziosa, Isabella Soldani, Giovanna Valente, Laura Sciannameo, Luigi Rizzi, Angela Antonella Chiariello, Elisabetta Gadaleta, Claudia Pesce,Barbara Lobasso, Ida Baldini,Marta Tammacco, Maria Angione,Elisabetta Brescia,Paola Prete,Anna Terrone,Rosalba Pasquadibisceglie, Antonella Valente, Alfonso Grimaldi,Porzia Caputi, Giovanna Ciaccia, Annalisa Pepe, Michela Di Pinto,Vittoria Facchini, Petronilla D’Aversa, Giuseppina Leone, Francesca Di Pinto, Nicoletta Valente,Federica Cassanelli,Antonia Storelli, Girolamo Massimo Bruni, Elena Valente, Cinzia Di Leo,Mariagrazia Rutigliano, Grazia Lopopolo, Simona Maria Monterisi, Antonia di Pinto, Francesca Capurso, Pasqua Ninetta Farinola, Andreina Galantino, Lucia Di Buduo,Isabella Di Liddo,Annamaria Simone.

10 thoughts on “Scuola, docenti di Bisceglie scrivono a Emiliano e Lopalco

  1. Capisco il loro punto di vista, come docenti, ma come genitore non manderò mai le mie figlie a scuola ad ammalarsi. La loro missiva andava invece inviata alla ministra in-competente che ha bloccato l’ordinanza di Emiliano obbligandolo a questa alternativa. tutte le scuole dovrebbero chiederne le dimissioni per manifesta incapacità. Abbiamo assistito al fallimento totale del suo “piano nazionale” di gestione delle scuole. Nessuna considerazione delle differenze tra tipologie di scuole, totale disattenzione per le risorse a supporto della DAD, se non le ridicole sedie con rotelle, ingressi scaglionati? Totalmente dimenticati. Per occuparsi di cose serie ci vogliono persone competenti. Finiamola di improvvisare con questa gente.

  2. Ricordo ai docenti che se gli artt. 33 e 34 della Costituzione prevede il diritto all’istruzione, l’art. 32 precisa testualmente: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Ricordo altresì che il diritto alla salute è prioritario rispetto al diritto all’istruzione. L’ideale sarebbe contemperare al meglio i due diritti, ma la soluzione perfetta non esiste. Le decisioni del governo e quelle dei governatori regionali vengono aggiornate di volta in volta sulla base dei vari dati, come l’indice di trasmissibilita’ del contagio, la disponibilità di posti per la terapia intensiva, ecc. Comunque, nell’attuale situazione pandemica ed emergenziale la didattica in presenza metterebbe a rischio di contagio, per questioni di età e non solo, il personale stesso della scuola, docenti e Ata, e ancor più i genitori degli alunni e forse, soprattutto se conviventi, i nonni. Perciò in momenti come questo si evitino eventuali strumentalizzazioni politiche e si cerchi di usare il buonsenso, a tutela, ancor prima dell’insegnamento e dell’apprendimento in presenza, della salute e della sicurezza personale e della collettività. Buona serata!

    1. Per un lapsus da parte del correttore automatico inizialmente si legga: “Se gli artt. 33 e 34… prevedono…

  3. Il comparto che ha sofferto di più è la ristorazione .Non vedo di cosa si lamentano visto che loro lo stipendio comunque lo percepiscono .
    Non vedo tanta determinazione nel voler comunque giocare sulla pelle degli alunni e di conseguenza sulla pelle delle loro famiglie ,visto e considerato che tenendoli a casa evitiamo di mandare in giro dei potenziali portatori inconsapevoli(vista la leggerezza delle azioni dei più)del virus.
    Io personalmente sto per iniziare una battaglia legale nei confronti dei docenti e del provveditorato.

  4. Proverei a guardare la logica di queste argomentazioni, una per una.
    1) Nonostante le misure per contenere la pandemia nelle scuole, queste non hanno scongiurato i contagi di personale scolastico. E certo, le misure sono preventive, non azzerano il rischio, puntano a contenerlo.
    2) Visto che le misure di contenimento non sono state efficaci, si torni tutti a scuola. Sarebbe come dire: visto che la Tachipirina non è stata efficace contro l’influenza, mettiamoci in canottiera e andiamo fuori al balcone. Un discreto insulto alla logica di non contraddizione, in tutta onestà.
    3) La didattica mista non offre a tutti le stesse opportunità. Vero. Ma abbiamo avuto 9 mesi, una gestazione, per poter rafforzare le linee ADSL delle scuole e contemporaneamente per preoccuparci delle connessioni e dei tablet dei bambini a rischio di esclusione. Cosa si è fatto? E soprattutto, chi doveva farlo? La scuola, nell’ambito dei principi di autonomia che le sono stati concessi. O no?
    4) La didattica mista raddoppia il lavoro dei docenti. Lo differenzia, non lo raddoppia. Un tablet puntato in volto mentre si fa lezione non costringe a fare due lezioni, la lezione resta sempre una. La correzione di un compito su carta o su pdf non cambia nulla, se uno sa come fare. Altrimenti dovremmo dire che anche la LIM raddoppiava il lavoro dei docenti. Questa oscillazione fra luddismo e crocianesimo non ha alcun riscontro nella realtà. Il mondo si evolve. Milioni di persone nella Pubblica Amministrazione sono in Smart Working o in modalità mista presenza/smart e tutti hanno fatto uno sforzo di messa in discussione di competenze, abitudini, modalità operative, alla luce della drammatica situazione collettiva. Perchè la scuola dovrebbe essere fuori da questa dinamica? E perchè pensare che sia un piccio e non la conseguenza di una situazione EPOCALE, che verrà descritta nei libri di storia per quanto ha cambato l’antropologia, le abitudini, anche in modo drammatico?
    5) La didattica mista rende vano il principio di inclusione ed integrazione sancito dalla nostra Costituzione. Il modo in cui la didattica mista viene erogata e organizzata, forse, non la didattica mista come modalità operativa tout court. E si torna a bomba alle responsabilità di chi la eroga, non solo della politica o delle Istituzioni. Inoltre il principio di inclusione e integrazione sancito dalla nostra Costituzione si iscrive nei limiti delle condizioni vigenti e comunque non ha certamente maggior valore del principio della salvaguardia della salute, come comprende chiunque adotti un minimo di buonsenso. Inoltre la Costituzione prevede, sin dall’articolo 2, la vigenza di diritti che però si esercitano entro un perimetro di limiti imposti dalle leggi. Quelle leggi che chiudono le scuole per salvare vite umane, non per capriccio.
    6) Lasciare che siano i genitori a scegliere quale tipo di didattica preferire per i propri figli lede la libertà di insegnamento e sminuisce e svilisce il ruolo del docente. Libertà di insegnamento mentre fuori impazza il delirio come quello che stiamo vivendo? Argomento stucchevole, come tutte le astrazioni. Perchè se si chiudono le chiese per evitare epidemie non è una lesione della libertà di culto, ma una salvaguardia del principio di tutela della salute pubblica. Verso tutte le confessioni, non verso i Testimoni di Geova sì e altri no. Quella sarebbe violazione della libertà di culto. Non puoi essere colto e istruito se prima non sei vivo. Non puoi nemmeno essere un buon credente da morto. Elementare, Watson.
    7) Richiesta di anticipo della campagna vaccinale del personale della scuola, essendo questo il comparto che ha più sofferto le conseguenze della pandemia. Giusto, ma giusto in termini astratti, ancora una volta. L’Italia è seconda solo alla Germania come rapporto fra numero di vaccinati e popolazione residente. Non siamo nel migliore dei mondi possibili, tutt’altro, però i numeri dicono che quel che si deve fare sul piano dell’approvvigionamento, della logistica, della somministrazione, si sta provando a farlo. C’è gente che sì ha raddoppiato gli sforzi per permetterlo. Però buonsenso, ancora una volta, impone di dire che non arriva il vaccino per tutti gli italiani perchè lo chiedono gli insegnanti di Bisceglie. No. Arriva se ci sono aziende che lo producono in quantità così ampie in tempi così ristretti, magazzini così ampi da stoccare quella merce a temperatura controllata, spedizionieri che li portano a destinazione per tempo, punti organizzati per somministrarli A TUTTI. E’ evidente che la coperta è corta, per cui le dosi disponibili non sono per tutti subito; quindi si debbono fare delle scelte. E noi a chi diamo priorità? Ai docenti? Mi vengono in mente alcune categorie senza le quali nemmeno le scuole potrebbero essere riaperte: medici, infermieri e forze dell’ordine, innanzi tutto. E poi gli ultrasettantenni e i residenti nelle case di cura. Perchè voi, cari docenti che avete firmato questa lettera parlando di diritti in modo astratto, con quella firma dovreste assumervi la responsabilità di dire a chiare lettere una cosa: state chiedendo di far tornare a scuola Luigino e state buttando a mare vostra madre o vostra nonna. Che hanno il diritto di vivere e sono figure a rischio. Certo, uno può dire “ma loro stanno a casa, noi dobbiamo stare in classe”. Vero. Ma visto che parlate di esclusione sociale, pensate anche alla nonnina che le cure amorevoli della figlia insegnante non le ha e deve uscire a fare la spesa, rischiando di ammalarsi e morire. O loro sono fuori dalla mappa dei diritti?
    8) Richiesta di tempi certi entro i quali procedere ancora con la didattica a distanza per poi procedere finalmente con una didattica in presenza al 100%. Ecco, qui ai nostri amministratori si chiedono doti non già di programmazione amministrativa e visione politica, ma di chiaroveggenza statistica. Cosa ne sanno Emiliano, Fitto, Vendola o chiunque vogliate di come evolverà l’indice RT nei prossimi giorni e mesi? E pensate che chi prende decisioni su certi temi lo faccia a cuor leggero o per capriccio? No, lo fa perchè vuole salvare la pelle a voi, ai vostri alunni e indirettamente alle vostre e alle loro famiglie. Allora abbiate il buonsenso di criticare chi le statistiche le ha studiate solo se le avrete studiate e capite anche voi. Altrimenti, prendete atto dell’asimmetria delle competenze e lasciate fare a Galli, Burioni, Lopalco o chi vogliate, non è un problema politico. E’ che una casa la costruisce un ingegnere, un piano vaccinale un epidemiologo e un albero lo innesta un agricoltore. Tutto ciò premesso e considerato, cari doccenti, col massimo rispetto verso il lavoro che fate, fidatevi di ciò che dice la comunità scientifica e imparate meglio a fare la DAD. Non abbiate paura della novità. Non abbiate paura delle difficoltà della curva di apprendimento. All’inizio è difficile anche capire le divisioni a due cifre, poi diventa una cosa consolidata, anche grazie alle vostre amorevoli cure. E lasciatevi alle spalle i retaggi dell’impostazione crociana. Non siete incriticabili. Siete criticabili, come tutti, pubblici e privati. Con l’invito a tenere conto che mentre vi lamentate ci sta gente che non ha più un lavoro o i soldi per campare. Non so se abbiate visto lo spettacolo di file fuori alla Caritas. Quello che noialtri possiamo fare, anche buttando il cuore oltre l’ostacolo, cortesemente, facciamolo. E’ dura per tutti. Ma è inevitabile. E guardate anche l’aspetto positivo: fra un anno saprete usare il PC meglio, ma soprattutto, se un ragazzo si sarò rotto una gamba o avrà l’influenza, potrà starsene bellamente a casa e lavorare, anzichè perdere giornate di scuola. Meraviglioso, vero?

    1. Dal momento che ama fare riferimento al novero di leggi e decreti pensati ad hoc, vorrei chiederle questo: non le sembra schizofrenico non poter ospitare più di due persone a casa magari in saloni grandi, e poi richiedere a gran voce che 20-30 persone non appartenenti alla categoria “congiunti” debbano ammassarsi in aule anguste? Ma lei a scuola ci lavora o elucubra da lontano? Le dico che il riscaldamento è generalmente poco funzionante. Ho visto i miei alunni arrivare a scuola con le coperte subito dopo le vacanze di Natale. E ora bisognerebbe anche tenere le finestre aperte, per evitare una eccessiva circolazione del virus. Gli studenti lamentano il dover stare fino a sei ore con le mascherine, che rendono difficoltosa la respirazione, ancora più in aule spesso sovraffollate e dove i fantomatici banchi millantati da Azzolina non hanno mai messo nemmeno una rotella dentro. E poco male, perché non amplierebbero la capienza delle aule. Soldi pubblici buttati al vento. Slogan da manager d’azienda, poco consoni ad un ministro della pubblica istruzione. Le ricordo inoltre che tante categorie sono in smart working, percependo regolare stipendio. Come al solito, in un Paese culturalmente depauperato non dalla qualità dei suoi docenti ma dalla scarsa lungimiranza della classe politica, i professori sono il bersaglio di un malcontento sociale. In Inghilterra, il principe Filippo ha stilato di suo pugno un ringraziamento alla classe docente per l’ abnegazione e l’impegno profusi. In Italia si continua col solito sport nazionale di buttare fango su una categoria di persone perbene, che in massima parte svolgono il proprio lavoro come se fosse una.missione, con impegno e senso di responsabilità, ben lontani dal riconoscimento sociale ed economico che meriterebbero

      1. Gentilissima Francesca, non era affatto un attacco alla categoria. Anche perchè, le categorie a mio avviso non esistono. Esistono le persone. Era invece un ragionamento, molto circostanziato, su quanto è stato scritto in un comunicato che non condivido. Avrei risposto volentieri ad un contro-ragionamento nel merito, punto per punto, invece la Sua è una risposta per principi generali e su temi totalmente differenti da quelli trattati. Se mi parla di termosifoni, insegnanti sottopagati e aule anguste, merita tutta la solidarietà del mondo. Ma non era quello il tema del comunicato e della mia risposta, mi perdoni.
        Sugli argomenti “in topic”, faccio fatica a trovare coerenti alcune posizioni. Qualche esempio?
        “Non le sembra schizofrenico non poter ospitare più di due persone a casa magari in saloni grandi, e poi richiedere a gran voce che 20-30 persone non appartenenti alla categoria “congiunti” debbano ammassarsi in aule anguste?”. Assolutamente, ha ragione, è schizofrenico. Certo. Ma la protesta verso chi da quelle scuole per ora vuole toglierli i ragazzi, e non tenerceli, non la sto facendo io, la sta facendo la Sua categoria nel comunicato che Lei difende, mi pare.
        “Le dico che il riscaldamento è generalmente poco funzionante. Ho visto i miei alunni arrivare a scuola con le coperte subito dopo le vacanze di Natale. E ora bisognerebbe anche tenere le finestre aperte, per evitare una eccessiva circolazione del virus. Gli studenti lamentano il dover stare fino a sei ore con le mascherine, che rendono difficoltosa la respirazione, ancora più in aule spesso sovraffollate”. Ma chi la sta contestando la DAD, io o Lei? Chi vuole la didattica in presenza perind ac cadaver, io o Lei? Lei!
        E poi, il solito concetto di inattaccabilità: “Ma lei a scuola ci lavora o elucubra da lontano?”. Mi perdoni, gentile Francesca, se Lei prendesse un treno e vedesse che viaggia in ritardo o è sporco, cosa direbbe se qualcuno Le dicesse “ma in Trenitalia ci lavora o elucubra da lontano?”. Forse risponderebbe che quelli di Trenitalia si sentono inattaccabili. Ecco. Quando va al Comune e le fanno fare una fila di due ore sotto il sole di agosto in pieno periodo Covid (esperienza personale e non credo solo mia), poi lei cosa fa? Lo esprime un parere o meno? Bene. Quello della DAD, che piaccia o no, se fosse un bel balletto non sarebbe certo un assolo degli insegnanti, un bel passo a due, nel quale come minimo ci sono -oltre ai docenti- almeno i ragazzi e i loro genitori. Quindi abbiamo tutto il diritto -da genitori e da cittadini- di trovare aberranti certe argomentazioni espresse in un comunicato pubblico, se non tengono conto minimamente dello scenario pratico in cui ci muoviamo.
        Facciamo un esempio. Un bimbo ha la nonna positiva. Che fa? Isolamento fiduciario per 15 giorni, senza nessuno che gli faccia il tampone. Cosa facciamo, di quel bimbo, lo teniamo a casa lontano dalle lezioni? Ora prenda quel bimbo e lo moltiplichi per i mille casi di Bisceglie o per i milioni di casi in giro per il mondo. Lo sa, vero, che a Londra le scuole sono tutte chiuse, sì? Lo sa quale ferita significhi questo in una cultura liberale come quella inglese? Gigantesca. Ma nessuno si sogna di portare il livello della polemica sul fatto che a correggere un compito in pdf ci voglia il doppio del tempo. Cara professoressa, chi non lo sa fare, corra ai ripari, perchè i suoi ragazzi con quello smartphone in mano ci sono nati e -Covid o non Covid- porteranno la scuola verso il digitale, è inevitabile. C’è in giro un bellissimo studio di McKinsey che spiega che indietro non si torna più, perchè anche a Covid finito (speriamo prima di oggi) il ragazzo a casa con gli orecchioni o il piede rotto o una semplice influenza dovrà essere messo nelle condizioni di poter lavorare, senza perdere giorni di scuola. E sempre più l’insegnante sarà chiamato ad utilizzare strumenti che non usava quando ha vinto un concorso vent’anni fa. Come tutti noi, che alla comunione ricevevamo la macchina da scrivere Olivetti e oggi regaliamo lo smartphone.
        Infine, un’ultima chiosa sul Ministro che è toccato alla Sua categoria. Altro che slogan da manager, è una insegnante anche lei. Magari il Suo Ministro avesse la minima contezza manageriale della materia che sta maneggiando. Se avesse un briciolo di discernimento, la Azzollina eviterebbe di parlare di scelte prioritarie che toccano al Ministero della Salute e si occuperebbe di organizzare bene ciò che è di sua competenza. Cioè, appunto, i termosifoni, le finestre. E -mi permetta- anche il livello di conoscenze informatiche del corpo docente. Invece vi liscia il pelo sull’avversione alla DAD e voi, come categoria, fate anche l’errore di andarle dietro.
        Un altro passaggio che non condivido affatto. I dipendenti di un comune, i medici, i netturbini, i dipendenti privati, non sono nè per bene, nè persone malvagie o dissolute. Sono esseri umani e come tali, ve ne sono di ogni tipo in ogni categoria. Anche nella Sua ci sono persone fantastiche e meno, gente che suda fino all’ultimo centesimo guadagnato e ne meriterebbe molti di più e chi invece l’esatto contrario. Pertanto, vi sono certamente anche docenti che quel comunicato aberrante non lo avrebbero firmato e altre che lo hanno fatto e lo difendono pure. Probabilmente senza nemmeno mettere criticamente in discussione il livello, mi permetta, discutibile, delle argomentazioni portate sul tavolo. Con la solita disposizione mentale di chi, come la Caselli, pensa che nessuno mi può giudicare. Invece, siamo tutti sotto giudizio, ragionamenti alla mano, numeri alla mano, buonsenso alla mano. Tutti. Se non ci sentiamo tali, diventeremo delle caste di intoccabili, non importa quale mestiere facciamo. Ne conseguirà che consegneremo nelle mani dei nostri figli un mondo peggiore di quello che ci hanno lasciato i nostri genitori e i nostri nonni. Quelli che hanno fatto lezione mentre cadevano le bombe, un po’ dove capitava, anche per strada, in mezzo ai palazzi crollati. Qui sembra essere diventato un dramma farlo da dietro un PC. Come in altri Paesi avviene da decenni, se necessario.

  5. Noi ragazzi vogliamo andare a scuola in presenza e vogliamo studiare e imparare tanto. La DAD non c’è lo permetto perché fin ora non abbiamo imparato un bel niente e noi invece noi abbiamo voglia di imparare e di trovarci un lavoro da grande. I ragazzi con la DAD si distraggono molto facilmente e non fanno i compiti come vediamo tutti. E i professori sono molto stanchi anche insegnati e tutto il resto perché tutti spengono la telecamera e il microfono e se ne vanno a fare i loro fatti senza studiare e ili professori dicono ragazzi accendete la telecamera eee il microfono e rispondete per favore e nessuno risponde ecco perché vogliono la dad perché non si fa niente e si giustificano con mancanza di connessione non mi funziona la telecamerase per voi questo e scuola ? Per noi insegnati no. Priorità lo dicono tutti e si rientra in presenza e in sicurezza dal 18 gennaio come ha detto emiliano si rientra a scuola ci sono precauzioni e sono aumentati trasporti come sentiamo al tg grazie per il rientro perché non c’è la facciamo piu.per voi dad e scuola?? Per noi no perché hanno tantissime scuse ogni giorno per la dad a quanto telecamere e microfono giusto o sbagliamo?

  6. Emiliano ha semplicemente cercato di scaricare sulla scuola la causa dell’aumento dei contagi. Senza avere dati a conferma.

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