Arriva nuovo Dpcm, da domenica mezza Italia (Puglia compresa) potrebbe diventare arancione

Mezza Italia potrebbe finire da domenica prossima nelle due liste alte di restrizioni: sono 9 le regioni e province autonome a rischiare l’arancione e tre addirittura il rosso. Quest’ultimo colore, con le misure più stringenti, potrebbe essere assegnato a Lombardia, Emilia Romagna e Sicilia. E resteranno in campo anche per le prossime settimane le limitazioni fissate dall’ultimo Dpcm in scadenza il 15 gennaio. In queste ore, dopo il Cdm, un nuovo decreto è pronto a confermare il divieto di spostamento tra regioni, strettamente legato alla proroga dello stato di emergenza, che resterà tale almeno fino al 30 aprile (il Cts aveva chiesto di mantenerlo fino al 31 luglio).

Spuntano però anche opzioni di ‘alleggerimento’ che, visti i dati, sembrano comunque ancora lontane dall’essere applicate: il Governo ha intenzione di prevedere anche una quarta area, bianca, solo con incidenza sotto i 50 casi ogni 100mila abitanti e Rt sotto a 1, fermo restando le misure delle mascherine e del distanziamento. L’arancione potrebbe essere invece assegnato a Lazio, Friuli Venezia-Giulia, Liguria, Puglia, Umbria, Marche, Piemonte, Trentino Alto Adige. In questa fascia al momento ci sono già Calabria, Veneto, Lombardia, Sicilia ed Emilia Romagna. Toscana, Sardegna e Molise potrebbero rimanere in zona gialla. A chiarire il quadro sarà il report della cabina di monitoraggio, di cui si avrà una bozza già nelle prossime ore. Le ordinanze del ministro della Salute, Roberto Speranza, entreranno in vigore però solo domenica 17 gennaio mente per sabato 16 l’ipotesi prevalente è che resti valida l’attuale colorazione.

In attesa che il prossimo dossier sui territori finisca sul tavolo del ministro della Salute, è proprio quest’ultimo ad annunciare numeri per niente confortanti. Già nell’informativa alla Camera Roberto Speranza parla cifre in peggioramento. “A livello nazionale – spiega – il tasso di occupazione delle terapie intensive torna ad attestarsi sopra la soglia critica del 30% e c’ì un drammatico mutamento dell’indice di rischio attribuito alle Regioni: 12 regioni e province autonome sono ad alto rischio, 8 sono a rischio moderato di cui 2 in progressione a rischio alto e una sola regione e’ a rischio basso”. Il tutto alla luce del prossimo Dpcm che entrerà in vigore il 16 gennaio. Il provvedimento manterrà le principali misure dell’attuale decreto, prevedendo però criteri che abbasseranno le soglie per l’inserimento delle regioni in zona arancione o rossa. Tra queste, l’abbassamento della soglia dell’Rt e l’intervento sui cosiddetti ‘indici di rischio’: con 1 si va automaticamente in zona arancione, con 1,25 in zona rossa. E potrebbero ora finire in arancione anche tutte quelle classificate ‘a rischio alto’ secondo i 21 parametri. Potrebbe invece restare solo un’indicazione, l’attuale regola che consente una volta al giorno a massimo due persone di andare a trovare parenti e amici, così come già avvenuto durante le vacanze di Natale. Restano ancora chiusi gli impianti di sci mentre si apre uno spiraglio sul fronte del turismo culturale di prossimità: i musei potrebbero riaprire nelle regioni in area gialla. Verrà inoltre confermato il divieto di spostamento tra le regioni, anche quelle gialle, il coprifuoco dalle 22 alle 5 e l’apertura dei ristoranti fino alle 18 nelle zone gialle. Sarà poi introdotto il divieto di vendita d’asporto per i bar a partire dalle 18 per evitare gli assembramenti causati dalla movida. Ma su quest’ultimo punto è ancora aperta una trattativa con le regioni, che chiedono di limitare solo alle bevande il divieto di asporto. Un aspetto che sarà probabilmente deciso in queste ore, dopo l’incontro del governo con le Regioni, convocato dal ministro per le Autonomie, Francesco Boccia, e a cui parteciperà anche il Commissario per l’Emergenza, Domenico Arcuri.

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