“senza sbarre”, la grande sfida di Don Riccardo Agresti per la rinascita dei detenuti carcerari

Prosegue con ottimi risultati il progetto “Semi di Legalità”, promosso dall’Arcidiocesi della Bat, col patrocinio di sette comuni della stessa provincia, la Prefettura e l’Azione Cattolica regionale col fine di educare i giovani alla legalità ed al rispetto delle regole, in concomitanza col trentesimo anniversario della strage di Falcone e Borsellino.

Nell ambito di tale rassegna, si è svolto venerdì scorso nell Auditorium dell EPASS a Bisceglie, un incontro Dibattito con Don Riccardo Agresti, pioniere insieme al Dott. Giannicola Sinisi, magistrato, del progetto SENZA SBARRE, teso a riabilitare i detenuti della casa circondariale di Trani ad una vita dignitosa fondata sul lavoro manuale.

Avviato con grande fatica ma con estrema determinazione di Don Agresti nel duemiladiciotto, e finanziato da uno stanziamento regionale iniziale, questo progetto ha garantito l impiego di numerosi detenuti al lavoro di addetti alla panificazione per la produzione di prodotti da forno, in particolare di gustosissimi taralli, che sono stati offerti all interno della serata.

Il tutto si svolge all interno di un casolare alle pendici di Castel del Monte, circondato da diversi ettari di terreno, laddove i detenuti coltivano i prodotti a chilometro zero e li impiegano nella produzione dei suddetti prodotti.

Un’occasione di riscatto da una vita non sempre serena, anzi segnata da violenza ed errori, ma pur sempre pronta ad offrire a queste persone la speranza per un futuro migliore da essere vissuto in maniera dignitosa.

E’ stato questo in effetti il messaggio di Alfonso, padre di due ragazze, condannato per essere stato coinvolto in alcuni reati minori, anche lui oggi ben integrato nella comunità di Don Agresti e colmo di volontà per un sano recupero dopo un percorso in questa comunità.

Il convegno in esame dimostra come, ad oggi la situazione delle carceri italiane sia in recupero in quanto, come afferma il Dott. Sinisi la pena debba essere riabilitativa e non afflittiva.

Questo recita la nostra Costituzione all art 27 per cui “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”, ed in ossequio a tale norma, è da ammirare la volontà di Don Agresti e di tutti coloro che si impegnano su questo fronte.

Il detenuto deve uscire dal carcere riabilitato e non incattivito, per far sì che si ponga fine a questa scia di illegalità.

 

ROSARIA DE CICCO

 

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