La comunità scolastica del Liceo “Leonardo da Vinci” di Bisceglie in memoria del prof. Luigi De Pinto

La comunità scolastica tutta del liceo scientifico-linguistico-coreutico “Leonardo da Vinci”, profondamente commossa, piange, insieme alla Sua famiglia e con tutti coloro che Gli hanno voluto bene la scomparsa del prof. Luigi De Pinto. La piange unendosi al dolore di tutta la città, che immediatamente ha ben compreso la portata della perdita che ha subito.

Il prof. De Pinto, infatti, ha vissuto una vita ricca, alacre, proficua. A scriverne, pare quasi incredibile la poliedricità degli interessi vissuti, la varietà dei campi attraversati. E così sono tanti i mondi della comunità biscegliese che lo piangono, da quello sportivo a quello del volontariato, dalla comunità del laicato cattolico a quella del settore sanitario, dal mondo della scuola a quello della formazione religiosa universitaria. Eppure, in ciascuno di questi campi le realizzazioni raggiunte dal prof. De Pinto stanno lì a raccontare, talvolta con la consistenza della pietra, la serietà sorridente e la passione entusiasta con cui tutti questi mondi sono stati vissuti. Senza che mai l’uno escludesse l’altro, senza che mai l’uno smettesse di arricchire l’altro.

Capitano “della” Don Uva – come diceva Lui – e poi del Bisceglie calcio, psicologo, professore di storia e filosofia, docente dell’Istituto di Scienze religiose, presidente e instancabile animatore dell’E.P.A.S.S. Se a tutto ciò dobbiamo dare un nome, una definizione, lo chiameremmo amore per la vita. Un amore intimo, delicato, fermo e costante. In ogni carta scritta, in ogni parola pronunciata, in ogni decisione presa o consigliata, in ogni gesto, in ogni sorriso, in ogni lacrima.

Noi abbiamo avuto il privilegio di conoscerlo bene. E di lavorarci accanto. Quando entravi in una sua classe, Luigi ti accoglieva con le braccia aperte e la sua voce profonda. Ma soprattutto ti accoglieva qualcosa di più impalpabile, ma ineludibile e chiara senza bisogno di parole: la sensazione precisa e avvolgente di essere entrati in una comunità in armonia, dove i ragazzi si sentivano a casa, compresi, accolti, guidati, senza che questo comportasse alcuna riduzione di spessore, alcuna facile semplificazione, alcun abbassamento di tono. La serenità si coniugava con impegno e studio senza proclamazioni, senza eccessi, nella semplicità del fare quotidiano, in una costruzione solida e strutturata della personalità prima ancora che dei saperi, ma dentro di essi.

Tutto questo non era duplicabile, perché Lui, prima di fare e piuttosto che fare, era. Smarriti, in questo aprile 2026 così cupo, che stride con la bellezza della nostra terra nella luce della primavera, quel sorriso e quella voce li cerchiamo ancora, senza vederli, senza sentirli. Quando il dolore consentirà, li troveremo ancora dentro di noi, a tenerci caldi. Ma oggi, questo, non può bastare…

 

Ph.D. in “Etica e Antropologia. Storia e Fondazione”

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