Note a margine del 25 Aprile

Docenti sospesi, deportazione degli stranieri, equiparazione tra fascismo e comunismo, antifascismo come malattia mentale sono le espressioni da regime, che rendono più che attuale i valori della Resistenza e che impongono di attualizzare le lotte del 25 aprile. Oggi come ieri. Tuttavia c’è stata una omissione storica nelle celebrazioni e anche nella giornata promossa dall’Anpi e dall’Arci.

 

Quale? Edulcorare la Resistenza e la lotta armata contro il nazi fascismo, espellendo dal dibattito pubblico espressioni come lotta di classe, insurrezione, lotta popolare, vecchio vizio del resto in auge dopo il 1945 in cui i media cercarono di marginalizzare la componente comunista e socialista dallo spazio pubblico, impedendo di fatto quel cambio di sistema che una parte consistente della Resistenza aveva posto sul tavolo, che poi ha trovato realizzazione dal 18 aprile 1948, vuoi per il ruolo del PCI vuoi per il condizionamento della chiesa e degli americani, vuoi per le politiche centriste che hanno dominato lo scenario dal Dopoguerra. Questa omissione dolosa non restituisce la complessità e il pluralismo della Resistenza e la presenza dei partigiani comunisti e socialisti presenti.

 

Oggi più che mai invece il dibattito sul pensiero socialista e comunista è impellente e necessario, a fronte della sconfitta epocale del modello capitalista, disoccupazione di massa, distruzione dell’ecosistema, polarizzazione tra classi sociali, guerra permanente. Purtroppo ieri nè l’Anpi né l’Arci si sono sottratti allo stereotipo anticomunista, continuando a dipingere una immagine zuccherina e calmierata della Resistenza e contribuendo all’opera di revisionismo storico in atto. Abbiamo bisogno di discutere di socialismo e comunismo, confronto, studio, discussione, scontro dialettico. L’alternativa è la mummificazione della Resistenza.

Giulio Di Luzio

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