Il Sospiro di Bisceglie non è più un dolce: è una tendenza globale

Il Sospiro di Bisceglie non è più solo un dolce. È diventato un fenomeno. Un simbolo. Una storia che corre veloce. Nato come operazione di valorizzazione del territorio, oggi è una vera e propria moda. Se ne parla ovunque: sui social, tra appassionati, persino sulle passerelle del gusto. I Sospiri — o, come qualcuno li chiama con ironia, le “tette” — sono ormai l’emblema di Bisceglie. Piacciono. E fanno parlare. E quando si parla di Bisceglie, fuori dai confini locali, lo si fa spesso davanti a un Sospiro: raccontando il mare, il dolmen, la luce, la bellezza autentica di questa terra. È lì che il dolce diventa racconto, identità, orgoglio.

Ancora più bello è quando a raccontarlo sono i biscegliesi stessi. Quelli che sono partiti, che si sono affermati altrove, e che non dimenticano da dove vengono. Professionisti che portano con sé un pezzo di casa e lo trasformano in eccellenza.

A scovare e valorizzare queste storie è l’Associazione Pasticcerie Storiche Biscegliesi, che oggi presenta con entusiasmo una giovane rivelazione: Claudio Lopopolo, è lui il nuovo protagonista di questa rubrica de La Notte dei Sospiri – Le Radici, il progetto che accende i riflettori su talenti locali sparsi per il mondo. Persone che, con passione e competenza, continuano a raccontare Bisceglie ovunque si trovino.

E così, dalla culla del Sospiro alla culla del Rinascimento, il passo è breve. A Firenze, tra alcuni dei ristoranti più interessanti della città, Claudio ha portato una sua personale interpretazione del Sospiro: una rivisitazione elegante, profonda, contemporanea. La ricetta: base sospiro, sopra viene messa una crema montata alla vaniglia e un crumble di cioccolato bianco, a coprire viene messa un velo di latte. Viene servito con un gelato alla mandorla e un gel di amarena ( è il disegno della Puglia). Un dolce che parla pugliese, ma con accento internazionale.

Classe 1990, nato a Bisceglie, Claudio Lopopolo è cresciuto tra sapori autentici e ricordi che oggi ritornano nei suoi piatti. Il suo percorso inizia presto e si costruisce passo dopo passo: stagioni in Trentino ed Emilia-Romagna, poi esperienze all’estero, tra Londra e Australia. Viaggi che allargano lo sguardo e affinano il linguaggio.

Il rientro in Italia segna una tappa importante: entra nella brigata di Campo del Drago, a Montalcino, dove consolida tecnica e sensibilità. Poi Firenze: prima La Pescatoria, oggi il Relais Le Jardin, dove ricopre il ruolo di Executive Chef.

La sua cucina è viva, in continuo movimento. Osserva, assorbe, rielabora. Ogni piatto è una sintesi: della sua terra, delle esperienze fatte nel mondo, di una ricerca costante dell’equilibrio.

Tecniche come la fermentazione entrano nel suo vocabolario con discrezione, dando profondità e carattere. Ma senza mai perdere il filo: quello che lo lega alla cucina italiana, e alle sue radici.

Perché alla fine, tutto parte da lì. Anche un Sospiro. A presto con le nuove Eccellenze.

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