A Bisceglie c’è chi piace la “matita rossa”
E forse in queste giornate estive sarebbe stato meglio pensare ad altro, se non fossi inciampato, nel senso letterale della parola, nella realtà e nelle mattonelle sollevate.
e nemmeno la manopola per aprire. Sembra che nella mia città sia un fenomeno frequente. Si somigliano tutti questi uomini alla deriva: sono capaci di fare danni per prima alla gente comune,
ai più semplici, a chi ne ha bisogno, i servizi per il bene comune gli fanno schifo. Dunque, niente acqua. E così quelle poche fontanine che restano le chiudono o le tombano.
Con buona pace della gente semplice e degli anziani o di chi aveva sete. 2026 per capirci, ben triste epilogo per una storia nata nel 1902.
C’è un altro particolare nella mia città, un po’ è l’abitudine del luogo e in buona parte è che non puoi fare che camminare in mezzo alla strada.
Con la testardaggine di un boy scout ho voluto camminare sullo spartitraffico. Non è stato un percorso piacevole, mi è andata male. Ed ecco la ragione di questo articolo e della storia della matita rossa, è una ribellione nei confronti della grammatica purché ci siano idee nuove.
Un lungo viale , quello di Vincenzo Calace, quello che parte dalla farmacia del Seminario, arriva in fondo sino alla pizzeria, si affaccia sulla grande piazza, dove gli alberi stanno seccando e gira per Via Bartolomeo Colangelo.
Un lungo interminabile continuo sollevamento di mattonelle sberciate, rotte, sollevate, inclinate. A chi serve una cosa così se non per far danni ? Chi gode di questo panorama?
E allora è meglio sbaraccare tutto, toglierle completamente, lasciare la terra battuta, rimettere a nuovo la fontanina e fare respirare gli alberi. Nell’attesa di aspettare i soldi, tempi migliori o rischiararsi le idee.
E poi le immancabili buche vuote, i cartelli scrostati, l’erba secca che cresce, il carrello per i cartoni in mezzo alla strada.
E non potevano mancare le montagne di sacchi neri, di sacchi dispersi o accatastati su quelle costruzioni di legno un tempo bianche che dovevano salvaguardare il decoro dai bidoni
e non turbare la vista. E poi le bottiglie di birra lasciate su quelle baracche.
Almeno spostarli, come fatto di fronte alla scuola di Via XXIV Maggio, mi sembrava che avesse dato buoni risultati, perché non rifarlo?
Per riuscire a dare la sensazione che quella non è terra di nessuno.
Lo spartitraffico, non credo che nelle case di nessuno si usi lasciare il bidone della spazzatura al centro sala.
Ma noi non vediamo, non vogliono che si veda, quello che conta è l’assuefazione, ci sembra normale che tutto vada così. Che sia normale.
Forse sarebbe il caso che visto che si potano gli alberi della Misericordia, si continui con la mano, in fondo chi dà fretta?
La Scuola Monterisi apre a settembre e così la scuola di Via Martiri di Via Fani, ma guardate che settembre non è così lontano.
Ma noi non abbiamo bisogno solo dell’oggi o del prossimo domani. Abbiamo bisogno di una visione.
Lo dobbiamo anche per la memoria e il futuro.
Stiamo parlando di questo luogo come cuore pulsante della città nuova. Sto parlando di far rinascere una cittadella dell’arte e della cultura, dell’infanzia
e della prima gioventù, un luogo accogliente, dove sia possibile ricostruire delle relazioni e riportare la serenità e il benessere in quel luogo.
Così questa è la traccia per i compiti dell’estate. Cari ragazzi, ma penso che un concorso di idee, magari con un premio, sia la sfida più giusta.
Come pensate di risolvere il problema dello spartitraffico che parte dall’inizio di viale Calace
per terminare, camminando in mezzo alla strada, su Via Bartolomeo Colangelo ? Come ricostruire partendo dalle Vostre idee una città inclusiva e a misura d’uomo ?
E’ possibile una cittadella così? Un campus dove sia possibile esprimere la dignità e la bellezza e cancellare il degrado?
Svolgimento.