Tra gli eurocrati e gli europopulisti meglio gli Stati Uniti d’Europa

L’eccessivo consenso, a volte, è come il buon vino: dà alla testa. E’ quanto sta accadendo alla Lega e al M5S. La certezza di non avere concorrenti, considerate le pessime prove date dall’attuale opposizione quando era alla guida del Paese, nonché i sondaggi che vedono i giallo-verdi in continua crescita, si stanno rivelando cattivi consiglieri dei governanti che, tra la tranquillità di poter pianificare per l’intera legislatura un sano bilancio dello Stato – che, per le spese correnti, dovrebbe far precedere sempre le entrate alle uscite – e l’ansia di mettere a frutto il consenso emerso dalle urne, per garantirsi un’ulteriore affermazione alle prossime elezioni europee, ha scelto quest’ultima strada.

Una scelta pericolosa, fondata sull’aumento immediato dell’indebitamento, prevalentemente per spese correnti, che nessuna seria impresa farebbe mai, ma su cui l’azienda Italia sta facendo una scommessa. Delle due l’una: se vincono la scommessa a Salvini e Di Maio dovranno dare il Nobel per l’economia. Ma … se la perdono, il Belpaese dovrà dichiarare bancarotta, con tutte le conseguenze immaginabili per famiglie e imprese.

Per di più, l’ondata populista che sta attraversando il vecchio continente, a causa dell’incapacità della UE di risolvere il problema migranti, ogni giorno rafforza l’idea che alle prossime elezioni europee ci sarà un cambiamento tale a Bruxelles da poter sin da ora assumere un atteggiamento arrogante verso l’attuale dirigenza europea. Una dirigenza peggiore dei suoi oppositori, che non sa vedere oltre la difesa ad oltranza delle aride regole burocratiche o dei parametri nel rapporto deficit/Pil.

Ed allora, come venirne fuori? Cosa si può proporre in alternativa alla scelta tra l’Europa dei burocrati e l’Europa dei populisti? Solo riprendendo il discorso dell’unione politica del vecchio continente possono superarsi le due idee di Europa, entrambi fallimentari.

Solo avendo come obiettivo non più rinviabile gli Stati Uniti d’Europa potrà aversi un’Europa dei cittadini europei, con pari diritti e pari doveri. Cittadini soggetti a un’unica Costituzione, ad un solo Parlamento che vari leggi e non più direttive. Un’Europa che ridisegni il concetto di sovranità dei singoli Stati, destinato a ridimensionarsi in un’ottica di unione politica.

E invece, si assiste ad anacronistiche rivendicazioni di rafforzamento sia della sovranità nazionale che, all’interno degli Stati, delle autonomie delle singole regioni. Una direzione di marcia contraria all’esigenza di offrire a tutti i cittadini europei pari opportunità e servizi in ogni campo, dal lavoro alla salute, dal welfare all’istruzione, dai trasporti alle politiche dell’accoglienza.

In Italia, in particolare, si assiste all’affermazione di una politica che non mira ad unire, a semplificare, a ridurre i suoi costi, ma esattamente al suo contrario: ad aumentare i centri di potere e di spesa, a moltiplicare e duplicare i costi di gestione di una miriade di enti locali che potrebbero essere ridotti, accorpati, se non proprio soppressi, per ricavare quelle risorse necessarie a realizzare il programma di governo senza aumentare il debito pubblico.

Salvini e Di Maio incolpano l’Europa di scarsa attenzione alle esigenze delle persone, di aver impoverito il nostro Paese con le politiche di austerità. Ma hanno mai provato a domandarsi che colpe ha l’Europa se in Italia un chilometro di linea ferroviaria costa tre volte rispetto alla Francia? Se in Italia i tempi di realizzazione di un’opera pubblica sono quattro volte superiori rispetto alla media europea? Se i tempi della giustizia in Italia non hanno pari al mondo per la loro durata? Se l’Italia è prima in Europa per il livello di corruzione? Se la malavita organizzata controlla ancora vaste aree del territorio?

E, sempre per restare in tema di attribuzione di colpe, che colpe ha l’Europa se dei fondi europei destinati all’Italia per il periodo 2014-2020 (43 miliardi di euro!) nei primi 36 mesi l’Italia  – che è il secondo beneficiario dei fondi strutturali europei – ha speso solo il 3%? Dimostrando una particolare incapacità ad attivarli oppure una propensione alla frode, come spesso scopre il Nucleo speciale repressione frodi comunitarie della Guardia di Finanza.

Per meglio comprendere le nostre colpe o inefficienze, basti ricordare che l’Ungheria del premier euroscettico Viktor Orban  ha utilizzato finora il 94% dei fondi strutturali!

Ed allora, prima di indebitarci ulteriormente rivendicandone la necessità per poter avviare una politica economica ”espansiva”, non sarebbe più opportuno e prioritario cominciare a fare pulizia in casa nostra?  Ma di questo i giallo verdi non ne parlano mai, è molto più facile individuare il “nemico” o il colpevole della nostra situazione negli altri.

Pasquale Consiglio

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