L’intervista, l’attore biscegliese Losapio traccia un bilancio dopo la Giornata Nazionale del Dialetto

Dopo la giornata nazionale sul dialetto, “La diretta 1993” ha incontrato personalmente l’attore biscegliese Nicola Losapio, che ha espresso delle sue considerazioni personali sul linguaggio dei nostri antenati.  Durante la giornata di giovedì 17, l’interprete si è cimentato in “Ode a Vschègghe”, una metrica dedicata alla città di Bisceglie, nata dalla sua volontà per amore della città. Il poeta Demetrio Rigante, ha accolto con entusiasmo la sua richiesta.

Commenta la seguente frase: “Tutti i dialetti sono metafore e tutte le metafore sono poesie.” Cosa rappresenta per te il dialetto?

“Il dialetto è qualcosa di diverso dal vernacolo, la parte più nobile, la lingua locale di ogni luogo, a differenza del vernacolo, lingua parlata dalle massaie nelle case. Il dialetto non è altro che la ricerca grammaticale”.

Recita la tua frase preferita, tratta dal nostro dialetto biscegliese.

“Ce n’èmma scé…scèmanninne; ce na n’emma scé…na ne seme scénne!, una frase classica conosciuta da tutti quanti, mi viene da pensare anche alla frase: “Di Bisceglie sei, la focaccia vuoi?”, una frase ripetuta dai Paesi limitrofi, che risulta essere particolare per la nostra cadenza”.

Se dovessi ricordare la tua infanzia, il dialetto ha avuto un’influenza?

“Certamente, sono contento che l’onorevole Davide Galantino ha fatto una richiesta parlamentare che prevede l’insegnamento della storia locale nelle scuole.”

Come avviene il tuo lavoro di ricerca dialettale? raccontaci la vita dell’attore, che racconta gli aneddoti biscegliesi

“Per molto tempo ho trascurato il dialetto, poiché io nasco dalla commedia dialettale. Ho avuto la fortuna di iniziare con un maestro, profondo conoscitore della lingua biscegliese Antonio Logoluso, famoso regista teatrale, mi ha aiutato ad approfondire i particolare della lingua locale. Occorre studiare accuratamente il dialetto, il binomio metrica-vocaboli è fondamentale per la riuscita dell’opera”.

Hai mai provato vergogna del tuo dialetto?

“Assolutamente no, il dialetto fa parte di me, non intendo disconoscere le mie radici”.

I tuoi prossimi progetti per il 2019?

“Il percorso artistico non ha un traguardo ben definito, si vive di attimi. Personalmente, sono poliedrico, seguo non solo progetti televisivi, ma anche teatrali”.

In quanti mesi hai preparato l’ultimo spettacolo teatrale?

“Parecchi mesi, spesso gli attori devono fare anche i conti con altri impegni, il lavoro rappresenta il maggior ostacolo. Per il ruolo di Benedetto, ho avuto un imput del personaggio, ma sta a noi attori dare la forma, il colore. Non è stato facile interpretare il ruolo di Papa Benedetto, un personaggio immaginario, sui generis, particolare, unico, ma fortunatamente il pubblico ha percepito la sua unicità”.

Annamaria Iannelli

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