Maglia 165, quando per alcuni riqualificazione vuol dire solo cemento

A Bari qualche giorno fa è stato inaugurato il nuovo lungomare della zona San Girolamo, una porzione del territorio costiero barese che prima di questa opera era una periferia simbolo di marginalità sociale.

Case popolari e palazzoni residenziali si affacciavano sul mare ed oggi invece sono sullo sfondo di una zona ricostruita con una larga passerella pedonale, una vasta area attrezzata a verde con alberi piantumati e muretti, una perfetta pista ciclabile e le barriere frangiflutti a mare (a questo link il video del sindaco Antonio Decaro).

Visto il dibattito sulla lottizzazione della maglia 165 alla ex BiMarmi, a Bisceglie c’è invece chi proprio non ce la fa ad uscire mentalmente dall’equazione “riqualificazione=nuove abitazioni”.

Chi respinge le critiche alla lottizzazione (al di là degli aspetti politici legati a conflitti di interesse e a priorità di intervento manifestate dall’attuale Amministrazione comunale), usa esclusivamente il seguente argomento: «Volete lasciare la zona così com’è con quei capannoni dismessi e quell’area degradata?». La migliore risposta è l’esempio. In questo caso l’esempio si trova a poche decine di chilometri di distanza.

Il piano di lottizzazione sta seguendo il suo iter da tre anni, nessuno ha proposto una seria alternativa di riqualificazione della zona. Quella proposta nel piano di lottizzazione presentato dai proprietari dei terreni e redatto da una squadra di ingegneri non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella di Bari. Perchè a Bisceglie prevale l’interesse del privato su quello pubblico, perchè a Bisceglie due giardinetti come quelli previsti nel piano fanno già tanto “verde pubblico”.

Eppure i privati potrebbero trovare adeguato ristoro se quella zona si riqualificasse con un’opera pubblica -adottando tutte le varianti del caso al vecchio Prg- come accaduto a Bari: basta vedere i prezzi dei suoli pagati per gli espropri alla zona 167.

Ci sarà allora un problema di ingordigia a Bisceglie. La priorità è riempirsi le garze, e chi se ne frega dell’ambiente, della vivibilità, di una città migliore da lasciare ai nostri figli. Loro, le vere aree urbane riqualificate, le troveranno altrove.

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