Regionali, coalizione di Governo divisa al voto di settembre
Il centrodestra fa il pieno di candidati unitari, la coalizione di governo si presenta divisa in tutte le regioni al voto a settembre. E’ questo lo stato dell’arte che ha fatto infuriare il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, all’indomani dell’accordo chiuso tra Lega, Fdi e Fi, e soprattutto dello strappo consumato dai renziani in Puglia con la candidatura di Ivan Scalfarotto contro il governatore uscente Michele Emiliano (Pd). Uno strappo che e’ solo la punta d’icerberg del conflitto interno alla maggioranza, dove le divisioni sul territorio rischiano di avvantaggiare il centrodestra, e di infliggere un colpo alla stabilita’ del governo proprio quando si dovranno affrontare le più complesse sfide dell’autunno caldo. Le trattative proseguono, ma senza troppo ottimismo sulla possibilita’ di mantenere, e tanto meno incrementare, il quattro a due del 2015, quando il centrosinistra vinse in Toscana, Marche, Puglia e Campania, lasciando agli avversari Veneto e Liguria.
“Non ci sono regioni inespugnabili”, scalda i motori Matteo Salvini, che in nome dell’accordo unitario ha seppellito le riserve su Raffaele Fitto (Puglia) e Stefano Caldoro (Campania), ottenendo dagli alleati carta bianca sui candidati sindaci di diversi capoluoghi. Un pragmatismo politico che al momento difetta nell’altro fronte, dove si profila in almeno tre regioni il tutti contro tutti. Il M5s, infatti, si presenta da solo quasi ovunque. Solo in Liguria sta ancora lavorando col Pd e la sinistra ad un’intesa, dalla quale si e’ subito sfilata Iv che con i dem condivide solo le candidature di Eugenio Giani in Toscana, Maurizio Mangialardi nelle Marche e Vincenzo De Luca in Campania. Qui il governatore uscente, sostenuto anche dalla vecchia guardia democristiana (Ciriaco De Mita, Cirino Pomicino e Clemente Mastella) se la vedra’ con Caldoro e la grillina Valeria Ciarambino, gia’ sconfitti cinque anni fa. Un revival unico nel panorama delle altre regioni, dove la novita’ per il centrosinistra e’ la concorrenza dei renziani. Il rischio del fuoco amico e’ particolarmente bruciante in Puglia, visto che i voti sottratti ad Emiliano potrebbero essere decisivi per l’eventuale vittoria di Fitto.
La sconfitta e’ data quasi per certa in Veneto, dove il governatore uscente, Luca Zaia (Lega), gode di un largo consenso che potrebbe al piu’ insidiare la leadership di Salvini (e del centrodestra dove la contesa interessa anche Giorgia Meloni). Nel Pd, in sostanza, le speranze reali si concentrano per ora solo su Toscana e Campania. Ma e’ lo scenario di una sconfitta su larga scala a preoccupare il Nazareno: per le ricadute sul governo, prima di tutto, e per la leadership di Zingaretti contro cui si stanno muovendo le spinte interne per il congresso anticipato.